Frasi

filosofia

La meraviglia come principio della conoscenza per Aristotele

Aristotele scrisse così, nella sua Metafisica. “Ogni uomo per natura desidera di conoscere.
Gli uomini, da sempre, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché da principio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono di fronte a maggiori difficoltà, quali le affezioni della luna e del sole e delle stelle e l’origine dell’universo”.

Il desiderio di capire è la qualità che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. La curiosità è la qualità che lo porta sempre avanti, secondo un istinto di libertà. Conoscere ci permette di gettare luce dove prima c’era il buio, dove indovini e cialtroni potevano vaticinare disgrazie irragionevoli, facendo leva sulle nostre paure. Questo vale per ogni fenomeno che accade dentro e fuori di noi. Grazie alla scienza, ad esempio, sappiamo che le apocalissi profetizzate finora, dovute a imminenti scontri tra pianeti, sono delle grandi bufale. Nessuno scienziato, al contrario di ciò che molti pensano, pretende di raggiungere la conoscenza assoluta, ma più umilmente cerca di portare un pò di chiarezza e contrastare l’assoluta ignoranza.

Capire certi fenomeni senza un’adeguata preparazione non è facile. A questo servono i divulgatori. Ad esempio il libro di fisica di Isaac Asimov è un testo molto bello e comprensibile che descrive in una forma romanzata la storia delle principali scoperte di fisica. E’ un libro al quale sono affezionato, perché me l’ha regalato mio padre quando ero ragazzo. L’ho letto con più attenzione qualche anno dopo ed è una lettura che consiglio, perché stimola all’approfondimento ed esercita quel sentimento di meraviglia di cui parla Aristotele. Inoltre fa capire quanto lavoro e passione di uomini e donne ci sia dietro ogni scoperta e invenzione. Non tutti avremo il privilegio di fare grandi scoperte, ma almeno tutti abbiamo la possibilità di porci delle domande.

L’origine dell’universo, domanda posta da Aristotele, nel brano appena citato, rimane ai giorni nostri un mistero, ma oggi sappiamo molto di più di quanto sapesse il filosofo greco. Ai giorni nostri il mondo è una fitta rete interconnessa da diversi punti di vista: comunicazione, trasporti, commercio, energia, finanza, etc.. Viviamo immersi in un progresso tecnologico, che cambia continuamente le regole del nostro mondo, ma non ce ne rendiamo bene conto, perché ci siamo disabituati a vedere le cose in modo critico. Viviamo il progresso in modo superficiale, come utenti o consumatori, senza capire che dentro ad un qualsiasi oggetto tecnologico di consumo c’è dentro la storia della scienza e della tecnologia.

Immagino che Aristotele rimarrebbe a bocca aperta davanti al semplice mistero dell’accensione della luce di una lampada. Un’assoluta banalità per noi, perché è un’esperienza che ripetiamo molte volte al giorno, sebbene per i più rimanga ancora un mistero. Quant’è lunga la lista di piccole meraviglie ignorate che ci accompagnano nella nostra quotidianità.

Basterebbe che la nostra curiosità ci portasse a delle domande, che impegnino la mente, e perchè no, anche il cuore alla ricerca di qualche risposta, per riempire di meraviglia i tanti vuoti della nostra esistenza.Se ricordiamo il famoso film “non ci resta che piangere” con Troisi e Benigni, anche il funzionamento di un gabinetto rappresenta un mistero per la maggioranza delle persone.

La conoscenza tuttavia, richiede il superamento di barriere e questo slancio può darcelo solo la volontà di superare i nostri limiti, che nasce dalla meraviglia di fronte ai tanti misteri. Prendiamo ad esempio i bambini che indicano ogni cosa che vedono con stupore. Proviamo ad esercitare e riscoprire questa meraviglia che è dentro di noi.

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La natura dell'uomo per Fedor Dostoevskij

Friedrich Nietzsche lo considerava il più grande psicologo di tutti i tempi. Questo, in forma piacevole e convincente, il pensiero di Fedor Dostoevskiy sull’essere umano.

“Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell’acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da far che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco perfino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, solo per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità…”

Queste parole esprimono, anche se in forma piacevole e convincente, ciò che la saggezza popolare conosce da sempre: nulla è più difficile da sopportare di una serie di giorni felici.

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"La filosofia" secondo i filosofi da Socrate in poi

Povera e nuda vai filosofia (F. Petrarca)

“A te ti ha rovinato la filosofia!” si sente dire spesso a coloro che si appassionano poco alle cose pratiche e amano interrogarsi sul significato e il perché delle cose. In molti, anzi in moltissimi ritengono che occuparsi di filosofia sia soltanto un modo per perdere tempo. Lo stesso Cicerone affermò: “Non c’è niente di così ridicolo che non sia stato detto da qualche filosofo”. Ma i filosofi cosa ne pensano?

