Varanasi – India

Varanasi è impossibile da descrivere a parole, e nemmeno per immagini a dire il vero. Visitando Varanasi si può percepire il ciclo della vita, del quale gli individui sono interpreti passeggeri. Il rito della preghiera all’alba e al tramonto, la pratica delle cremazioni sui ghat per ottenere la liberazione dell’anima, il rispetto per la vita in tutte le sue forme che determina le abitudini alimentari e comportamentali, la religiosità della gente comune e l’evidente presenza dei sadhu, saggi e mendicanti allo stesso tempo, sospesi tra una vita di ascesi, preghiera e accattonaggio, fanno di Varanasi un luogo dove in ogni istante va in scena la vita, dura, durissima, ma alleviata dalla fede nella liberazione.

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L’irresistibile bellezza del Porco che mangia

Lo trovo meraviglioso. Quando l’ho visto sono rimasto a guardarlo per un pò. Molto meglio di un post di Scanzi, di un’invettiva di Sgarbi, di un congiuntivo di Di Maio.

Silenzio, prendetevi qualche secondo e immaginatevi il suono del suo sincero appetito.

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La meusa a Milano

meusa_bio

A Palermo il pane con la milza, in dialetto “meusa”, è sinonimo di cibo da strada. La pronuncia corretta in palermitano sarebbe “pani c’a miévusa”. Si prepara usando una vastella (pagnotta), che viene imbottita da pezzetti di milza e polmone di vitello. La milza e il polmone vengono prima bolliti e poi, una volta tagliati a pezzetti, soffritti a lungo nella sugna.

pani-ca-meusaIl panino può essere integrato con caciocavallo grattugiato o ricotta (in questo caso il panino si dice maritatu, ossia sposato, cioè accompagnato da qualcos’altro), con limone o pepe oppure semplice (schettu, ossia celibe, cioè solo).

Il pani ca meusa è un cibo che si identifica con lo spirito popolare del capoluogo siciliano. A Palermo nessuno potrebbe mai associarlo all’attributo “bio” per renderlo più “appetibile” sul mercato. Sarebbe come snaturarlo della sua popolare genuinità. L’unico modo per incentivarne il consumo che mi viene in mente sarebbe un “tecca’ mancia!” urlato con un tono vagamente minaccioso dal meusaro.

Ma qui siamo a Milano e i macellai hanno una diversa cultura di marketing.

Cos’è la moda? Frasi sulla moda tra antichità e attualità

Diceva Oscar Wilde che “La moda è ciò che uno indossa. Ciò che è fuori moda è ciò che indossano gli altri“, a sancire la relatività di ciò che chiamiamo moda. Nell’eterno ritorno di pantaloni a zampa, tatuaggi, calzari, anelli alle dita dei piedi, eccentriche acconciature e chi più ne ha più ne metta, Leo Longanesi, secondo me, colse nel segno dicendo che “C’è una sola grande moda: la giovinezza“.

Per cercare conferma a questa teoria basta confrontare le capigliature dei giovani di migliaia di anni fa scolpiti nel marmo o nel bronzo, con quelle dei tronisti di Maria de Filippi, che fanno dei loro ciuffi ricciuti un portentoso strumento di seduzione.

Vediamo un confronto tra questi esemplari di giovani bellocci di epoche distanti millenni. Non si percepisce una gran differenza. Uno dei quattro, quello che a me sembra il più hipster di tutti, è niente meno che il padre degli dei greci e romani, che secondo la mitologia si guadagnò il trono uccidendo il padre Kronos e facendogli sputare i fratelli.

ZeusHipster

Hipster

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