Perché stupisce l’onnipresenza di Emanuele Filiberto?
Re nella monarchia dell’audience
Dobbiamo partire dalla consapevolezza di vivere in un mondo, almeno quello italiano, assolutamente telecentrico. In nome e per le esigenze dei buoni affari della TV è stato avviato un processo di snaturazione che ha investito numerosi settori. Ciascuna giornata del campionato di calcio è stata divisa in 4 tronconi, alcune decisioni politiche importanti vengono comunicate a ridosso dell’inizio dei telegiornali, una kermesse canora come il Festival di Sanremo è diventato un evento televisivo prima che musicale. Parafrasando l’avvocato Giovanni Agnelli il quale diceva che “ciò che va bene per la Fiat, va bene per l’Italia”, oggi vale la regola che “ciò che va bene per la televisione deve andare bene per gli italiani.” La polemica sulle qualità canore o danzanti di Emanuele Filiberto va filtrata attraverso queste nuove regole. Se egli o altri sappiano cantare è questione irrilevante. Va bene se fanno audience. Ed Emanuele fa audience perché è “principe”, ha modi educati e ciò piace a molti, sa presentarsi ed apparire con semplicità come uno di noi. E’ ipocrisia pura affermare che il suo successo sia indipendente dal nome che porta, considerato che tanti ragazzi con qualità artistiche e comportamentali pari alle sue, conservano l’anonimato per tutta la vita. La polemica tuttavia ci sembra fuori luogo, soprattutto in Italia, dove il merito rappresenta quasi una colpa e dove possiamo contare una marea di casi nei quali posizione occupata e competenza sono in un contrasto stridente. Pensate, per fare un solo esempio, che sia lecito che possa assumere la titolarità di un ministero chi non è in grado di superare l’esame per diventare procuratore legale nella propria città e per questo va a sostenerlo ad oltre 1000 chilometri di distanza? Eppure succede ed il danno è ben maggiore di quello che può produrre Emanuele Filiberto esibendosi come ballerino o cantante. Con una precisazione che è doveroso fare. Emanuele Filiberto non si qualifica nè ballerino, nè cantante, mentre quel ministro lascia intendere di ricoprire la sua carica avendone tutti i titoli.
Il vero pericolo è che si finisca con il considerare come unico valore l’apparire, rischiando di perdere la sensibilità che fa distinguere il bello dal brutto ,che fa confondere lo scienziato con il divulgatore o che non distingue un discorso politico da un’arringa da tribuno della plebe.
Da Socrate ai giorni nostri: la politica e i problemi senza soluzione
La domanda è: “E’ più giusto (o meno sbagliato) votare senza lista del Pdl rispettando le regole in vigore, o con la lista del Pdl cambiando le regole?”. Da un punto di vista puramente politico non c’è dubbio che senza la lista del Pdl le elezioni risulterebbero falsate; ma poiché la politica è anche, se non soprattutto regole, modificare le regole in corsa sarebbe un oltraggio in primo luogo proprio alla politica. La scelta è tra 2 mali. Socrate non avrebbe avuto dubbi. Egli, pur di non trasgredire una legge che peraltro non solo lui riteneva ingiusta, preferì bere la cicuta e morire, piuttosto che fuggire e trasgredire la legge. Nel caso del papocchio della lista del Pdl manca anche il pretesto che la legge ingiusta; più semplicemente la legge non è stata applicata. Come si fa ad uscirne visto che i protagonisti di questa vicenda hanno caratteristiche ben diverse da quelle del compianto Socrate? Si ipotizza di rinviare le elezioni. E cosa cambierebbe nella sostanza? Assolutamente nulla. Se non ci sarà un mago capace di tirare fuori il classico coniglio dal cilindro e rimanesse soltanto la scelta tra i 2 mali suddetti, noi riteniamo in coscienza che il minore sia quello di bere la cicuta.
Cortei e sit-in non bastano più
Dobbiamo vincere le elezioni!
