L’Università di Palermo approva il Bilancio
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Tagliando tutto anche l’essenziale, l’ateneo di Palermo ha approvato il bilancio di previsione del 2009. Ricordando che questa approvazione precede provvedimenti amministrativi quali l’inclusione nel bilancio dell’ateneo delle risorse dei dipartimenti, c’è da essere seriamente preoccupati. Facciamo seguire la nota testuale leggibile sull’organo ufficiale dell’ateneo.
“Un Ateneo che a fatica riesce a chiudere in pareggio il proprio bilancio di previsione e che soltanto grazie a grandi sforzi mantiene gli investimenti sulla ricerca e assicura più fondi per i servizi agli studenti. Ma che, a causa dei tagli al fondo di finanziamento da parte dello Stato e alla spesa crescente per gli stipendi dovuta agli aumenti Istat, è costretto a ridurre tutte le altre voci di spesa. Un bilancio – quello approvato dall’Università di Palermo per il 2009 – da poco meno di 500 milioni di euro, comprese le partite di giro, che vede quattro principali voci di entrata: il fondo di finanziamento ordinario, cioè la somma trasferita da parte dello Stato, pari a poco più di 276 milioni di euro; i contributi degli studenti, che ammontano a circa 41 milioni e che sono tra i più bassi d’Italia (incidono sul totale delle entrate per l’11 per cento a fronte di un massimo consentito del 20); l’utilizzo di un avanzo di 27 milioni di euro recuperato grazie alla corresponsabilizzazione di tutti i dipartimenti e delle facoltà; e infine le entrate di diversa origine (per esempio sponsorizzazioni o trasferimenti da altri enti pubblici) per poco meno di 1 milione e 150 mila euro.
Sul versante delle spese, la voce maggiore riguarda gli stipendi dei circa 2.100 professori e 2.500 tecnici-amministrativi, l’83 per cento del fondo di finanziamento ordinario, percentuale (calcolata per legge in maniera convenzionale, cioè sottraendo il 30 per cento dei costi del personale del Policlinico) che fa ricadere l’Università di Palermo tra quelle virtuose che stanno sotto la soglia del 90 per cento.
“Il rispetto di questo tetto – dice il rettore Roberto Lagalla – ci consente di reclutare giovani, risorsa strategica per la ricerca e la didattica. Ma non c’è da cantare vittoria: le difficoltà ci hanno costretto a rinunciare ad alcune professionalità, anticipando l’età di pensionamento dei professori, per favorire il ricambio generazionale, e servirà uno sforzo titanico per riuscire a competere, attraverso l’ulteriore rinnovamento della didattica, la spinta all’internazionalizzazione, il potenziamento della ricerca e il trasferimento tecnologico. L’approvazione del bilancio è un avvio importante dell’azione di governo alla quale tutti gli organi accademici hanno contribuito con evidente senso di responsabilità”. Il decreto legge 180, già passato in Senato e di prossima approvazione alla Camera, stabilisce il blocco del turn over per le Università che superano il tetto del 90 per cento, mentre gli Atenei “virtuosi” potranno utilizzare i fondi ricavati dai pensionamenti per l’assunzione di ricercatori (in misura non inferiore al 60 per cento), di ordinari (in misura non maggiore del 10 per cento), di associati e tecnici-amministrativi (per la restante quota).
Spiraglio di ottimismo in una situazione complessiva non facile per il sistema delle Università statali italiane. Una crisi innescata nel 2002, quando si stabilì che gli aumenti stipendiali legati all’Istat non sarebbero stati più coperti dallo Stato ma sarebbero ricaduti sui singoli Atenei: “Una norma – commenta il prorettore vicario Ennio Cardona – che ci ha costretto in sette anni a impegnare 50 milioni di euro per i professori e 20 milioni di euro per i tecnici-amministrativi e che, in prospettiva, nessuna Università statale è in grado di sostenere”. Se ci sono già diversi Atenei italiani che hanno dovuto accendere mutui per pagare gli stipendi, se ce ne sono altri in difficoltà per il pagamento dei contributi, l’Università di Palermo per il prossimo anno riesce ancora a fare fronte ai costi delle risorse umane tagliando tutte le altre spese, a eccezione degli interventi a favore degli studenti, che passano dai circa 25 milioni e 700 mila euro del bilancio di previsione 2008 agli oltre 31 milioni attuali (l’incidenza sul totale delle spese passa dal 7,3 al 9,2). Inoltre, è mantenuto il finanziamento per le attività di ricerca, seppure contratto (da 4 milioni dell’anno scorso agli attuali 6 su base biennale); è stata avviata una politica di ricerca dei fondi per garantire gli assegni di ricerca (l’anno scorso 120 assegni per 2 milioni e mezzo di euro) e i dottorati; vengono ridotte le spese di funzionamento con una particolare attenzione al risparmio energetico (da 16 a 13 milioni di euro) e quelle per la didattica (da 6 milioni e 700 mila a poco più di 5 milioni). ”
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Tag:assunzione, crisi, didattica, finanziamento, governo, istat, italia, leggi, palermo, partite, politica, professionalità, ricerca, risparmio energetico, servizi, università
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