Crisi della Grecia, inizio di un cambiamento in Europa?

I fatti che stanno accadendo in Grecia ci interessano in modo diretto e ci spingono a domandarci quali conseguenze avranno. Da tempo ci sentiamo dire che rischiamo di fare la fine della Grecia. La paura del default è stata allontanata momentaneamente dal governo tecnico di Monti, che riceve apprezzamenti da ogni parte, ma fino a tre mesi fa eravamo come chi sta sul ponte di una nave, vede imbarcare acqua, inclinarsi lo scafo e nonostrante tutto riceve dal comandante le rassicurazioni che tutto va bene.

Il differenziale di rendimento btp-bund è in effetti una falla che imbarca acqua nella nave Italia, e Berlusconi è stato cacciato quando le dimensioni della falla erano diventate impressionanti, e non accennavano a diminuire.

Piaccia o no il governo di Monti, per il momento grazie alla credibilità internazionale del professore e grazie al fatto che siamo un paese industrializzato, non corriamo il rischio della Grecia, ma ciò che sta succedendo ci spinge a chiederci dove stiamo andando a finire, perché se non paghiamo le conseguenze della crisi finanziaria oggi, se non cambierà qualcosa nello scenario complessivo, è molto probabile che la pagheremo domani.

La Grecia è un simbolo dell’europa perché è la culla della civiltà occidentale. I greci ci hanno dato la filosofia, la geometria, il teatro, l’arte, la poesia, l’architettura, e molto molto altro. Senza la civiltà greca non è possibile immaginare l’europa, perchè molto di ciò che abbiamo oggi è nato in Grecia. Non si tratta di cose passate e inattuali, perchè il nostro linguaggio, anche quello anglosassone è pieno di parole di origine greca, a testimonianza che la cultura si rinnova ogni giorno, ripetendo e rielaborando concetti antichi.

Il momento di difficoltà generale dell’europa, che ormai produce più debito che ricchezza, inizia con il colpire il paese simbolo che ha dato origine alla cultura europea. L’europa sembra un continente che sembra avere il fiatone perchè non riesce a stare dietro alle logiche e meccanismi sempre più evoluti e complessi dei mercati finanziari d’oltreoceano, dove si guarda avanti senza avere il peso sulle spalle, ma anche l’immensa bellezza, della cultura del passato. Forse è arrivato il momento per l’europa di riscoprire le proprie radici culturali e di smetterla di inseguire wall street e le agenzie di rating americane, che anche oggi hanno declassato l’Italia, tanto per cambiare.

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