Se lascio Internet e vado a seguire il telegiornale, sento di entrare in un mondo diverso. Dalla preoccupazione di milioni di cittadini che affollano i gruppi di Facebook e che lasciano commenti agli articoli dei giornali on line per una situazione politica che non si sa più dove stia andando a parare, ad una rappresentazione della realtà nella quale i carnefici diventano vittime e viceversa. Mi rassicura che Internet è un luogo frequentato da oltre 20 milioni di italiani e perciò con forti potenzialità di penetrazione ed influenza sulle coscienze. Mi deprime piuttosto che le forze politiche non colgano correttamente le priorità del momento e cerchino di conseguenza una sintesi per fare fronte unico piuttosto che tentare ciascuna ad erodere l’elettorato dell’altra; proprio come i capponi di Renzo di manzoniana memoria che si beccavano l’un l’altro mentre andavano al macello.
Le manifestazioni di protesta rischiano di essere dei riti fini a se stessi. In democrazia l’avversario si sconfigge con il voto e tra qualche giorno c’è l’opportunità di farlo con le elezioni regionali. Sconfiggiamo in primo luogo Formigoni e Polverini. Sia questo l’obiettivo più immediato e unificante. Ho scoperto casualmente che un concorrente del Grande Fratello (Mauro Marin) sta costruendo la sua vittoria attraverso Facebook dove, tra pagine e gruppi ha un seguito di oltre 500 mila fans. Lavoro e creatività possono l’impossibile. Sentiamoci tutti impegnati a sconfiggere gli apparentemente imbattibili Formigoni e Polverini. Se ci riusciremo, e non è utopia, contribuiremo a scrivere una bella pagina della nostra storia. Ciascuno faccia del suo meglio.
Un appello al “Popolo viola”
I giornali on line e i bloggers che hanno offerto gli articoli sul papocchio delle elezioni regionali ai commenti dei lettori, hanno registrato, qualunque fosse il loro orientamento politico, un coro pressoché unanime di sbigottimento di fronte a ciò che andava accadendo.
Vogliamo evitare di trascorrere il prossimo mese a piangerci addosso perché ciò servirebbe a nulla; al contrario è maturo il momento per capire come si esce da questo stallo. E per questo è essenziale chiamare ogni cosa con il proprio nome, senza fare sconti a nessuno.
I passi fatti dalla maggioranza e dal governo sono sotto gli occhi di tutti ed ognuno può darne il giudizio che gli pare. L’opposizione, da parte sua, fin dall’inizio della vicenda elettorale, ha compiuto passi che ne hanno compromesso la credibilità , uno per tutti l’iniziale opposizione alla candidatura di Vendola in Puglia. Governo ed opposizione hanno dimostrato in forme diverse quanto sia astratto quel concetto che giustamente non perdono occasione per ribadire che “premiare il merito†deve rappresentare una priorità assoluta nel progetto di rilancio della società italiana.
Le applicazioni concrete di questo principio sono state: il governo ha approvato un decreto che premia l’incompetenza dei responsabili della presentazione delle liste in Lazio e Lombardia e il PD si è opposto finché ha potuto alla ricandidatura di Vendola, un governatore amato dal suo popolo e che per di più aveva fatto bene nel mandato appena concluso.
Lo sconforto e il desiderio di riscossa dei cittadini è oggi privo di sponde politiche. Duole dirlo, ma il PD maggiore partito di opposizione, può essere una sponda soltanto per qualche protesta.
Sulla giustizia ce lo ritroviamo a fianco se protestiamo contro le tante leggi “ad personam†che ci vengono proposte a ritmo incessante, ma non esiste di fronte al problema più complessivo della riforma della giustizia lenta ed inefficiente, vera palla al piede dello sviluppo civile ed economico del paese. E’ pensabile, ad esempio, che abbandonare un frigorifero per strada costituisca oggi un reato penale e non un reato da sanzionare con una semplice contravvenzione? L’opposizione che ha il suo bravo stuolo di avvocati in Parlamento, se dovesse trovarsi a governare, sarà capace di intervenire su una materia che tocca così da vicino gli interessi dei suoi stessi giuristi? Capirà un giorno che politica e tecnocrazia sono cose ben diverse tra loro? Ragionamento analogo vale per Sanità e Pubblica amministrazione, per non dire dell’Università per la quale i progetti di riforma del Governo e del PD sono assolutamente sovrapponibili.
