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L’amore assoluto di Francesca Pascale
3 Set 2010

Francesca Pascale ha dimostrato che l’amore assoluto esiste. La giovane napoletana è stata la fondatrice dei circoli “Silvio ci manchi”, circoli fondati nel 2006 quando Berlusconi dopo 5 anni di governo perse le elezioni e fu costretto all’opposizione. Le azioni del cavaliere in quel momento scendevano precipitosamente e dichiararsi suoi fans poteva essere rischioso. Francesca soffrì, ma da buona amica volle dargli una mano, volle fare sapere all’intera nazione che la vita senza Silvio al governo, era una vita dimezzata. E così fondò i circoli “Silvio ci manchi”. La ragazza di bell’aspetto e quindi con tutti i numeri in regola per darsi alla politica, iniziò così la sua irresistibile ascesa che in pochissimo tempo la portò ad essere eletta nel Consiglio regionale della Campania ed avere assegnata la responsabilità per l’organizzazione dei grandi eventi. Mica poco.

IL trofeo conquistato è stato del tutto meritato. Francesca aveva un passato nella TV come soubrette di Telecafone, dove cantava la famosa sigla “Si alza l’auditel”, nella quale uno dei versi é “se mostri un pò di cosce si alza l’auditel”. Quale viatico migliore per essere candidata nelle liste del Pdl e successivamente nominata responsabile per i grandi eventi?

L’ingordigia può fare però può fare brutti scherzi. In presenza di un nuovo momento difficile del suo adorato a cui il Parlamento vuole negare il diritto di essere considerato un “italiano speciale” e quindi di non essere giudicato per alcune malefatte di cui sarebbe accusato, Francesca ha aderito alla richiesta del ministro del turismo, Vittoria Brambilla di contribuire ad organizzare una contestazione nei confronti di Fini, spina nel fianco del cavaliere. Nella foga di volere dare un sostanzioso e visibile contributo alla organizzazione della contestazione, la bella Francesca si spinge a sollecitare anche gli amici di Fini a subissare di fischi il suo prossimo intervento a Mirabello.

Imperdonabile leggerezza o semplice conseguenza della cecità dell’amore?

Tag:berlusconi, fini, pascale


“Meglio mafioso che cornuto”: così parlò Dell’Utri
1 Set 2010

Il concetto espresso dall’illustre senatore merita una riflessione. Cornuto, nell’accezione comune, è colui il quale è stato tradito dal coniuge; mafioso a sua volta è colui il quale ha scelto di delinquere sistematicamente all’interno di una organizzazione le cui finalità sono i traffici illeciti, l’imposizione del pizzo, l’intimidazione, fino alla eliminazione fisica, nei confronti di chi non si piega alle richieste di estorsioni.

Il cornuto, in buona sostanza, è un soggetto incolpevole di alcun reato, in quanto il reato, se reato c’è, è stato commesso da persona diversa da lui anche se a lui legata. Il mafioso è invece è un delinquente in prima persona, ben consapevole delle attività che svolge.

Qualche tempo addietro fu affermato che è meglio essere fascisti, che culattoni. La matrice culturale che ispira questi confronti e genera questa scala di valori non sembra molto dissimile, visto che per fascista e culattone può essere fatto un ragionamento analogo a quello fatto per mafioso e cornuto.

Il senatore Dell’Utri si picca di essere uomo di cultura profonda e raffinata che non disdegna di esibire in tutte le occasioni che gli sono offerte generosamente.

Francesco Merlo in un bell’articolo su Repubblica dell’1 settembre 2010, a proposito dei diari di Mussolini, lo definisce un pataccaro, uno che vende cacca spacciandola per cioccolata.

Tag:dell'utri, mafia

Renzi ha ragione: Rottamare D’Alema & Co
30 Ago 2010

Se dopo la visita di Gheddafi in Italia mi sarò conventito all’Islam, invocherò Maometto di ascoltare l’appello del giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi di rottamare la classe dirigente del PD e sostituirla con una nuova. Se non mi sarò convertito all’Islam, la stessa implorazione la rivolgerò alla Madonna.

