Quartina sulla purezza assoluta

Dedicata a tutti coloro che sono impegnati ogni giorno nella strenua difesa della propria purezza assoluta.

giglio-biancoA tutte le anime belle che posti davanti a un “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, scaglierebbero la pietra.

Quartina sulla purezza assoluta.

Siam come i gigli, sine macula

degli italian luce e speranza.

senza posa diffondiam codesta fabula

che tanto piace alla cittadinanza.

Messaggio per il viandante

frase-madonnaPercorrendo il sentiero del viandante, il percorso di trekking lungo la riva orientale del lago di Lecco, ci si imbatte frequentemente in cappelle, edicole votive e monumenti ai caduti di tutte le guerre originari di quei paesini. Tra Varenna e Dervio, sulla parete esterna di una cappella votata alla Madonna si trova scritto:

O passegger, ne la solinga via
sosta per mormorar “Ave Maria”
Ti sembrerà così di esser bambino
e sentirai la mamma a te vicino
Sosta e riposa il colle rasserena
e disacerba ogni segreta pena:
Quando riprenderai la lunga via
avrai con te la mamma tua, Maria.

Poesia di Charles Bukowski – Autoinvitati

Autoinvitati

bukowskiva bene, mettimi le mutande al contrario, telefona in Cina,
fai volar via gli uccelli,
compra un quadro di una colomba rossa e ricordati
di Herbert Hoover.
Quel che cerco di dire è che sei delle ultime
otto sere abbiamo avuto ospiti, tutti autoinvitati,
e come dice mia moglie: “Non vogliamo farli restar male”.
Sicché ci sediamo e li ascoltiamo, certuni famosi
e certuni mica tanto, certuni piuttosto svegli
e divertenti, certuni mica tanto
ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
parole, parole, parole, un garbato mulinello di suoni
che rivela innanzi tutto solitudine: in un modo o nell’altro
chiedono tutti di essere accettati,
di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
ma io sono uno di quelli che preferirebbe
starsene tranquillo a casa con la moglie e i suoi sei gatti
(o di sopra da solo a fare niente). Continue Reading

Il tranviere metafisico

tramRitorna a volte il sogno in cui mi avviene
di manovrare un tram senza rotaie
tra campi di patate e fichi verdi
nel coltivato le ruote non sprofondano
schivo spaventapasseri e capanni
vado incontro a settembre, verso ottobre
i passeggeri sono i miei defunti.
Al risveglio rispunta il dubbio antico
se questa vita non sia evento del caso
e il nostro solo un povero monologo
di domande e risposte fatte in casa.
Credo, non credo, quando credo vorrei
portarmi all’al di là un po’ di qua
anche la cicatrice che mi segna
una gamba e mi fa compagnia.
Già, ma allora? Sembra dica in excelsis
un’altra voce.
Altra?

Luciano Erba, Il tranviere metafisico – 1987

Poesie d’amore di Pablo Neruda: Ode al primo giorno dell’anno

Lo distinguiamo dagli altri
come
se fosse
un cavallino
diverso da tutti
i cavalli.
Gli adorniamo
la fronte
con un nastro,
gli posiamo
sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
andiamo a riceverlo
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli:
i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l’ultimo
giorno
di questo
anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l’uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all’infinito
modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh macchinista di treni
sboccati
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine
d’anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?
Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano
gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell’alba,
senza sapere
che si tratta
della porta dell’anno,
di un giorno
scosso
da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra
non lo
sa:
accoglierà
questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con
frecce
di
trasparente
pioggia,
e poi
lo avvolgerà
nel suo tubo,
lo conserverà nell’ombra.

Eppure
piccola
porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.
Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo
come
se fossi un topazio.

Giorno
dell’anno
nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte
le foglie escono verdi
dal
tronco del tuo tempo.

Incoronaci
con
acqua,
con gelsomini
aperti,
con tutti gli aromi
spiegati,
sì,
benché
tu solo
sia
un giorno,
un povero
giorno umano,
la tua aureola
palpita
su tanti
cuori
stanchi,
e sei,
oh giorno
nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre
permanente!

Testo in lingua spagnola
Oda al primer día del año

Lo distinguimos
como
si fuera
un caballito
diferente de todos
los caballos.
Adornamos
su frente
con una cinta,
le ponemos
al cuello cascabeles colorados,
y a medianoche
vamos a recibirlo
como si fuera
explorador que baja de una estrella.