I cittadini che pensano, che lavorano, che non vogliono rassegnarsi possono trovare oggi la sponda necessaria soltanto in loro stessi, nella capacità di aggregarsi per proporre. E’ ora che il Web, dimostratosi uno strumento poderoso di aggregazione faccia un ulteriore salto di qualità trasformandosi in uno strumento capace di elaborare e dare le gambe ad un progetto di rinnovamento della nostra comunità nazionale.
I bloggers che hanno dato vita al popolo viola possono essere il punto di riferimento per avviare questa riscossa.
Formigoni e Polverini: ecco come si diventa antipatici
Tra meno di un mese si dovrà votare e le acque sono ancora torbide. Mentre si attendono le decisioni dei tribunali di Roma e di Milano sui ricorsi per la riammissione di liste e listini, i toni sempre più barricaderi usati da Formigoni e Polverini e dai loro sostenitori che si dichiarano vittime e non polli, sta incidendo sul loro personale appeal nei riguardi degli elettori. In primo luogo attribuire agli avversari la responsabilità della loro stessa dissennatezza, perpetuando la litania che la colpa è sempre degli altri, produce sempre meno comprensione e riduce sempre più la credibilità . C’è un solo italiano che possa credere, come predica l’onorevole Cicchitto, che un manipolo di militanti radicali si siano fatti barriera umana per impedire ai rappresentanti del Pdl di consegnare la loro lista? Suvvia onorevole Cicchitto, sappiamo di non essere intelligenti come lei, ma la preghiamo di non considerarci neppure dei perfetti idioti. I suoi elettori, non noi che non lo siamo, meritano un pò più di rispetto. Non scagliatevi contro la burocrazia delle cui inefficienze siete i padri e quindi i soli e unici responsabili. Per quale mai ragione deve valere una regola per il cittadino che presenta la documentazione per la partecipazione ad un concorso priva di un bollo o con 1 ora di ritardo ed un partito politico che presenta i documenti per concorrere alle elezioni senza le firme richieste o con la stessa ora di ritardo? Voi ancora non lo avete capito, ma ci siamo davvero stufati e non vediamo l’ora che riusciremo a mandarvi a casa. Il messaggio vale anche per chi fa opposizione e tuttavia si allontana ogni giorno di più dal sentire comune della gente.
Un insegnamento da Norimberga
Il processo di Norimberga stabilì che la responsabilità dei crimini nazisti andava attribuita oltre che ad Hitler anche ai gerarchi del regime, che non potevano essere considerati incapaci di intendere e di volere. In chiave attuale, ma senza pensare neppure lontanamente di avvicinare nazismo e berlusconismo vorremmo indurre una riflessione. L’oggetto degli attacchi della sinistra in questi ultimi anni è stato solo e sempre Silvio Berlusconi. Raramente l’indice è stato puntato nei confronti di chi lo ha seguito e affiancato nella sua avventura politica. Poveretti, si è sussurrato, cosa possono fare, che margini operativi hanno a disposizione? fossero essi anche ministri o presidenti di qualche ramo del Parlamento. Immaginate uno Schifani che toglie la parola a Berlusconi come fece Irene Pivetti con Umberto Bossi? L’avere deresponsabilizzato i collaboratori di Berlusconi, averli assimilati a dei “minus habens”, pressocché degli incapaci di intendere e di volere, ha finito con il legittimarne l’operato. Il danno è stato doppio: da una parte si è accresciuto a dismisura il carisma di Berlusconi e dall’altra è stata scalfita solo marginalmente l’immagine dei suoi collaboratori. Dovremmo imparare dal pugilato. Il KO dell’avversario si ottiene colpendolo al viso, ma si prepara, come si dice in gergo pugilistico, “lavorandolo ai fianchi”. Il pugile concentrato soltanto sull’obiettivo di colpire l’avversario al viso per infliggergli il colpo del KO in genere finisce con il perdere l’incontro. Riteniamo che la metafora sia abbastanza chiara per doverci dilungare a commentarla.