Immaginate un quadro dirigente senza l’on. Nicola Latorre, il quale ha provato a spiegarci che il PD ha contrastato con ogni mezzo l’elezione di Vendola, proprio per farlo eleggere? E non staremmo meglio senza un Veltroni che, dopo avere fatto cadere il governo Prodi, perdute le elezioni politiche contro un Berlusconi boccheggiante, dimesso a furor di popolo dalla segreteria del partito, oggi prova spiegare cosa bisogna fare per rialzare la testa? Non aveva detto in tutte le occasioni e in tutte le salse che dopo la scadenza del mandato di Sindaco di Roma, si sarebbe trasferito in Africa? Vogliamo fare una colletta per pagargli il biglietto?

Matteo Renzi che è ragazzo intelligente, ha ben capito che questi signori non si faranno mai da parte da soli e quindi ipotizza che il ricambio potrà avvenire solo se li si manda via. Le argomentazioni che porta sono tutte condivisibili. Di fronte al fallimento più che conclamato del Berlusconismo, si limitano ad elaborare formule piuttosto che progetti. Stiamo con Casini o con Fini o con entrambi? E se uno dei due non vuole Di Pietro chi scarichiamo?

Una volta si diceva che le formule vengono dopo il progetto politico. Rappresentava quasi un “mantra” la frase per la quale, “prima il programma, poi l’organizzazione”. Si diceva sempre e non si faceva mai. Con questo retaggio e con l’ansia di assicurarsi ad ogni costo il rinnovo del seggio parlamentare tutto ciò che avviene ancora oggi è assolutamente coerente.

Tag:d'alema, renzi, serracchiani, veltroni

Per fortuna che c’è Gheddafi
30 Ago 2010

Le risorse risicate delle amministrazioni comunali hanno falcidiato le tante manifestazioni che servivano a fare conoscere ai turisti le nostre tradizioni. Per compensare il vuoto i politici si sono dati da fare, e non poco, regalandoci un agosto ricco di gossip, coronato dalla visita del colonnello Gheddafi.

Accompagnato da 2 belle e nerborute amazzoni ha sceso la scaletta del suo aereo ricoperto di onori e subito ha tenuto una lezione di islamismo a 500 ragazze reclutate per l’occasione. Le ha invitate alla conversione ed a sposare uomini libici. I suoi argomenti devono essere stati convincenti se tre di queste ragazze hanno subito dichiarato di essersi convertite. Muovendosi con la grazia di un elefante ha auspicato anche che l’intera Europa possa convertirsi a breve all’islamismo.

Tutto questo mentre Berlusconi, regista dello spettacolo, doveva accontentarsi di assistere alla partita del suo Milan accanto a Galliani e Ibrahimovic, entrambi belli, ma entrambi di sesso maschile. Gheddafi con 500 pollastrelle, pagate solo 80 euro ciascuna, e lui nulla. 80 euro non includevano il dopo cena, in questo caso il dopo conferenza, ma la D’Addario e la Montereale anche senza dopo cena, di euro ne costavano ben 1000 ciascuna.

Questa visita di Gheddafi con il quale la stampa estera ipotizza da tempo che Berlusconi intrattenga rapporti di affari privati, ci riserverà ancora delle sorprese. La TV, soprattutto quella di Stato, con l’eroico Minzolini in testa, non mancherà di fornirci tutti i dettagli.

Noi che siamo maliziosi scommetteremmo un caffé che nei discorsi ufficiali, Berlusconi auspicherà che ben presto anche la Libia possa entrare a fare parte della Unione Europea.

Tag:berlusconi, gheddafi

E se si incazza pure Rotondi?
23 Ago 2010

Il ministro Gianfranco Rotondi si è risentito per non essere stato invitato al vertice del Pdl che ha messo a punto l’ultimatum ai Finiani con i punti programmatici non negoziabili che dovrebber rilanciare l’azione del governo. Il dispetto di Rotondi dipende tutto dal fatto che proprio lui è Ministro per l’attuazione del programma. Cosa sia un Ministro per l’attuazione del programma è tutto da spiegare. Il suo compito sarà probabilmente quello di notificare ai colleghi ministri se stanno assolvendo al meglio il compito affidato e quindi con fax o email compiacersi o sollecitarli ad una maggiore operosità. Ma Rotondi di questo ministero è titolare e quindi il suo risentimento ha una ragione concreta.

