13 – Riempite il mio bicchiere

12 Apr 2012

Riempite il mio bicchiere
che sono giù di corda!
Ma l’anima gemella
continua ad esser sorda!

13- Riempite il mio bicchiere
In collegio le ragazze si dividevano in due gruppi fondamentali: Le libere e le fidanzate.
Le prime erano più o meno dichiaratamente alla ricerca di un ragazzo da amare, le seconde erano, in minor parte,”fidanzate in casa” ed in maggior numero “fidanzate fuori casa”.
Le fidanzate in casa erano quasi sempre ragazze tranquille sia nel modo di fare che nell’aspetto, e a me sembravano un pò scialbette e statiche. Forse erano così serene perchè questo rapporto stabile e già ufficialmente dichiarato in famiglia, fin dai tempi del liceo, le rendeva più tranquille? In effetti le “clandestine” non avevano vita facile! Rischiavano costantemente di essere scoperte dai familiari (che qualche volta venivano a trovarle senza preavviso) o di essere tradite da qualche conterraneo che avendole viste in compagnia di un ragazzo potevano riferire il fatto ai genitori lontani, con conseguenze a volte drammatiche. In questi casi quindi la prudenza non era mai troppa. Se un ragazzo interessava prima di decidere se era il caso di rischiare l’ira dei genitori si cercava di uscire in comitiva dove le relazioni si potevano mascherare meglio. Solo in caso di dichiarato amore si iniziava un rapporto clandestino con la complicitdi tutte quelle che erano nelle stesse condizioni. Le signorine che gestivano il collegio erano attentissime a queste novità, e spesso inopportune, entravano in campo. Cercavano con ogni mezzo di carpire conversazioni in codice o di stimolare confidenze dirette ed indirette. Spesso riuscivano nel loro intento perchè le interessate, magari felici della novità, non facevano mistero dell’intrigo in atto. Anzi qualche volta, queste, se ne vantavano decantando pubblicamente le virtù ed i pregi del fidanzatino. La direttrice, quando capiva che c’era un nuovo “indrizzo” con un tempismo eccezionale, ben mascherato da un certo fare disinvolto, si materializzava improvvisamente davanti ai due colombi che stanchi di passeggiare nei dintorni del collegio rincasavano ed andavano a sedersi nelle comode poltroncine di vimini del salotto. Come per caso lei, sorridente e matronale, si  fermava a conversare con i due giovani innamorati per saggiare un pò il campo ed in certo senso a chiedere garanzie. Si parlava del più e del meno con enorme imbarazzo del malcapitato che se non era ben intenzionato in generale si dileguava nello spazio di niente. Questi interventi non richiesti urtavano lo spirito di indipendenza di alcune ragazze e proprio queste si guardavano bene dal ricevere i pretendenti in salotto.
Quelle il cui ragazzo era motorizzato aspettavano il suono della campanella nell’automobile posteggiata davanti al portone. Anche là però la direttrice trovava modo di farsi vedere e di scambiare un saluto magari frettoloso con le sue ragazze, come avrebbe fatto una zietta curiosa ed un pò intrigante. Spesso ironizzava su questo star posteggiati davanti al portone di “casa” che trovava poco dignitoso per le sue ragazze e le invitava a rientrare. Ma i tempi cambiavano e la Direttrice non si rendeva conto che si avvicinava il tempo della contestazione e lei…………. trovava da ridire su banalità di questo tipo.
Nessuno le dava ascolto!
Mentre la vita delle “libere” o” quasi” e quella delle “fidanzate fuori casa “era molto movimentata e varia, quella della fidanzate ufficialmente rispettava una routine classica e rigida. La telefonata all’ora stabilita, la visita breve dopo l’ora delle lezioni, il regalo per il compleanno, l’uovo di cioccolata con sorpresa per Pasqua, la passeggiata alla luce del sole sulle vie principali….la foto ricordo in cornice d’argento……..

