Il ministro buttafuori
E partì la lancia in resta…
Non appena Berlusconi completò il racconto su come la murarglia non cinese, bensì radicale, aveva impedito ai rappresentanti del Pdl di Roma di presentare la lista con i candidati per le elezioni regionali del Lazio, Rocco Carlomagno un rappresentante della etnia dei giornalisti chiese di potere rivolgere una domanda al grande capo. Il grande capo non gradì ed avviò un garbato dibattito con il giornalista (vedi video 1). Di fronte all’insistenza del giornalista è stato bellissimo vedere come lo stesso Ministro della Difesa noncurante del suo rango abbia vestito i panni dell’umile soldato e direttosi verso il Carlomagno lo abbia convinto con pari garbo (vedi video 2) ad allontanarsi dalla sala dove si stava svolgendo la conferenza stampa.
Episodi come questo vorremmo che si verificassero ogni giormo perché ci rassicurano sulla prontezza dei politici a rispondere alle provocazioni!
Chi brinderà per la possibile esclusione del Pdl?
Non per tutti il male viene per nuocere!
Se anche il Consiglio di Stato, il massimo organo di giustizia amministrativa, dovesse negare l’ammissione della lista del Pdl della provincia di Roma per le elezioni regionali del Lazio, la notizia da una parte getterà nella costernazione quei candidati inclusi nella lista che contavano nella elezione o nella rielezione o comunque di potere trarre vantaggi per i voti cconquistati per il partito, ma d’altre parte, perchè non dirlo, farà felici moltissimi altri. Questi altri, si badi bene, non sono tanto quelli che sostengono il candidato avversario, quanto quelli che sostengono la Polverini. Infatti, che fine faranno i voti che sarebbero andati al Pdl? E’ certo, o comunque probabilissimo, che nessuno andrà ai partiti dello schieramento avversario; questi voti si distribuiranno ovviamente tra i partiti della coalizione che sostiene la Polverini. La conseguenza è che partiti che prevedevano di eleggere 1 o 2 consiglieri si troveranno a eleggerne molti di più e che candidati che si erano presentati senza alcuna chance di potercela fare, vedranno aprirsi improvvisamente le porte del Paradiso. I vantaggi ci saranno anche per i partiti dello schieramento avversario ed in qualche misura anche per il candidato presidente, Emma Bonino la quale potrà consolidare la sua posizione rispetto a quella dell’avversaria. Non va sottovalutato tuttavia che la Bonino potrebbe risultare paradossalmente svantaggiata in quanto la caduta di tensione intorno all’evento elettorale prodotta dal papocchio delle liste, potrebbe determinare fenomeni di partecipazione o astensione dal voto assolutamente imprevedibili.
Perché stupisce l’onnipresenza di Emanuele Filiberto?
Re nella monarchia dell’audience
Dobbiamo partire dalla consapevolezza di vivere in un mondo, almeno quello italiano, assolutamente telecentrico. In nome e per le esigenze dei buoni affari della TV è stato avviato un processo di snaturazione che ha investito numerosi settori. Ciascuna giornata del campionato di calcio è stata divisa in 4 tronconi, alcune decisioni politiche importanti vengono comunicate a ridosso dell’inizio dei telegiornali, una kermesse canora come il Festival di Sanremo è diventato un evento televisivo prima che musicale. Parafrasando l’avvocato Giovanni Agnelli il quale diceva che “ciò che va bene per la Fiat, va bene per l’Italia”, oggi vale la regola che “ciò che va bene per la televisione deve andare bene per gli italiani.” La polemica sulle qualità canore o danzanti di Emanuele Filiberto va filtrata attraverso queste nuove regole. Se egli o altri sappiano cantare è questione irrilevante. Va bene se fanno audience. Ed Emanuele fa audience perché è “principe”, ha modi educati e ciò piace a molti, sa presentarsi ed apparire con semplicità come uno di noi. E’ ipocrisia pura affermare che il suo successo sia indipendente dal nome che porta, considerato che tanti ragazzi con qualità artistiche e comportamentali pari alle sue, conservano l’anonimato per tutta la vita. La polemica tuttavia ci sembra fuori luogo, soprattutto in Italia, dove il merito rappresenta quasi una colpa e dove possiamo contare una marea di casi nei quali posizione occupata e competenza sono in un contrasto stridente. Pensate, per fare un solo esempio, che sia lecito che possa assumere la titolarità di un ministero chi non è in grado di superare l’esame per diventare procuratore legale nella propria città e per questo va a sostenerlo ad oltre 1000 chilometri di distanza? Eppure succede ed il danno è ben maggiore di quello che può produrre Emanuele Filiberto esibendosi come ballerino o cantante. Con una precisazione che è doveroso fare. Emanuele Filiberto non si qualifica nè ballerino, nè cantante, mentre quel ministro lascia intendere di ricoprire la sua carica avendone tutti i titoli.