- Non conto proprio nulla, sono niente più che un Calimero! avrà pensato il povero Rotondi.

E in attesa che Berlusconi lo convinca che non è così, che lui è uno dei pilastri del governo, che il suo ministero è tra i più importanti tanto è vero che gli ha affiancato la Santanché come sottogretario, l’ultimo democristiano autentico, si è lasciato scappare qualche sbuffo e, anche se velata, qualche piccola minaccia.

Un’altra mina da disinnescare per Berlusconi il quale vede sbriciolarsi giorno dopo giorno la sua invincibile armata. Ora che anche Bossi sembra che voglia prendere le distanze per la difficoltà oggettiva di spiegare ai suoi seguaci i motivi perché gli italiani debbano pagare più tasse per farle risparmiare a Berlusconi, il caimano rischia di restare solo o quasi. Rischia di perdere anche i pezzi pregiati del’arredamento come Gasparri, Cicchitto, Santanché, Capezzone e tutti gli altri i quali avendo rinunciato a pensare con la loro testa oggi si trovano senza la testa loro, né quella del loro capo.

Tag:berlusconi, capezzone, cicchitto, gasparri, santanché

Così parlò Capezzone
22 Ago 2010

Quando il gioco diventa duro, è il momento che i duri comincino a giocare. E Capezzone, tra i duri, è il più duro. In attesa che con l’arrivo dell’autunno Monica Setta riprenda le scorribande pomeridiane e gli conceda con generosità spazio e scollature, Capezzone, con il solito tono didattico e ammonitorio imperversa sul TG1.

Egli, al momento è inquadrato nelle truppe di Berlusconi, domani non sappiamo a chi offrirà i suoi servizi. Speriamo soltanto che non ci sia qualcuno che lo arruoli. Ma in Italia purtroppo, potrebbe accadere anche questo!

Oggi Capezzone ci spiega che il tempo della generosità è finito e che il suo capo ha deciso che o si è con lui o si è contro di lui, gridando “al voto, al voto”.

Ascoltalo Gesù Bambino! Fai che davvero possiamo andare a votare e liberarci questa volta defiitivamente di questo bubbone della nostra democrazia. Il bubbone ovviamente non è Capezzone, ma il suo capo. Ma Gesù Bambino, che è generoso, ci libererà anche da qualche suo lacché. Non ha che l’imbarazzo della scelta.

Tag:capezzone

Così parlò Capezzone, l’uomo jukebox
17 Ago 2010

Ascoltare Daniele Capezzone produce un misto di sensazioni che vanno dalla compassione al disprezzo. Egli ha come compito quello di “portavoce”, cioé di uno che non esprime pensieri propri, ma rende manifesti quelli di altri: nel suo caso “gli altri” è il partito Pdl. In questo ruolo egli non ha quindi alcun obbligo ad avere idee proprie, il che per lui è un bel vantaggio. Ma “l’uomo”, che è ambizioso e non vuole limitare le sue funzioni a quelle di un Juke box, vuole sottolineare in ogni suo intervento la convinta ed assoluta e incondizionata adesione al pensiero che riferisce.

Capezzone, la cui funzione è equiparabile a quella dell’ambasciatore, il quale è preventivamente liberato di ogni responsabilità per ciò che è incaricato di riferire, fa molto di più. Mentre il jukebox, alla fine della riproduzione di un brano non ci dice se gli è piaciuto o meno, Capezzone con l’espressione accigliata e lo sguardo minaccioso sembra volere ammonire che chi non è d’accordo con quello che lui dice è certamente nell’errore e se non si ravvederà sarà peggio per lui.

Il padrone che questa volta Capezzone si è scelto è un padrone pericoloso; è quel Berlusconi che sta distruggendo ogni valore etico della nostra convivenza e che in molti non vediamo l’ora di levarcelo dai piedi.

Quando questo avverrà, Capezzone si presenterà ad un altro potente da potere riverire. E quasi certamente lo troverà.