Quell’anno solo due matricole erano venute in colleggio già fidanzate ufficialmente. La prima si chiamava Maria; era di famiglia più che benestante ed il fidanzato, studente al terzo anno di medicina, le aveva regalato un bellissimo anello di megabrillante che lei sfogiava solo nelle grandi occasioni. Questo fidanzato devoto veniva a trovarla tutti i giorni brevemente ma con costanza. Con una puntualità degna di nota si presentava per una decina di minuti alle otto di ogni mattina, alle due del pomeriggio ed alle otto di sera. Per questa sua precisione, più da farmacista che da futuro medico, fù soprannominato “antibiotico”. La semplice Maria era una ragazza all’antica e bonacciona e per lungo tempo non capì perchè in sua presenza si parlasse spesso e così allegramente di antibiotici e vitamine, con vari giri di parole e sottintesi anche un pò pesanti. Quando le sue amiche più fidate la informarono del fatto si offese moltissimo e tolse per un bel pò il saluto alle colpevoli che definì con sussiego “invidiose”. Il risultato fù che il giovanotto ridusse le sue tre “dosi” quotidiane di visita ad una sola più lunga e…… serale. Maria forse stentò ad abituarsi a questo nuovo ritmo, ma il fidanzato parve rinascere, sicuramente sollevato da un peso troppo grande per lui. Per il poverino essere costretto a venire tre volte al giorno con lezioni e studi pesanti doveva essere un vero tormento, e dopo il fattaccio più di una volta io e le mie amiche “invidiose” ci sentimmo guardate da lui con vera riconoscenza.
L’altra fidanzata ufficiale si chiamava Angelica. Era bassina e con gli occhiali,ordinatissima e precisa nella persona. Il fidanzato, appena laureato, era andato a servire la Patria. Non che fosse andato molto lontano, ma Angelica pativa molto questa lontananza. Come ogni fidanzata che si rispetti, era andata, scortata da genitori e suoceri, ad assistere al giuramento del suo ragazzo. Era tornata furiosa per non avere avuto la possibilità di dargli almeno un bacio come si deve dopo ben tre mesi di lontananza. Aveva anche litigato con l’amato bene per futili motivi e si erano lasciati di malumore. I giorni passavano ed Angelica era sempre triste e depressa; il suo caro Orlando non la chiamava per fare pace! Lei qualche giorno dopo il litigio gli aveva telefonato in caserma ma le avevano detto che era uscito. A tutto questo era seguito un preoccupante silenzio.
Una domenica sera Rosa aveva riunito un pò di amiche nella sua stanza. Aveva portato da casa una bottiglia di maraschino ed una di liquore al cacao e voleva organizzare una piccola festicciola segreta. Tra canti goliardici e barzellette “audaci” cominciammo a sorseggiare con moderazione ed un pò di diffidenza questi liquori a cui non eravamo abituate. Chi si trovava a passare per il corridoio, attirata dai canti e dalle risate, bussava ed una volta entrata si univa alla festicciola. Angelica capitò lì per caso; la sua stanza in effetti era al piano superiore ma era venuta giù per farsi dare delle sigarette da un’amica che dormiva nel secondo corridoio. Entrò nella stanza all’improvviso e dopo un attimo di esitazione, giusto il tempo per capire cosa stesse succedendo, chiuse decisa la porta alle sue spalle e si mise a cantare a squarciagola
-” Riempite il mio bicchieeereee che sono giù di coordaaaaaa…………..”.
La sua entrata fu d’effetto, tutte ridemmo divertite e siccome non c’erano più tazzine da caffè pulite le fu dato un bicchiere di vetro grande riempito fino quasi a metà di dolcissimo liquore al cacao. Angelica fece una rapida piroetta di ringraziamento e andò via: fu immediatamente dimenticata.
Dopo circa dieci minuti si rispalancò di colpo la porta ed eccola lì nuovamente a cantare comicamente:
-”Riempite il mio bicchieeere che sono giù di coordaaaaaaaaa”………..
Risate generali e questa volta su richiesta esplicita dell’interessata il bicchiere fù riempito più generosamente. Se ne andò nuovamente nella stanza accanto a bere in santa pace.
La festa riprese; l’alcool non era molto piaciuto alle ragazze ed erano passate a mangiare i dolcetti ed i cioccolatini che ciascuno aveva portato da casa. Angelica entrò ancora una volta e richiese da bere, era senza gli occhiali ed aveva un’aria molto allegra che la rendeva strana e comica allo stesso tempo. Insisteva nel suo canto stonato:
-”Riempite il mio bicchieereee che sono giù di coordaaaaaaaaaaaa…………”
Le fu detto:
-Basta, hai bevuto troppo!!
Lei spiegò con fare accattivante ed una luce strana negli occhi, che era abituata a bere per cui non c’era da preoccuparsi. Voleva ancora solo un pochino di liquore perchè era triste, anzi tristissima per la lite con il suo adorato. Fu accontentata solo dopo avere promesso solennemente che se ne sarebbe ritornata in camera a studiare e per levarsela di torno velocemente, dato che entrando aveva interrotto il racconto di una piccante storiella, le fu ridato un altro mezzo bicchiere di maraschino. Si continuò a ridere e scherzare fino alle undici. La festa era sul finire quando arrivò improvvisa la notizia dal piano superiore che Angelica dopo una scenata isterica di pianto e disperazione per il suo crudele “Orlando” adesso stava vomitando l’anima sul pianerottolo della scala che portava sù in salone. Era circondata dalle amiche più care e dalla Direttrice che chiedeva minacciosa il nome delle responsabili. Bisognava fare sparire il corpo del reato: il liquore rimasto fu versato in un lampo nello scarico del lavandino e le due bottiglie vuote, tazze e bicchieri furono nascosti velocemente nella parte alta dell’armadio a muro, dentro una valigia vuota.
La porta della stanza di Rosa si aprì di colpo e la Direttrice fuori di sè chiese a denti stretti il nome della colpevole. Silenzio di tomba e sguardi rotondi pieni di simulata innocenza! Per fortuna, dopo più o meno velate minacce di espulsione immediata per tutte le presenti, la vicenda si concluse con una semplice ramanzina sul pericolo di certe cattive abitudini;l a nostra risposta unanime e chiaramente sincera l’aveva convinta che poteva star tranquilla:l’alcool non era piaciuto proprio a nessuno e non avevamo nessuna intenzione di riprovare.
In effetti i “vizi” più in voga fra le ragazze del pensionato, a quei tempi, erano in ordine di interesse: i ragazzi, i bei vestiti, le Marlboro, il caffè espresso, ed il cono gelato, meglio se guarnito con la panna montata!


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