Il vero pericolo è che si finisca con il considerare come unico valore l’apparire, rischiando di perdere la sensibilità che fa distinguere il bello dal brutto ,che fa confondere lo scienziato con il divulgatore o che non distingue un discorso politico da un’arringa da tribuno della plebe.
Cortei e sit-in non bastano più
Dobbiamo vincere le elezioni!
Se lascio Internet e vado a seguire il telegiornale, sento di entrare in un mondo diverso. Dalla preoccupazione di milioni di cittadini che affollano i gruppi di Facebook e che lasciano commenti agli articoli dei giornali on line per una situazione politica che non si sa più dove stia andando a parare, ad una rappresentazione della realtà nella quale i carnefici diventano vittime e viceversa. Mi rassicura che Internet è un luogo frequentato da oltre 20 milioni di italiani e perciò con forti potenzialità di penetrazione ed influenza sulle coscienze. Mi deprime piuttosto che le forze politiche non colgano correttamente le priorità del momento e cerchino di conseguenza una sintesi per fare fronte unico piuttosto che tentare ciascuna ad erodere l’elettorato dell’altra; proprio come i capponi di Renzo di manzoniana memoria che si beccavano l’un l’altro mentre andavano al macello.
Le manifestazioni di protesta rischiano di essere dei riti fini a se stessi. In democrazia l’avversario si sconfigge con il voto e tra qualche giorno c’è l’opportunità di farlo con le elezioni regionali. Sconfiggiamo in primo luogo Formigoni e Polverini. Sia questo l’obiettivo più immediato e unificante. Ho scoperto casualmente che un concorrente del Grande Fratello (Mauro Marin) sta costruendo la sua vittoria attraverso Facebook dove, tra pagine e gruppi ha un seguito di oltre 500 mila fans. Lavoro e creatività possono l’impossibile. Sentiamoci tutti impegnati a sconfiggere gli apparentemente imbattibili Formigoni e Polverini. Se ci riusciremo, e non è utopia, contribuiremo a scrivere una bella pagina della nostra storia. Ciascuno faccia del suo meglio.
Un appello al “Popolo viola”
I giornali on line e i bloggers che hanno offerto gli articoli sul papocchio delle elezioni regionali ai commenti dei lettori, hanno registrato, qualunque fosse il loro orientamento politico, un coro pressoché unanime di sbigottimento di fronte a ciò che andava accadendo.
Vogliamo evitare di trascorrere il prossimo mese a piangerci addosso perché ciò servirebbe a nulla; al contrario è maturo il momento per capire come si esce da questo stallo. E per questo è essenziale chiamare ogni cosa con il proprio nome, senza fare sconti a nessuno.
I passi fatti dalla maggioranza e dal governo sono sotto gli occhi di tutti ed ognuno può darne il giudizio che gli pare. L’opposizione, da parte sua, fin dall’inizio della vicenda elettorale, ha compiuto passi che ne hanno compromesso la credibilità, uno per tutti l’iniziale opposizione alla candidatura di Vendola in Puglia. Governo ed opposizione hanno dimostrato in forme diverse quanto sia astratto quel concetto che giustamente non perdono occasione per ribadire che “premiare il merito” deve rappresentare una priorità assoluta nel progetto di rilancio della società italiana.