La forma e la sostanza del presidente Schifani
Si guardi la sostanza e si tralasci la forma, facendo in modo di non privare alcun cittadino del diritto di voto. Così il presidente del Senato Renato Schifani intervenuto sull’affaire delle prossime elezioni regionali. Ora, premesso che faremmo lo stesso ragionamento chiunque fosse ad esprimeresi in quuesti termini, vorremmo chiarita qual’è la differenza tra sostanza e forma, e se differenza c’è, quale sarebbe il confine di separazione tra l’una e l’altra. Ciò perché, senza la chiarezza di questa linea di confine, c’è il rischio che tutto possa diventare lecito. Immaginiamo, ad esmpio, che il Senato debba votare una legge e che al momento del voto 5 senatori che si erano espressi favorevoli all’approvazione si trovino fuori dall’aula. Nella sostanza il loro voto sarebbe stato favorevole. E allora se prevalessero i contrari per 4 voti, estremizzando il ragionamento del senatore Schifani, si potrebbe arrivare alla conclusione che la legge vada ugualmente approvata aggiungendo ai voti favorevoli anche quelli dei senatori che si erano allontanati e non avevano partecipato alla votazione. Se alla finale di una gara olimpica il concorrente di gran lunga superiore agli altri da forfait, non gli si può assegnare la medaglia d’oro con il motivo che se avesse partecipato avrebbe vinto certamente. E in ultimo: privare del diritto di voto è cosa ben diversa da quella affermata dal Presidente del Senato il quale, in quanto seconda carica dello Stato, dovrebbe essere al di sopra delle parti e non ipotizzare neppure lontanamente l’aggiramento delle leggi.
Formigoni-Polverini, buoni solo a far casini
Casini non è Pierferdinando
Davvero oltre ogni immaginazione! Chi poteva pensare che nelle 2 più importanti città italiane, Roma e Milano, il Pdl, partito oggi al governo nazionale, commettesse errori tali nella presentazione delle liste, da determinarne addirittura l’esclusione? La presentazione di una lista è una procedura talmente semplice e nota con tale anticipo che sbagliare è pressocché impossibile; tanto è vero che gli errori sono rarissimi e riguardano piccoli partiti creati all’ultimo momento privi di un minimo di struttura organizzativa. Che difficoltà possa comportare comporre una carpetta che contenga il simbolo del partito, l’elenco dei candidati con le rispettive lettere di accettazione e l’elenco delle firme dei sostenitori della lista è un vero mistero. Quindi la causa è politica e non tecnica e la sua vera natura forse la conosceremo esattamente solo tra qualche giorno. Comunque finisca questa storia, con la conferma dell’esclusione o con la riammissione parziale o totale della lista del Pdl a Roma e della lista Formigoni in Lombardia i protagonisti non hanno perso l’occasione per l’ennesimo tentativo di scaricare sugli avversari , accusandoli perfino di violenza privata, una responsabilità essenzialmente loro. Incapaci tecnicamente o politicamente di presentare una lista, possono avere le qualità per governarci? La domanda è retorica, perché la risposta è una sola, NO.
Arrivo in ritardo e il treno è partito? Colpa del capostazione!
Il tramezzino avvelenato
L’onorevole Storace ha dichiarato che l’esclusione della lista del Pdl dalle votazioni per eleggere il Consiglio regionale del Lazio, equivarrebbe ad un golpe. La candidata presidente Renata Polverini alla quale viene a mancare un supporto molto importante, si appella al Presidente della Repubblica. Tra qualche giorno chissà se qualcuno non tuonerà contro le trame tendenti a impedire la libera espressione della volontà popolare. Si potrebbe fare facile ironnia sul fatto che mentre ci si candida a dirigere una Regione nello stesso tempo si inciampi sulla buccia di banana di non presentare la principale lista di sostegno nel rispetto delle procedure stabilite dalla legge. Tenuto conto che la presentazione di una lista è uno degli adempimenti più semplici da ottemperare, e infatti gli errori sono rarissimi, c’è da pensare che il fatto sia da ascrivere alla sciattezza con la quale si tende ormai ad affrontare qualunque cosa nella convinzione che una pezza in un modo o nell’altro sarà possibile mettercela dopo. La stessa Emma Bonino in cuor suo sarà rimasta male dell’incidente incorso alla sua avversaria perché essendo donna di trincea le battaglie preferisce combatterle e vincerle sul campo. E tutto sarebbe avvenuto perché il responsabile della presentazione della lista, a pochi minuti dalla scadenza, si era allontanato per mangiare un tramezzino.