Como el pan se parece
al pan de ayer,
como un anillo a todos los anillos:
los días
parpadean
claros, tintineante, fugitivos,
y se recuestan en la noche oscura.

Veo el último
día
de este
año
en un ferrocarril, hacia las lluvias
del distante archipiélago morado,
y el hombre
de la máquina,
complicada como un reloj del cielo,
agachando los ojos
a la infinita
pauta de los rieles,
a las brillantes manivelas,
a los veloces vínculos del fuego.

Oh conductor de trenes
desbocados
hacia estaciones
negras de la noche.
este final
del año
sin mujer y sin hijos,
no es igual al de ayer, al de mañana?
Desde las vías
y las maestranzas
el primer día, la primera aurora
de un año que comienza,
tiene el mismo oxidado
color de tren de hierro:
y saludan
los seres del camino,
las vacas, las aldeas,
en el vapor del alba,
sin saber
que se trata
de la puerta del año,
de un día
sacudido
por campanas,
adornado con plumas y claveles,

La tierra
no lo
sabe:
recibirá
este día
dorado, gris, celeste,
lo extenderá en colinas,
lo mojará con
flechas
de
transparente
lluvia,
y luego
lo enrollará
en su tubo,
lo guardará en la sombra.

Así es, pero
pequeña
puerta de la esperanza,
nuevo día del año,
aunque seas igual
como los panes
a todo pan,
te vamos a vivir de otra manera,
te vamos a comer, a florecer,
a esperar.
Te pondremos
como una torta
en nuestra vida,
te encenderemos
como candelabro,
te beberemos
como
si fueras un topacio.

Día
del año
nuevo,
día eléctrico, fresco,
todas
las hojas salen verdes
del
tronco de tu tiempo.

Corónanos
con
agua,
con jazmines
abiertos,
con todos los aromas
desplegados,
sí,
aunque
sólo
seas
un día,
un pobre
día humano,
tu aureola
palpita
sobre tantos
cansados
corazones,
y eres,
oh día
nuevo,
oh nube venidera,
pan nunca visto,
torre
permanente!

Settembre: di Hermann Hesse

Triste il giardino: fresca
scende ai fiori La pioggia…
silenziosa trema
l’estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d’oro
giù dalla grande acacia…
Ride attonita e smorta
Pestate dentro il suo morente sogno;
s’attarda tra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude.

“Non lamentarti” di Pablo Neruda

Non Lamentarti di Pablo Neruda

Non incolpare nessuno, non lamentarti mai di nessuno, di niente,

perché in fondo tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso ed il valore di cominciare a correggerti.

Il trionfo del vero uomo proviene dalle ceneri del suo errore.

Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte, affrontala con valore e accettala.

In un modo o in un altro è il risultato delle tue azioni

e la prova che Tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento né attribuirlo agli altri. (altro…)

Eclissi solare descritta dal poeta greco Archiloco, nel 648 a.c

Il poeta greco Archiloco visse probabilmente nel periodo che va dal 680 a.C. al 645 a.C. In una sua opera viene menzionata un’eclissi di sole probabilmente avvenuta il 6 aprile 648 a.C., che sconvolse gli abitanti dell’Egeo e alla quale egli assistette mentre si trovava nell’isola di Taso.

Grazie alla scienza, che ha spiegato quei fenomeni fisici che un tempo erano avvolti dal mistero e che generavano una gran paura.

Poesie di Madre Teresa di Calcutta

madre-teresaMadre Teresa di Calcutta, al secolo Anjeza Gonxha Bojaxhiu (Skopje, 26 agosto 1910 –Calcutta, 5 settembre 1997), è stata una religiosa e beata albanese, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità.

Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II.

In questo post una sua bellissima poesia d’amore per il prossimo. Le delusioni e il dolore ci spingono a chiuderci in noi stessi e creare barriere, a volte in modo inconscio.

Madre Teresa di Calcutta ci esorta ad aprirci al mondo, e di continuare a farlo anche quando la logica e l’istinto di conservazione ci spingerebbe a fare l’esatto contrario.

Dai il meglio di te…

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico

NON IMPORTA, AMALO Continue Reading

Amo tutto ciò che è stato ( Fernando Pessoa )

Amo tutto ciò che è stato, 
tutto quello che non è più, 
il dolore che ormai non mi duole, 
l’antica e erronea fede, 
l’ieri che ha lasciato dolore, 
quello che ha lasciato allegria 
solo perché è stato, è volato 
e oggi è già un altro giorno. 
 
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