Le applicazioni concrete di questo principio sono state: il governo ha approvato un decreto che premia l’incompetenza dei responsabili della presentazione delle liste in Lazio e Lombardia e il PD si è opposto finché ha potuto alla ricandidatura di Vendola, un governatore amato dal suo popolo e che per di più aveva fatto bene nel mandato appena concluso.
Lo sconforto e il desiderio di riscossa dei cittadini è oggi privo di sponde politiche. Duole dirlo, ma il PD maggiore partito di opposizione, può essere una sponda soltanto per qualche protesta.
Sulla giustizia ce lo ritroviamo a fianco se protestiamo contro le tante leggi “ad personam” che ci vengono proposte a ritmo incessante, ma non esiste di fronte al problema più complessivo della riforma della giustizia lenta ed inefficiente, vera palla al piede dello sviluppo civile ed economico del paese. E’ pensabile, ad esempio, che abbandonare un frigorifero per strada costituisca oggi un reato penale e non un reato da sanzionare con una semplice contravvenzione? L’opposizione che ha il suo bravo stuolo di avvocati in Parlamento, se dovesse trovarsi a governare, sarà capace di intervenire su una materia che tocca così da vicino gli interessi dei suoi stessi giuristi? Capirà un giorno che politica e tecnocrazia sono cose ben diverse tra loro? Ragionamento analogo vale per Sanità e Pubblica amministrazione, per non dire dell’Università per la quale i progetti di riforma del Governo e del PD sono assolutamente sovrapponibili.
I cittadini che pensano, che lavorano, che non vogliono rassegnarsi possono trovare oggi la sponda necessaria soltanto in loro stessi, nella capacità di aggregarsi per proporre. E’ ora che il Web, dimostratosi uno strumento poderoso di aggregazione faccia un ulteriore salto di qualità trasformandosi in uno strumento capace di elaborare e dare le gambe ad un progetto di rinnovamento della nostra comunità nazionale.
I bloggers che hanno dato vita al popolo viola possono essere il punto di riferimento per avviare questa riscossa.
Formigoni e Polverini: ecco come si diventa antipatici
Tra meno di un mese si dovrà votare e le acque sono ancora torbide. Mentre si attendono le decisioni dei tribunali di Roma e di Milano sui ricorsi per la riammissione di liste e listini, i toni sempre più barricaderi usati da Formigoni e Polverini e dai loro sostenitori che si dichiarano vittime e non polli, sta incidendo sul loro personale appeal nei riguardi degli elettori. In primo luogo attribuire agli avversari la responsabilità della loro stessa dissennatezza, perpetuando la litania che la colpa è sempre degli altri, produce sempre meno comprensione e riduce sempre più la credibilità. C’è un solo italiano che possa credere, come predica l’onorevole Cicchitto, che un manipolo di militanti radicali si siano fatti barriera umana per impedire ai rappresentanti del Pdl di consegnare la loro lista? Suvvia onorevole Cicchitto, sappiamo di non essere intelligenti come lei, ma la preghiamo di non considerarci neppure dei perfetti idioti. I suoi elettori, non noi che non lo siamo, meritano un pò più di rispetto. Non scagliatevi contro la burocrazia delle cui inefficienze siete i padri e quindi i soli e unici responsabili. Per quale mai ragione deve valere una regola per il cittadino che presenta la documentazione per la partecipazione ad un concorso priva di un bollo o con 1 ora di ritardo ed un partito politico che presenta i documenti per concorrere alle elezioni senza le firme richieste o con la stessa ora di ritardo? Voi ancora non lo avete capito, ma ci siamo davvero stufati e non vediamo l’ora che riusciremo a mandarvi a casa. Il messaggio vale anche per chi fa opposizione e tuttavia si allontana ogni giorno di più dal sentire comune della gente.
Il PD si farà raggirare da Berlusconi?