Alfano come Brodolini – Sta da una parte sola
Molti non sanno chi è stato Giacomo Brodolini. Eppure si tratta di una delle figure più nobili del nostro dopogrerra; egli è stato il propugnatore e l’autore dello Statuto dei lavoratori, il documento che li sottraeva ai capricci ed agli abusi dei padroni, limitando la discrezionaltà di questi ultimi.
Alla domanda “da che parte stesse”, Brodolini rispose di stare da una parte sola “quella dei lavoratori”. Oggi, se la stessa domanda fosse posta al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, probabilmente risponderebbe in modo analogo “dalla parte di Berlusconi”. Fa specie che un Ministro della giustizia di fronte all’accusa rivolta contro alcuni magistrati da parte di Berlusconi di essere talebani, non abbia tentato neppure una timida difesa d’ufficio emulando la Carfagna, Ministra delle opportunità che era rimasta silenziosa sui festini di Villa Certosa e Palazzo Grazioli. E se cominciassimo a incazzarci ci sarebbe qualcosa di male? Non è giunto il momento che il conto vada presentato anche ai ministri e non solo al loro capo?
La condanna di Google e il diritto dei talebani
L’errore più grave che potremmo commettere è di liquidare la vicenda con battute facili e sostanzialmente acritiche. Il tema è la circoscrizione di ciò che è lecito nella garanzia dei diritti individuali e collettivi, nella consapevolezza che l’evoluzione delle coscienze e delle opportunità produce sempre scenari inediti rispetto al passato. Il compito della politica e del diritto è di adeguarvi le regole della convivenza. Lo stesso luddismo, il fenomeno che si sviluppò in Inghilterra e consistette nella distruzione delle macchine ritenute responsabili della disoccupazione e dei bassi salari, trasse origine dalla incapacità della politica di distribuire i benefici delle nuove opportunità produttive all’intero corpo sociale. Sotto altro profilo non potremmo pensare di distruggere le emittenti televisive perché fanno vendere meno giornali. E’ fatale che il progresso faccia fuori certi mestieri e ne introduca di nuovi. Ricordiamo il film Miseria e nobiltà nel quale Totò, di professione scrivano, “lamentava” la perdita di clienti perché c’erano sempre meno analfabeti. (continua…)
L’Università di Bari rifiuta di assumere la figlia di un professore
Se son rose fioriranno
Incredibile, ma vero. La facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Bari ha votato contro l’assunzione di Maria Luisa Fiorella vincitrice di un concorso a professore associato che avrebbe preso servizio nello stesso dipartimento diretto dal padre. Coloro che conoscono il mondo universitario ed i percorsi che conducono al reclutamento capiscono bene la portata della notizia. La piaga della parentopoli, cioé dell’assunzione di propri congiunti, pur nel rispetto di tutti i dettami della legge e nell’omertoso silenzio collettivo, aveva assunto nell’Università di Bari livelli di autentica sconcezza, assurti frequentemente ai “disonori” della cronaca locale e nazionale. Così un componente del Consiglio di Facoltà il professor Giovanni Lapadula, ha chiesto la parola ed ha invitato i colleghi a dire no a questo ennesimo scempio del buon gusto e dell’etica ed i colleghi sono stati sensibili al richiamo. Si potrà dire che una rondine non fa primavera e che è presto per parlare di un’inversione di rotta, ma è pur sempre un fatto che deve fare riflettere tanti, universitari e no che fanno dell’intrallazzo e della prevaricazione una delle principali regole ispiratrici del loro comportamento.