Tag:capezzone, orgoglio

Feltri, la pecorella che ringhia
14 Ago 2010

Nulla esclude ancora che la campagna di Feltri contro Fini possa essere tutta una bufala. Non sarebbe la prima volta. Il caso Boffo è troppo vicino per essere dimenticato stato già dimenticato. Boffo fu costretto alle dimissioni da una campagna fondata su carte false e Feltri si limitò a chiedere scusa. Questa delle scusa è tra le ipocrisie più vergognose alle quali di tanto in tanto ci tocca assistere. Le scuse vanno bene se inavvertitamente si rovescia un bicchiere d’acqua sul pantalone di un commensale vicino, non quando si aggredisce una persona, anche se in buona fede. Buona fede che a Feltri non viene proprio spontaneo riconoscere.

L’atto per lui doveroso sarebbe stato le sue dimissioni da direttore del quotidiano, non vestire l’abito da pecorella chiedendo scusa. Se Boffo a sua volta l’avesse denunciato con l’intento di ridurlo in mutande avrebbe la solidarietà nostra e di tutte le persone per bene.

A dimostrazione che quanto afferma è vero, Feltri esibisce le fatture per l’acquisto di mobili presso una ditta romana. La fattura consente di dedurre il nome dell’acquirente, l’importo delea fornitura e le modaità di pagamento. Non dimostra dove i mobili siano stati successivamente collocati e quindi allo stato dei fatti non rappresenta nessuna prova.

Vale sempre ad ispirare certo giornalismo quel modo di dire siciliano secondo il quale “U carbuni, su nun tinci, mascaría” cioé, “il carbone se non tinge, sporca” e la sporcizia rimane spesso impressa nella memoria.

Nello proporre questa riflessione, preciso che non ho mai nutrito simpatie per l’attuale Presidente della Camera. Se ciò di cui è accusato da Feltri fosse vero, sarebbe gravissimo e avrebbe il dovere di dimettersi, anche soltanto per distinguersi da chi, vedi Berlusconi, che plurimputato, ha l’arroganza, attraverso i suoi giornali e le sue TV, di fare la morale agli altri.

Tag:berlusconi, feltri, fini

Politica solo a colpi di dossier
12 Ago 2010

Quando si è a corto di argomenti di conversazione, la soluzione più praticata è quella di parlare male degli altri nella convinzione, o illusione, che dichiarando i difetti altrui elevi automaticamente la nostra qualità. Il tutto avviene nella certezza di essere immuni da ritorsioni in quanto come insegna il Vangelo “si vede la pagliuzza nell’occhio del fratello, ma non la trave nel proprio.

Così Berlusconi, per colpire Fini, ha aizzato i suoi cani contro la dubbia operazione della vendita della casa di Montecarlo da parte di Alleanza Nazionale, dimenticando che qualche schelettruccio nell’armadio lo ha anche lui, a cominciare dall’acquisto della villa di Arcore pagata 500 milioni di lire a fronte di un valore ben superiore ai 7 miliardi di lire.

“Chi di spada ferisce, di spada perisce” e così di fronte ai dossier che gli avversari hanno dimostrato di avere preparato su di lui, Berlusconi ha ammorbidito i toni dimostrando che anche la sua onnipotenza ha dei limiti ben precisi, fino al punto che il falco Ghedini si è trasformato in una colomba.

E’ certo che un livello così basso non era mai stato raggiunto e c’è da prevedere che il fondo non è stato ancora toccato.

Se tutto ciò può avvenire è soprattutto perché gli italiani siamo fatti proprio male. E’ duro ad ammetterlo, ma è proprio cosiì.

Tag:berlusconi, fini, ghedini

L’onorevole “tengo famiglia”
29 Lug 2010

Il “sacrificio” dei nostri parlamentari per aggiungere anche il loro contributo al salvadanaio della finanziaria, si è materializzato in mille euro al mese. Potrebbero sembrare tanti se pensiamo che ci sono milioni di italiani che sarebbero felici di disporre di una tale cifra ogni mese, ma in effetti anche con tale decurtazione, lo stipendio dei parlamentari italiani rimane di gran lunga il più alto tra quelli dei parlamentari dell’intero pianeta.

Tuttavia qualche “pianto greco”, alcuni di questi signori non ce lo hanno risparmiato. La lagnanza che è corsa con più frequenza è stata “ho il mutuo da pagare”, a significare che anche loro sono dei poveri figli di Dio e quindi afflitti dagli stessi problemi di ogni altro essere umano.