Chi rompe paghi e se vuole si tenga i cocci
Le premesse ci sono tutte e si chiamano “soluzione politica” cioé pasticcio. “Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me.” Solo che, siccome il Pdl non ha nulla da dare, ma può solo ricevere si capisce poco l’interesse dell’opposizione ad accettare anche lontanamente l’idea di un accordo nel quale ha soltanto da perdere, e che peraltro, come l’esperienza insegna, ben difficilmente verrebbe onorato da Berlusconi e soci. Cosa lascia pensare che se l’incidente fosse avvenuto a Vendola in Puglia piuttosto che a Formigoni a Milano, il Pdl, pur sempre sbagliando, si sarebbe adoperato per trovare un modo per riammetterlo? Da quello che abbiamo visto negli ultimi anni, le probabilità sarebbero state esattamente zero. Ma qui non è questione di ripicche: la questione è ben più seria e attiene direttamente il rispetto delle regole. Se una lista non viene presentata o contiene irregolarità non va ammessa. Punto e basta. I cittadini siamo stanchi di vivere in uno Stato in cui c’è chi deve giustamente rispettamente le leggi e chi invece se ne può fregare bellamente.
Un insegnamento da Norimberga
Il processo di Norimberga stabilì che la responsabilità dei crimini nazisti andava attribuita oltre che ad Hitler anche ai gerarchi del regime, che non potevano essere considerati incapaci di intendere e di volere. In chiave attuale, ma senza pensare neppure lontanamente di avvicinare nazismo e berlusconismo vorremmo indurre una riflessione. L’oggetto degli attacchi della sinistra in questi ultimi anni è stato solo e sempre Silvio Berlusconi. Raramente l’indice è stato puntato nei confronti di chi lo ha seguito e affiancato nella sua avventura politica. Poveretti, si è sussurrato, cosa possono fare, che margini operativi hanno a disposizione? fossero essi anche ministri o presidenti di qualche ramo del Parlamento. Immaginate uno Schifani che toglie la parola a Berlusconi come fece Irene Pivetti con Umberto Bossi? L’avere deresponsabilizzato i collaboratori di Berlusconi, averli assimilati a dei “minus habens”, pressocché degli incapaci di intendere e di volere, ha finito con il legittimarne l’operato. Il danno è stato doppio: da una parte si è accresciuto a dismisura il carisma di Berlusconi e dall’altra è stata scalfita solo marginalmente l’immagine dei suoi collaboratori. Dovremmo imparare dal pugilato. Il KO dell’avversario si ottiene colpendolo al viso, ma si prepara, come si dice in gergo pugilistico, “lavorandolo ai fianchi”. Il pugile concentrato soltanto sull’obiettivo di colpire l’avversario al viso per infliggergli il colpo del KO in genere finisce con il perdere l’incontro. Riteniamo che la metafora sia abbastanza chiara per doverci dilungare a commentarla.
La forma e la sostanza del presidente Schifani
Si guardi la sostanza e si tralasci la forma, facendo in modo di non privare alcun cittadino del diritto di voto. Così il presidente del Senato Renato Schifani intervenuto sull’affaire delle prossime elezioni regionali. Ora, premesso che faremmo lo stesso ragionamento chiunque fosse ad esprimeresi in quuesti termini, vorremmo chiarita qual’è la differenza tra sostanza e forma, e se differenza c’è, quale sarebbe il confine di separazione tra l’una e l’altra. Ciò perché, senza la chiarezza di questa linea di confine, c’è il rischio che tutto possa diventare lecito. Immaginiamo, ad esmpio, che il Senato debba votare una legge e che al momento del voto 5 senatori che si erano espressi favorevoli all’approvazione si trovino fuori dall’aula. Nella sostanza il loro voto sarebbe stato favorevole. E allora se prevalessero i contrari per 4 voti, estremizzando il ragionamento del senatore Schifani, si potrebbe arrivare alla conclusione che la legge vada ugualmente approvata aggiungendo ai voti favorevoli anche quelli dei senatori che si erano allontanati e non avevano partecipato alla votazione. Se alla finale di una gara olimpica il concorrente di gran lunga superiore agli altri da forfait, non gli si può assegnare la medaglia d’oro con il motivo che se avesse partecipato avrebbe vinto certamente. E in ultimo: privare del diritto di voto è cosa ben diversa da quella affermata dal Presidente del Senato il quale, in quanto seconda carica dello Stato, dovrebbe essere al di sopra delle parti e non ipotizzare neppure lontanamente l’aggiramento delle leggi.