Sanremo, il televoto e ciò che si continua a non dire
Il televoto sotto accusa per avere mandato in finale al Festival di Sanremo Pupo con il suo principe e il suo tenore. Le trasmissioni di oggi e qualche commento sui giornali hanno affrontato il tema senza però, a nostro avviso, scavare fino in fondo. Si è provato a mettere sotto processo il televoto, tanto è stato ritenuto paradossale l’esito a cui ha portato nel caso del Festival con le spiegazioni più bizzarre. Tra queste in primo luogo l’uso massiccio che ne farebbero i giovani per sostenere i loro beniamini provenienti dai vari talent show ed il forte legame tra la notorietà televisiva ed il favore del pubblico. Un proverbio francese che vi offriamo nella traduzione italiana afferma che “la guerra si vince con il denaro”. E poiché un Festival, pur nel suo genere, è una guerra e la vittoria di un concorrente piuttosto che un altro può portare vantaggi significativi ad un determinato gruppo di persone, la spiegazione va ricercata appunto in questo intreccio di interessi. Lele Mora qualche mese addietro non ha avuto difficoltà ad ammettere che investì 25 mila euro in telefonate per favorire la vittoria di Walter Nudo all’Isola dei famosi. Guardacaso Lele Mora era l’agente di Walter Nudo e quei 25 mila euro li avrà ripresi con abbondanti interessi.
La risposta al perché si ricorra con tanta frequenza al televoto sta nei vantaggi economici che produce alle reti televisive che lo propongono. Un televoto che, come nel caso di Sanremo, costa 75 centesimi ne lascia almeno 65 alla rete televisiva. Se, come si dice per la sola votazione del vincitore finale di Sanremo, sono state fatte circa un milione di telefonate, ciò si traduce in ben 650 mila euro. Vi sembrano pochi? La brava Antonella Clerici potrà sgolarsi quanto vuole a dire che “il popolo è sovrano”. Sovrano è il plutocrate il quale, con il cinismo che è proprio dei plutocrati non ha alcun ritegno a collocare i suoi quattrini dove meglio possono fruttare. Ma questo aspetto della questione fino ad ora non lo abbiamo sentito sollevare a nessuno, neppure al CODACONS, il quale va ricercare improbabili irregolarità nei tabulati telefonici.
Il televoto è soltanto uno strumento per fare cassa. Ma sentirlo affermare in un programma televisivo dagli stessi che beneficiano di questo modo di fare cassa, non sarà cosa facile
Sanremo, il PD e i fischi a Bersani
Bersani, svegliati!
Perché, viene da chiedersi, Pier Luigi Bersani segretario del Partito Democratico, ha voluto essere presente all’ultima serata del Festival di Sanremo? Pensava davvero che la sua presenza sarebbe stata una testimonianza palese della legittimaziione del suo partito agli occhi dei cittadini? Oppure non ha saputo resistere alla tentazione di una così ampia platea offertagli da Maurizio Costanzo?
Quello che è certo è che ha sbagliato i conti. Sanremo, per quanto truccata, è una manifestazione di canzonette ed il tentativo di trasformarla in tribuna politico-sindacale costituiva una forzatura obiettiva. Rappresentava niente più che un tentativo goffo di fare credere che un problema serio, oscurato sistematicamente dai telegiornali, entrasse nella coscienza collettiva perché inserito forzosamente tra 2 canzonette. Questa vicenda ci ha convinto che in Italia non c’è ancora un partito di opposizione maturo per candidarsi a governare. Leggevamo sulla stampa di ieri che in Italia circolano 627 mila auto blù (1 ogni 100 cittadini) a fronte delle 70 mila degli Stati Uniti. Quanto costa questo lusso, i cui beneficiari sono in primo luogo i politici e il sottobosco che vi gravita attorno? Euro più euro meno saranno circa 30 miliardi di euro all’anno. A parte i risvolti etici, siamo così ricchi da potercelo permettere? E questo è solo un esempio! Gli operai di Termini Imerese e tutti gli altri che vivono un’esperienza analoga possono essere aiutati meglio tagliando drasticamente costi di questa natura oppure esponendoli alla pietosa comprensione dei connazionali invitandoli a raccontare le loro storie private da un palcoscenico addobbato per ospitare una manifestazione canora? Il momento in cui Bersani, dimenticando che di questi ed altri analoghi privilegi godono anche tanti, forse troppi suoi elettori, e sarà disposto a correre il rischio di diventare impopolare ai loro occhi, quel giorno da qualunque ribalta vorrà parlare eviterà di apparire retorico e poco credibile e non sarà coperto dai fischi del pubblico del Festival di Sanremo e da quelli che non ha potuto udire del pubblico da casa. E prenderà più voti! Lo dice un elettore di lunghissima data.