“Ho il mutuo da pagare” tende a sostituire il “tengo famiglia”, la fortunata locuzione la cui paternità è contesa tra Leo Longanesi ed Ennio Flaiano, divenuta proverbiale per indicare una categoria sociologica dell’ethos italiano: è infatti utilizzata, anche come “frase a effetto”, per indicare la giustificazione in base alla quale l’ethos di un individuo, di un’intera società, o di un suo sottoinsieme, è in grado di neutralizzare, giustificare o accettare alcuni comportamenti (azioni, ma anche omissioni) che sarebbero altrimenti moralmente commendevoli, o ignobili, o perfino fortemente devianti.

Che siamo nel caso lo dimostrano le resistenze al varo di questo provvedimento manifestate appunto con frasi del tipo “ho il mutuo da pagare”, ignorando che lo stesso problema è ben più pesante per tanti lavoratori che in questi mesi hanno perduto il lavoro.

Se questi sono gli uomini a cui abbiamo affidato il governo del paese, ci sarebbe da dire con Totò, “ma come la vinco stà guerra?”.

Tag:flaiano, leo longanesi, totò

Nichi Vendola e il coraggio in politica
26 Lug 2010

In tutta sincerità non ci sentiamo di affermare che la candidatura di Nichi Vendola per sfidare la coalizione di centrodestra, alla fine risulterebbe vincente. I successi di Berlusconi hanno dimostrato che la maggioranza degli italiani tuttora fa fatica a distiguere tra la realtà e una sua certa percezione e che la società si sente più protetta e si identifica meglio nei valori della conservazione, e che ha, se non paura, almeno una forte diffidenza per l’innovazione.

La classe politica, che è immagine della società che la esprime, non poteva che contribuire a consolidare questo “sentire”, e così quando Vendola ha annunciato che avrebbe concorso per essere il candidato premier del centrosinistra, si è immediatamente allarmata. In forme e modi diversi c’è stato un ampio ventaglio di dichiarazioni contrarie a questa candidatura. Lo stesso Casini, che non è di centrosinistra, ha voluto dire la sua, affermando che in una tale eventualità, il suo partito avrebbe conquistato una valanga di voti.

La pietra che Vendola ha gettato nello stagno, ha prodotto così un maremoto. Ma perché, viene da chiedersi? Si tratta niente più che di una ipotesi, che domani, in presenza di altre candidature di prestigio e più convincenti per gli elettori, potrà essere facilmente “tamponata”. Invece un fuoco di sbarramento. Il Pd sta seguendo la stessa strada che pratica nel ruolo di oppositore al governo. Dice no senza avanzare proposte alternative. Non abbiamo sentito una sua sola proposta sul più semplice dei temi relativi ai tagli previsti dalla finanziaria, quello inerente il taglio dei costi della politica.

L’ostracismo ha origine dalla più triste delle motivazioni. La paura. Si, la paura di confrontarsi al di fuori dei propri recinti, preferendo la lenta e lunga agonia ad una terapia capace di portare alla guarigione.

La candidatura di Vendola ci piace e nel nostro piccolo la sosterremo con ogni forza. Servisse solo a mettere in discussione gli attuali gruppi dirigenti e ad alimentare il dibattito politico di temi di stringente attualità. Sta per essere approvata una riforma dell’Università, addirittura nefanda, con il voto favorevole del centrosinistra che, riteniamo, preoccupato di salvare la poltrona dei suoi vari Latorre e Finocchiaro non si è preoccupato di comprendere i contenuti di questa legge che toglie ogni speranza al futuro della didattica e della ricerca nel nostro paese.

Allora, forza Vendola, non limitarti a sparigliare, entra nel negozio e rompi tutta la cristalleria!

Tag:elezioni, pd, vendola

Verdini: prima i soldi, poi la patria!
26 Lug 2010

Denis Verdini si è dimesso da Presidente e consigliere di amministrazione della banca di cui è proprietario. Il nobile gesto è stato ispirato dalla esigenza di non creare danno alla banca a causa delle accuse che gli sono rivolte nell’affare chiamato P3.