L’onorevole di Sciascia e le disavventure del Pdl romano.
Nelle avversità dei nostri migliori amici noi scopriamo sempre qualcosa che non ci dispiace. François de La Rochefoucauld
Tutti tristi nel Pdl per l’esclusione della loro lista dalle elezioni per il Lazio? Chi conosce uomini e cose sa che non è così. I primi ad essere in brodo di giuggiole sono i candidati delle liste collegate al candidato presidente, Renata Polverini, che vedono aumentare le loro chances di elezione. I romani che non potranno votare per il Pdl dovranno pure votare per qualcuno ed i destinatari più probabili sono proprio loro. E quindi ceri a tutti i santi possibili perché i ricorsi contro l’esclusione della lista del Pdl vengano bocciati ai vari livelli a cui saranno presentati. L’UDC di Casini e la Destra di Storace, ma non solo loro potrebbero fare buona pesca tra le frange opposte del Pdl. Questa vicenda kafkiana ricorda da vicino l’Onorevole di Leonardo Sciascia, dove lo scrittore siciliano descrive il clima nella segreteria politica di un candidato nella quale l’entusiasmo si accendeva non tanto per l’insuccesso delle liste avversarie, quanto piuttosto per gli insuccessi dei compagni di partito.
Daniela Santanché sottosegretario, Monica Setta piange
Avremo un giorno senza lei in TV?
Precisiamo subito, Monica Setta è grande amica e sostenitrice di Daniela Santanché e quindi è felice che sia stata nominata sottosegretario. Monica è triste perché non ha potuto informarcene prima degli altri con uno dei suoi strordinari scoop che i colleghi giornalisti le invidiano fino a diventare verdi per la bile. La maledetta par condicio infatti impedirà alla procace Monica di trattare di politica e quindi di invitare politici con l’imparzialità che la distingue fino alle prossime elezioni regionali. Torniamo a Daniela Santanché una delle pasionarie del Pdl. Essa è donna che sa comunicare a 360 gradi; dove non arriva la parola si fa soccorrere dai gesti come quello della foto indirizzato verso gli studenti e professori universitari che protestavano contro la riforma proposta dall’allora ministro Letizia Moratti. Il governo può stare tranquillo: il nuovo sottosegretario all’attuazione del programma ci terrà informati minuto per minuto sui miracoli quotidiani di Berlusconi e soci. Chi deve tremare è Capezzone, il quale rischia di essere oscurato dalla intraprendente Daniela.
Se cade Formigoni, cade Nicole Minetti. Alito pesante alle Regione Lombardia
Che fine farà la bella Nicole?
Il vero guaio dell’esclusione della lista Formigoni per la Lombardia, sarebbe l’esclusione di Nicole Minetti dal parlamentino lombardo. Se abbiamo capito bene le sorti della bella igienista dentale sono strettamente legate a quelle del governatore uscente e quindi, fuori lui, fuori anche la bella Nicole. Il suo sponsor principale, che sappiamo essere Silvio Berlusconi, sarà su tutte le furie anche perché altre elezioni in vista non ce ne sono ed una ricollocazione adeguata per la ragazza è quanto mai problematica. L’unica strada percorribile rimarrebbe la nomina diretta a Ministro o almeno Sottosegretario. Come si dice “a mali estremi, estremi rimedi”.
