L’amore nella poesia di Giosuè Carducci
Il canto dell’amore di Giosué Carducci
Giosuè Carducci è uno dei più grandi poeti italiani dell’ottocento. Le sue opere riempiono interi scaffali di biblioteche. Ed anche il web, nato circa 100 anni dopo di lui, ne contiene tracce significative. Google propone 225 mila risposte ad una ricerca fatta con il suo nome. Digitando un qualsiasi passo di una sua opera quasi sempre c’è un link ad una pagina che la riporta integralmente. Repubblicano e anticlericale, tramandato come uomo forte e duro è stato capace di darci composizioni di un lirismo inarrivabile. Leggete e provate a non commuovervi gli ultimi versi del suo celebre Canto dell’amore.
Che m’importa di preti e di tiranni
ei son più veccchi de’ lor vecchi dei.
Io maledissi al papa or son dieci anni,
Oggi co ‘l papa mi concilierei.
Povero vecchio, chi sa non l’assaglia
Una deserta volontà d’amare!
Forse, ei ripensa la sua Sinigaglia
Sí bella a specchio de l’adriaco mare.
Aprite il Vaticano. Io piglio a braccio
Quel di sé stesso antico prigionier.
Vieni: a la libertà brindisi io faccio:
Cittadino Mastai, bevi un bicchier!
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