Nel contempo Verdini non si è dimesso da deputato e da coordinatore del Pdl, nè è prevedibile che lo farà. Pensa, forse, che le stesse accuse, mentre potrebbero danneggiare la sua banca, portino onore al suo partito ed al Parlamento?

Tag:berlusconi, pdl, verdini

Berlusconi, la FIAT e le tette della Cuccarini
24 Lug 2010

In una intervista rilasciata a Fabrizio Roncone per il Corriere della sera, Lorella Cuccarini ha confidato che Berlusconi ebbe a manifestargli delusione per la piccola misura delle sue tette, precisando che lui le preferisce maxi. Non risulta che la Cuccarini gli si fosse offerta.

Questo cosiddetto grande imprenditore della TV, divenuto nababbo per avere trasgredito la legge e trovato un Presidente del Consiglio, per la precisione Bettino Craxi, che nel giro di poche ore con un Decreto Legge trasformò in legittimo ciò che fino a qualche minuto prima non lo era, oggi è il nostro Presidente del Consiglio.

Nel 1994, come ricordiamo, lasciò la conduzione delle sue imprese sull’orlo del fallimento e “scese in campo” per salvare l’Italia dall’invasione dei comunisti. Le truppe di Boris Eltsin, allora presidente della Russia, stavano già attraversando le Alpi per entrare in Italia, ma egli con i suoi Dell’Utri, Urbani, Micciché, Tajani e tanti altri valorosi combattenti, riuscì a ricacciarle oltre i confini della patria. (continua…)

Tag:berlusconi, cuccarini

Marchionne schiaffeggia Berlusconi
23 Lug 2010

L’annuncio di volere produrre la nuova monovolume in Serbia piuttosto che a Mirafiori, dove pulsa più forte il cuore della Fiat, non può avere motivazioni solo sul piano economico. Se la più grande industria italiana annucia una tale intenzione, addirittura in un momento di crisi occupazionale con pochi precedenti, il motivo principale è di carattere politico. La giustifiazione sul piano economico, infatti non regge, stante l’alto livello di automazione nel processo di produzione delle automobili, che riduce al 7% l’incidenza del costo del lavoro sul prodotto finale.

La Fiat ha quindi voluto lanciare un messaggio, pur sempre alla sua maniera, cioé in modo indiretto, proprio al governo ed al suo capo.

Il governo cincischia sulle questioni dello sviluppo economico, tanto è vero che da altre 2 mesi il ministro competente, dopo le dimissioni di Scajola non è stato ancora nominato. La Fiat non può che prenderne atto ed andare per la sua strada.

Il dramma sta nel fatto, ormai troppe volte acclarato, che il governo italiano è assolutamente indifferente alle sorti dei lavoratori italiani. Il presidente del consiglio dice che fa accordi con i paesi di mezzzo mondo per favorire l’impresa italiana che voglia lavorare all’estero, ma per i lavoratori italiani soltanto tasse per pagare le malefatte e le grassazioni nell’uso del denaro pubblico.

Opposizione, se ci sei, batti un colpo.

Tag:berlusconi, marchionne, scajola

I sacrifici di Denis Verdini
22 Lug 2010

La parola “sacrificio”, ha perso l’originaria accezione religiosa (rinunzia ad un bene materiale a favore di entità sovrumane) per intendere, in generale, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine. L’esempio classico è quello del genitore che rinuncia a qualche ora di riposo per guadagnare i soldi necessari per fare studiare il figlio. Alla parola “sacrificio” si finisce con l’associare, il più delle volte, un qualché di eroico. Una attenta valutazione del fine rispetto alla rinuncia dimostra che l’ipocrisia vince alla grande, poiché quasi sempre il valore del fine supera di molto quello della rinuncia.

Torniamo a Denis Verdini, oggi nell’occhio del ciclone, per qualche milione di euro che sarebbe entrato nelle sue disponibilità secondo percorsi di dubbia legittimità. Si tratta soltanto di ipotesi, e quindi nessuna censura sulla moralità del coordinatore del Pdl.

Ci ha intrigato piuttosto, la spiegazione a caldo, data dallo stesso Verdini, sull’origine di quei soldi. Egli afferma che non sono frutto di malaffare, quanto piuttosto frutto di sacrifici suoi e della sua famiglia.