A Sanremo Valerio Scanu vince il festival delle polemiche – Video
Quando sembrava che il gioco, come all’apprendista stregone, fosse sfuggito al controllo dei cervelloni della RAI ed il trio Pupo, Emanuele Filiberto e Canonici si avviasse alla vittoria del Festival 2010, qualcuno ha lanciato l’ancora di salvezza ed ha scongiurato un esito che avrebbe fatto ridere per i prossimi mesi. Ha vinto così il più giovane dei concorrenti, quel Valerio Scanu che era arrivato secondo nel talent show Amici condotto da Maria de Filippi.
Nel video il pezzo cantato in coppia con Alessandra Amoroso.
Foto di Nicole Minetti, da igienista dentale di Berlusconi al Consiglio regionale di Lombardia
Finalmente una buona notizia
La bella Nicole Minetti è diplomata in igiene dentale. Il destino l’ha fatta incontrare con la dentatura di Silvio Berlusconi reduce dall’aggressione di Massimo Tartaglia. Così, essendo prossima la scadenza per le elezioni regionali l’illustre paziente piuttosto che gratificarla con un mazzo di fiori, ha pensato di proporla per un posto nel Consiglio regionale della Lombardia. La notizia è riportata con bella evidenza anche dal Corriere della sera. Si tratta obiettivamente di una buona notizia in un momento in cui siamo sommersi dalle risate per le opportunità di ricavare ottimi affari dal terremoto dell’Aquila e da tutto il verminaio collegato che sta emergendo giorno dopo giorno. Sapremo tra qualche giorno se Nicole sarà eletta e farà parte del Consiglio della più ricca regione italiana. Se non dovesse esserlo, non si crucci più di tanto. Non sarà lasciata ad invecchiare in uno studio dentistico.
Il test antidroga dei parlamentari. Una mezza buffonata
Quanti sono gli onorevoli drogati?
I nostri parlamentari ci considerano proprio idioti irrimediabili, e chissà se non lo siamo davvero, vista la facilità con la quale ingoiamo qualsiasi cosa ci viene propinata. Qualche mese addietro, non ricordo bene dietro l’onda emozionale di quale scandalo, il sottosegretario Carlo Giovanardi invitò i parlamentari a sottoporsi spontaneamnte al test antidroga. E’ talmente elevato il carisma di Giovanardi che all’invito rispose meno di 1 su quattro parlamentari, cioé 232 su circa 940. Dei 232 volontari, 1 è risultato positivo: è certo cioé che almeno 1 parlamentare è drogato. Rimane il mistero sui 940-232=708 parlamentari, ovviamente dato il numero di tutte le parti politiche, che non si sono sottoposti al test. Si potrebbe pensare che avendo qualche preoccupazione per l’esito abbiano scelto l’astensione, anche se nessuno di loro darà mai una motivazione del genere. Intanto l’identità del drogato rimane assolutamente riservata e perciò non dovrà , come invece è toccato a Morgan, fare neppure auting pubblicamente. Conosceremo mai l’identità di coloro che non si sono sottoposti al test? Onorevole Giovanardi, si faccia forza e la renda nota, così se dovessimo incontrarne per strada qualcuno di questi signori potremo chiedere direttamente il motivo della loro scelta. Se riterrà di non doverlo o poterlo fare, la prossima volta ci pensi bene prima di suonare una tale grancassa per partorire topolini tamente tisici. Lo faccia in primo luogo nell’interesse dei suoi colleghi parlamentari che da questa vicenda sono usciti ancora una volta malconci nella considerazione dei cittadini. Questa corda che continuate a tirare con tanta ostinazione, pensate davvero che non si romperà mai?