Formigoni-Polverini, buoni solo a far casini
Casini non è Pierferdinando
Davvero oltre ogni immaginazione! Chi poteva pensare che nelle 2 più importanti città italiane, Roma e Milano, il Pdl, partito oggi al governo nazionale, commettesse errori tali nella presentazione delle liste, da determinarne addirittura l’esclusione? La presentazione di una lista è una procedura talmente semplice e nota con tale anticipo che sbagliare è pressocché impossibile; tanto è vero che gli errori sono rarissimi e riguardano piccoli partiti creati all’ultimo momento privi di un minimo di struttura organizzativa. Che difficoltà possa comportare comporre una carpetta che contenga il simbolo del partito, l’elenco dei candidati con le rispettive lettere di accettazione e l’elenco delle firme dei sostenitori della lista è un vero mistero. Quindi la causa è politica e non tecnica e la sua vera natura forse la conosceremo esattamente solo tra qualche giorno. Comunque finisca questa storia, con la conferma dell’esclusione o con la riammissione parziale o totale della lista del Pdl a Roma e della lista Formigoni in Lombardia i protagonisti non hanno perso l’occasione per l’ennesimo tentativo di scaricare sugli avversari , accusandoli perfino di violenza privata, una responsabilità essenzialmente loro. Incapaci tecnicamente o politicamente di presentare una lista, possono avere le qualità per governarci? La domanda è retorica, perché la risposta è una sola, NO.
Un mese senza Capezzone. Sopravviveremo?
Viva la par condicio
Monica Setta, la conduttrice del Fatto del giorno che va in onda su Rai2 dal lunedì al venerdì alle 14,00 ha dovuto cambiare temi di discussione e ospiti. La par condcio l’ha obbligata a non parlare di politica e di lasciare a casa per un mese i suoi ospiti preferiti Daniele Capezzone e Daniela Santanché, o Daniele e Daniela come li chiama lei. La vista quotidiana dei 2 ci forzava a cambiare canale. Oggi le cose non vanno meglio. Tra scoop sempre promessi e mai mantenuti, i temi del salotto di Monica sono diventati più leggeri. La qualità dello show è sempre modesto, ma tra Carmen Di Pietro e Daniela Santanché è molto meglio la prima, come Giancarlo Magalli e Raffaele Tonon sono molto più interessanti del Capezzone sempre imbronciato, astioso e, diciamolo pure, insopportabile. Godiamoci questo mese di disintossicazione perché, passate le elezioni, è certo che ci verranno riproposti.
Arrivo in ritardo e il treno è partito? Colpa del capostazione!
Il tramezzino avvelenato
L’onorevole Storace ha dichiarato che l’esclusione della lista del Pdl dalle votazioni per eleggere il Consiglio regionale del Lazio, equivarrebbe ad un golpe. La candidata presidente Renata Polverini alla quale viene a mancare un supporto molto importante, si appella al Presidente della Repubblica. Tra qualche giorno chissà se qualcuno non tuonerà contro le trame tendenti a impedire la libera espressione della volontà popolare. Si potrebbe fare facile ironnia sul fatto che mentre ci si candida a dirigere una Regione nello stesso tempo si inciampi sulla buccia di banana di non presentare la principale lista di sostegno nel rispetto delle procedure stabilite dalla legge. Tenuto conto che la presentazione di una lista è uno degli adempimenti più semplici da ottemperare, e infatti gli errori sono rarissimi, c’è da pensare che il fatto sia da ascrivere alla sciattezza con la quale si tende ormai ad affrontare qualunque cosa nella convinzione che una pezza in un modo o nell’altro sarà possibile mettercela dopo. La stessa Emma Bonino in cuor suo sarà rimasta male dell’incidente incorso alla sua avversaria perché essendo donna di trincea le battaglie preferisce combatterle e vincerle sul campo. E tutto sarebbe avvenuto perché il responsabile della presentazione della lista, a pochi minuti dalla scadenza, si era allontanato per mangiare un tramezzino.
La Palermo gentile del senatore Schifani
Intervistato mentre rendeva omaggio al povero Enzo Fragalà, il presidente del Senato Renato Schifani ha detto che questa non era la sua Palermo, la Palermo gentile che lui conosceva. Vorremmo che questa Palermo egli ce la raccontasse con più dettagli; la sua Palermo pulita, ordinata, laboriosa, liberata dal pizzo e dalla corruzione, dove chi prova soltanto a prevaricare sugli altri viene immediatamente isolato e punito. Sembrava di rileggere “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci, la mirabile composizione nella quale il poeta rivive con nostalgia i momenti spensierati della sua infanzia. Sol che, a meno che il senatore non sia ultracentenario ed abbia ricordi di tempi nei quali noi non c’eravamo e dei quali non possiamo portare testimonianza, la Palermo da lui evocata esiste soltanto nella sua immaginazione o nei suoi sogni. Dalla seconda carica dello Stato, peraltro cittadino palermitano, c’era da attendersi qualcosa di meglio che un pò di trita retorica.