Noi che il sacrificio lo misuriamo con la rinuncia ad una cena al ristorante o all’acquisto di un paio di scarpe nuove, ci siamo allora chiesti come sia possibile, con semplici sacrifici mettere da parte circa 2,5 milioni di euro.

Quando verrà fuori da questa vicenda e sarà più sereno, l’onorevole Verdini dovrebbe aprire una scuola nella quale insegnare a noi comuni mortali come un sacrificio possa produrre benefici di tale portata.

Egli avrebbe potuto dire che quei soldi erano il frutto di investimenti ingegnosi, oppure che li aveva vinti al superenalotto o alle corse dei cavalli. Sarebbe stato molto più convincente, fino al punto che avremmo anche potuto credergli.

Tag:politica, verdini

La devozione dei sudditi, ovvero “Chi nasce tondo non muore quadrato”
18 Lug 2010

Scriveva Virgilio che “Finché il re è sano e salvo, tutti la pensano in egual maniera, ma, perduto il re, il patto è infranto“. Il dramma sta quando il re è ammalato e non è chiaro se supererà la malattia.  E’ allora che i sudditi sono nei guai più neri. Se esiste già il successore designato è tutto più facile; ma se questo manca e non si capisce chi prevarrà nella guerra di successione, per coloro che sono sudditi nell’animo si tratta di galleggiare da una boa all’altra cercando di schivare in tempo ogni onda che minaccia di sommergerli.

Leggendo questa frase di Virgilio, mi è venuto alla mente il dramma umano che in questi giorni soffrono alcuni direttori di giornali e telegiornali. Questi poveretto hanno vissuto una situazione di assoluta beatitudine, quella che ciascuno prova nei periodi di vacanza quando si può permettere di vivere spensieratamente, facendo riposare perfino i neuroni. Costoro infatti, sono stati giornalisti in vacanza. Hanno avuto un capo riconosciuto del quale narrare ogni giorni le gesta, potendosi avvalere della collaborazione di tanti devoti replicanti.

Tutto di un colpo, e per di più in estate quando maggiore è il bisogno di riposo, il capo da segni di qualche sofferenza. In soli due mesi perde tre pezzi del governo (Scajola, Brancher e Cosentino) e l’emorragia non sembra arrestata. Con molta probabilità perderà presto la collaborazione del sottosegretario Caliendo e sembra barcollare anche la poltrona del potente collaboratore Denis Verdini.

Non è assolutamente detto che Berlusconi cadrà presto, ma non può essere escluso neppure che ciò potrebbe accadere. Non vi è nella vita stato peggiore dell’incertezza. L’incertezza produce ansia ed offusca il cervello. Per loro fortuna, è venuta in soccorso una provvida canicola, che sta monopolizzando una buona fetta dei telegiornali tra resoconti puntuali dalle città maggiori, consigli di medici esperti e numeri verdi da chiamare in caso di necessità.

E noi? Faremo come il signore della vignetta, o un bel giorno ci scocceremo?

Tag:berlusconi, gasparri, tg1

La Brambilla contro il Popolo viola
16 Lug 2010

Voi manifestate? Ed io contromanifesto!

Alla povera Michela non ne va una bene. Messa a capo del ministero del Turismo, non è riuscita a portare in Italia un solo turista in più, malgrado la paterna assistenza di Silvio Berlusconi che prima ha disegnato insieme a lei il logo per promuovere l’Italia e dopo, addirittura, ha prestato la sua voce per un spot televisivo.

Il 27 luglio il Popolo viola ha organizzato una manifestazione contro la legge bavaglio e nello stesso giorno, nella stessa città, Michela ha annunciato la contro-manifestazione di coloro che vogliono il bavaglio. Abbiamo sottolineato “annunciato” perché ovviamente la manifestazione non si farà, a meno che la Michela non dovesse allettare i partecipanti offrendo la possibilità di un bel bagno nella Fontana di Trevi e foto di gruppo con Gasparri e Capezzone.

