Proviamo a riconquistare il futuro

Ormai abbiamo una visione del futuro da qui a oggi pomeriggio. Dobbiamo riappropriarci del futuro. Fino a pochi anni fa era normale fare dei piani che riguardassero i successivi anni. Oggi non è più pensabile perché nessuno sa cosa accadrà nei prossimi mesi.

Viviamo sotto le regole imposte dai mercati, che nessuno può guardare in faccia, perché è un potere che influisce sulla vita di tutti noi, ma allo stesso tempo si nasconde. Non sono i mercati colorati e profumati dove la gente si incontra, si confronta e si scambia delle merci.

Si tratta di mercati finanziari virtuali, immateriali, dove vengono scambiati valori fittizi di titoli derivati, frutto di complicati algoritmi matematici. In questi mercati si scommette sul fallimento di un paese, sul fatto che il welfare venga distrutto, e si gioca con la vita di milioni di persone.

Tali mercati rappresentano il paravento di un nuovo potere enormemente forte e vigliacco al tempo stesso che si nasconde e non viene allo scoperto per trattare con manifesta arroganza i suoi poveri sudditi.

I poteri intermedi come la politica e i sindacati, non possono più difendere la gente comune, e questo viene largamente percepito. Sul popolo piovono ormai senza alcun riparo nuove tasse, nuovi tagli al welfare, nuovi declassamenti delle agenzie di rating, con una frequenza sempre maggiore.

E così il respiro della gente si fa più corto e si diffondono disagi come l’ansia e la depressione. Avanzano il senso di precarietà e una certa agitazione sociale, dovuti soprattutto all’incapacità di prevedere ciò che ci aspetta dietro l’angolo.

Ognuno tuttavia continua a pensare a se stesso ed ai propri piccoli privilegi, puntando il dito contro l’altro che gli sta accanto. Purtroppo questa è la reazione più semplice ed anche la più inefficace che finisce per rafforzare il vero potere. Il vero potere non si vede. Non è il nostro vicino di casa con il posto fisso, o il poliziotto che argina un disordine di piazza.

Dobbiamo ripartire da zero, come se dovessimo ricostruire un paese, dopo una guerra ma con il senso della realtà. Ben sapendo che l’avanzata delle economie emergenti stanno sottraendo posizioni di ricchezza all’occidente e  che il contesto economico presenta una cosiddetta crisi insieme a un problema di sovrapproduzione.

Dobbiamo abituarci ad essere felici con meno cose ma consapevoli anche della sacralità di alcuni diritti basilari dell’essere umano, come le condizioni minime per condurre una vita normale, che nessun potere deve toccare.

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