Alfano come Brodolini – Sta da una parte sola
Molti non sanno chi è stato Giacomo Brodolini. Eppure si tratta di una delle figure più nobili del nostro dopogrerra; egli è stato il propugnatore e l’autore dello Statuto dei lavoratori, il documento che li sottraeva ai capricci ed agli abusi dei padroni, limitando la discrezionaltà di questi ultimi.
Alla domanda “da che parte stesse”, Brodolini rispose di stare da una parte sola “quella dei lavoratori”. Oggi, se la stessa domanda fosse posta al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, probabilmente risponderebbe in modo analogo “dalla parte di Berlusconi”. Fa specie che un Ministro della giustizia di fronte all’accusa rivolta contro alcuni magistrati da parte di Berlusconi di essere talebani, non abbia tentato neppure una timida difesa d’ufficio emulando la Carfagna, Ministra delle opportunità che era rimasta silenziosa sui festini di Villa Certosa e Palazzo Grazioli. E se cominciassimo a incazzarci ci sarebbe qualcosa di male? Non è giunto il momento che il conto vada presentato anche ai ministri e non solo al loro capo?
I robots di Berlusconi
E’ più stupido Carnevale o chi gli va dietro?
Nella formulazione originaria “Cu è cchiù fissa, Carnlivaru o chi ci va dappressu?” questo proverbio siciliano indica quei casi nei quali si forma un corteo dietro ad una persona che si comporta in modo strano. Una domanda è allora: è più stupido questo signore, che chiamiamo Carnevale come simbolo di comportamenti originali, oppure tutti coloro che lo seguono schiamazzando acriticamente?
Trasponendo nella politica rileviamo che negli ultimi anni i riflettori sono stati puntati essenzialmente solo su Berlusconi (nella metafora, Carnevale) e non sul corteo. Coloro che lo hanno assecondato sono stati considerati niente più che servi sciocchi, dei “minus habens” dei quali non valeva la pena curarsi troppo. Sarebbe bastato colpire il capo per disperdere le truppe. Ne è conseguita come un’assoluzione morale di tutti i componenti dell’esercito, impediti da causa di forza maggiore a comportarsi diversamente. Povero Alfano, povero Bondi, povero Schifani, povera Carfagna, che altro potrebbero fare in queste condizioni? Il capo diceva che senza il suo intervento demiurgico sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale? E loro, almeno pubblicamente, ad annuire. Il capo sosteneva che le stesse TV di cui è proprietario cospiravano contro di lui? Nulla da eccepire. Il capo avanzava la tesi che per scegliere di fare il magistrato doveva mancare qualche rotella? Anche in questo caso niente distinguo. Non può chiedersi a nessuno di essere eroe!
Pessima strategia. Il pugilato insegna che il colpo del KO va preparato con un paziente “lavoro ai fianchi”. Il pugile che punta direttamente al KO, prima o poi finisce al tappeto.
Il caso Di Girolamo e l’intelligenza superiore dei nostri senatori
Lo show va avanti
Ancora una volta i nostri politici dimostrano di essere di intelligenza superiore a quella di noi poveri comuni cittadini. Il senatore Di Girolamo eletto nella quota “Italiani all’estero” in modo diciamo rocambolesco è inchiodato da fotografie e conversazioni compromettenti al punto che i giudici ne chiedono l’arresto. Il Senato e il suo presidente entrano in paranoia. Negare ancora una volta la richiesta dei giudici è difficile perché gli elementi emersi sono troppo plateali; autorizzare l’arresto di un collega sarebbe un brutto precedente visto che cane non morde cane. E allora? Ecco il colpo di genio: Dichiarare non valida la elezione avvenuta ben 2 anni fa del senatore, trasformandolo così in comune cittadino e lavarsene le mani! E l’opposizione? Sembra che stia al gioco.