La stessa mattina del giorno in cui Cosentino ha presentato le sue dimissioni avevamo scritto che queste sarebbero avvenute presto. Era facile prevederlo e quindi non ci sopravvalutiamo per questo. Poiché anche la previsione che la manifestazione annunciata  dalla Brambilla non si farà equivale a prevedere che se usciamo per la strada mentre piove e senza ombrello ci bagneremo, vogliamo azzardare una previsione leggermente piu’ ardita. Il governo presieduto da Berlusconi si scioglierà al sole di agosto, sempre che l’opposizione non troverà modo di accorrere, ancora una volta, in suo soccorso.

Tag:berlusconi, brambilla, giustizia

Berlusconi “grande imprenditore”? Ma finiamola!
15 Lug 2010

La tesi può sembrare ardita, ma vedrete che non lo è. Abbiamo molte ragioni per ritenere che Berlusconi non sia un “grande imprenditore”. Un imprenditore di successo si, ma soltanto nel senso che con l’attività intrapresa nel settore televisivo ha fatto una barca di soldi. A nostro avviso però, perché un imprenditore possa essere considerato “grande” serve dell’altro.

La grandezza esige che l’attività nella quale è stata avviata l’impresa si sia connotata per qualcosa di nuovo, di originale rispetto al passato.

Nel caso di Berlusconi questo non è avvenuto. Infatti:

  • Non è stato lui ad inventare la TV commerciale. Questa, in altri paesi, esisteva da decenni, ed in Italia da anni;
  • I programmi trasmessi dalle TV di Mediaset sono, nella quasi totalità, ricavati da “Format” acquistati all’estero;
  • L’acquisto della Standa, finalizzato a creare una sinergia tra la più grande catena di distribuzione al dettaglio ed il sistema televisivo commerciale, non resse alla prova del mercato rivelandosi un fallimento;
  • I momenti difficili sono stati superati solo grazie all’intervento politico. Tra questi domina il “decreto salva Fininvest” di Bettino Craxi del 1984;
  • Prima dell’entrata in politica di Berlusconi, le sue aziende erano sull’orlo del fallimento e quindi, o sono imprenditori migliori di lui quelli che lo hanno sostituito nella conduzione dell’azienda, o nel suo nuovo ruolo politico le ha favorite violando le regole del mercato.

L’elenco potrebbe allungarsi, ma non arricchirebbe il senso del discorso. Possiamo solo aggiungere che oggi paghiamo una multa di 300 mila euro al giorno per la posizione illegale di Rete 4. Noi paghiamo la multa e Berlusconi incassa i proventi delle attività della rete.

Davvero una bella società!

Rimane sempre più incomprensibile come l’opposizione non riesca a mandarlo a casa.

Tag:berlusconi, tv

Lega Nord e la fiducia a Cosentino
14 Lug 2010

Umberto Bossi è uomo che ha dimostrato che in politica ci sa fare. Egli, in particolare, quando c’è una situazione ingarbugliata, sa attendere la sua evoluzione prima di dire la sua.

Questa storia del sottosegretario Nicola Cosentino, colpito da mandato di cattura e pervicacemente avvinghiato alla sua poltrona con la benedizione di Berlusconi è una grana davvero grossa. Persino la Carfagna si è azzardata a dire che farebbe bene a dimettersi.

I finiani, attraverso Bocchino, fanno sapere che potrebbero votare la mozione di sfiducia individuale presentata dall’opposizione. Così Berlusconi lancia anatemi a destra e a manca, minacciando di espellere dal partito chi non sosterrà Cosentino oggi, e qualcun altro forse domani. (continua…)

Tag:berlusconi, bossi, carfagna, macchiavelli

Per Gasparri “il tentato omicidio” non è più reato
14 Lug 2010

Ospite della striscia serale “In Onda”, condotto da Luisella Costamagna e Luca Telese su La 7, l’onorevole Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, a proposito del tentativo di influenzare la Corte Costituzionale sul “Lodo Alfano”, ha affermato candidamente che, siccome la Corte bocciò il Lodo, la questione di per se non esiste più. E’ come se qualcuno provasse a uccidere sparando un colpo di pistola e manca il bersaglio. Non c’è reato.

A dibattere con l’onorevole Gasparri era stata invitata l’onorevole Livia Turco. Che delusione! L’opposizione ha tanti giovani brillanti come Renzi o la Serracchiani e continua a mandare a questi dibattiti gli ormai più che cotti esponenti della vecchia nomenclatura. (continua…)

Tag:gasparri

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