P.S. Nel corso di una trasmissione televisiva gli onorevoli Matteo Colaninno ed Alessandra Mussolini hanno esibito l’esito del loro test risultato negativo. Non sappiano di altri e perciò ci scusiamo di non nominare anche coloro che avessero reso noto l’esito del proprio test.
Il “test di integrità ” per smascherare la corruzione
Piercamillo Davigo, uno dei componenti del pool “Mani pulite”, ospite del programma 8 e mezzo condotto da Lilli Gruber, raccontava che i suoi colleghi statunitensi rimasero meravigliati quando spiegò le procedure adottate in Italia per scoprire funzionari e politici corrotti.
Intercettazioni telefoniche, testimonianze, riscontri, verifiche dei conti bancari e quanto altro fosse necessario per accertare eventuali episodi di corruzione. La sorpresa nasceva dalla onerosità della procedura che talora, come è noto, richiede più di un anno per essere completata. Negli Stati Uniti usiamo un sistema più rapido, ribatterono, ed ugualmente efficiente. Quando esiste su qualcuno il sospetto di corruttibilità , ci limitiamo a sottoporlo al “test di integrità ”; costa poco ed è rapido ed efficace. Il test consiste nel verificare la reazione del soggetto sospetto ad un tentativo di corruzione, arrestandolo se l’esito del test è positivo. Con questo metodo è stato scoperto ed arrestato anche il sindaco di Washington.
Questa procedura ci è sembrata particolarmente interessante alla luce dell’eterno problema delle lungaggini della giustizia italiana. Velocizzare le procedure non può prescindere dal modificarne alcune. L’esempio riportato è uno dei possibili; se in più cancelliamo dal codice penale reati che sarebbe sufficiente sanzionare con una contravvenzione, quali l’abbandono di un materasso sulla pubblica strada, i tribunali sarebbero allegeriti di lavoro utile soltanto a riempire la greppia di famelici avvocati.
Scalfari chiede, Bertolaso risponde
Alle domande si può rispondere
A conclusione del consueto editoriale della domenica su Repubblica, Eugenio Scalfari pone a Guido Bertolaso 10 domande sul suo ruolo tecnico-politico in materia di Protezione Civile, Grandi eventi, emergenze più o meno fittizie e Protezione spa alla luce di quanto va emergendo dall’inchiesta della Procura di Firenze. In primo luogo va dato atto a Guido Bertolaso di avere risposto a stretto giro di posta, circostanza della quale lo stesso Scalfari si compiace e di avere fornito una versione dei fatti che potrà essere condivisa o meno, ma che non si appoggia a persecuzioni politiche o giudiziarie diversamente da quanto hanno fatto finora coloro che in teoria affermano di volerlo sostenere. Abbiamo indicato il link con le domande e le relative risposte dove ciascuno potrà farsi una propria idea autonoma. Ci preme di fare una considerazione. Tra le altre cose Bertolaso afferma che il piano per l’emergenza rifiuti di Napoli che è stato attuato dal Governo Berlusconi è identico a quello che era già stato sottoposto al Governo Prodi, piano che rimase inattuato per resistenze interne allo stesso governo. Egli conclude rimproverando all’opposizione di sapere trovare l’unità soltanto nell’antiberlusconismo. Su questo non vi è dubbio che ha ragione da vendere. Riteniamo di più che se confermasse le dimissioni annunciate dopo l’avviso di garanzia, distingendo così nettamente le sue responsabilità da quelle di altri riprenderebbe quota nel giudizio di molti cittadini e potrebbe affrontare con minori vincoli anche gli aspetti giudiziari della vicenda.

Gulliver è sbarcato sull’Isola