  • La filosofia insegna ad agire, non a parlare. Seneca
  • Non fare filosofia per scherzo, ma sul serio; perché non abbiamo bisogno di apparire sani ma piuttosto di esserlo veramente. Epicuro
  • Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa è filosofia. Voltaire
  • Spòsati: se trovi una buona moglie sarai felice; se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo. Socrate
  • La filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare erroneamente. Bertrand Russell
  • Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie. Georg Hegel
  • Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne. Gandhi
  • Chi pensa è immortale, chi non pensa muore. Averroè
  • E’ proprio del filosofo essere pieno di meraviglia. Platone
  • La filosofia è una fatica di Sisifo. E’ sempre un disperato cercare di rispondere a quelle cinque-sei domande fondamentali […].Ma è inutile la fatica di Sisifo? Potrebbe servire a rafforzare i muscoli. Salvatore Veca
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La filosofia vista da Oscar Wilde, Novalis ed altri celebri scrittori

Amore e odio per la filosofia

Novalis (nell’immagine a sinistra), pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, è stata una figura di spicco del romanticismo tedesco. La sua definizione di filosofia che trovate in quest’articolo è tra quelle che esprime grande rispetto e considerazione per questa attività dello spirito umano. Ma non tutti la pensano come lui come risulta dalla lettura degli aforismi che seguono.

  • Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l’uno né l’altro. Oscar Wilde
  • Quanto più invecchio tanto più diffido della popolare dottrina che l’età porta saggezza. Henry Louis Mencken
  • Se un filosofo vi dà una risposta, non siete più in grado di capire nemmeno la domanda che avevate posto. André Gide
  • Credete a chi cerca la verità, non credete a chi la trova. André Gide
  • La vita è ciò che facciamo di essa. Fernando Pessoa
  • Se un uomo investe in sapienza, nessuno potrà portargliela via. Un investimento in conoscenza paga sempre il massimo interesse. B. Franklin
  • L’io esiste anche se non riuscite ad identificarlo. Dalai Lama
  • Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo. Dalai Lama
  • La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità. Antonio Tabucchi
  • Per essere sé stessi bisogna essere qualcuno. Stanislaw Jerzy Lec
  • A rigore la filosofia è nostalgia, il desiderio di trovarsi dappertutto come a casa propria. Novalis
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Citazioni di Nietzsche sulla psicologia quotidiana

Varie citazioni di Friedrich Nietzsche

Pigrizia dell’uomo attivo. “Io credo che tutti debbano avere una propria opinione su ogni cosa su cui si può avere un’opinione: ciascuno infatti è qualcosa di particolare e di unico, che rispetto a tutte le altre cose assume una posizione nuova, mai esistita prima. Ma la pigrizia che alberga in fondo al cuore dell’uomo attivo gli impedisce di attingere acqua alla propria sorgente.”
Umano, troppo umano

“La cosa più vulnerabile e pur più invincibile è la vanità umana, a ogni ferita la sua forza cresce, e alla fine può diventare enorme.”
Umano, troppo umano

“Spesso un istinto viene frainteso, male interpretato, per esempio l’istinto sessuale, la fame, l’avidità e la gloria. Forse tutta la morale non è che un’interpretazione di istinti fisici.”
Frammenti Postumi

Criterio di vita quotidiana. “Ci si sbaglierà raramente se si ricondurranno le azioni astreme alla vanità, quelle mediocri alla consuetudine e quelle meschine alla paura.”
Umano, troppo umano

Raffinatezza nella vergogna.“Gli uomini non si vergognano di pensare cose sporche: ma si vergognano al pensiero che si possano loro attribuire simili pensieri sporchi.”
Umano, troppo umano

Altri aforismi di Nietzsche su Amore, Donne, Temi vari

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Orazio: "Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo"

Nelle sue Odi, Orazio, rivolgendosi ad una fanciulla che vuole conoscere il proprio futuro, le dona una sintesi di saggezza: non affannarti nella ricerca di risposte sul domani, ma accetta il tuo destino e vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo.

Del concetto se ne erano appropriati i filosofi epicurei. L’uomo è in balia di eventi che egli non può controllare e lo fanno schiantare contro situazioni dolorose (proprio come le onde del mar Tirreno si
infrangono sugli scogli d’inverno). Non resta altra soluzione se non quella di assaporare la vita nel più pieno dei modi (interpretabile così il riferimento al vino, simbolo simposiaco così caro ad Orazio) senza affannarsi per il futuro.

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Hermann Hesse, frasi celebri

Hermann Hesse, frasi celebri

Hermann Hesse nasce a Calw il 2 luglio del 1877 e muore quasi novantenne a Montagnola il 9 agosto del 1962. E’ stato uno scrittore, poeta e pittore tedesco. E’ stao premio Nobel per la letteratura nel 1946. La sua produzione, in versi ed in prosa, è vastissima e conta quindici raccolte di poesie e trentadue tra romanzi e raccolte di racconti. I suoi romanzi più famosi sono Peter Camenzind (1904), Il lupo della steppa (1927), Il gioco delle perle di vetro, (1943), Siddharta (1922), Narciso e Boccadoro (1930). I suoi lavori rispecchiano il suo interesse per l’esistenzialismo, lo spiritualismo, il misticismo, non meno della filosofia indù e buddhista. Per altro su Hermann Hesse clicca qui.

Alcune frasi tratte dalle sue opere più famose.

E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita. (Siddharta)

La nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro,
ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere e a rispettare nell’altro
ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento. (Narciso e Boccadoro)

Se tracci col gesso una riga sul pavimento,
è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.
Se fai finta che la fune non è altro che un disegno
fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi.
Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
Non essere in guerra con te stesso: così… tutto diventa
possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare. (
Imagination)

La malinconia ha questo di diabolico, che non solo ti fa ammalare,
ma ti monta la testa e ti rende miope o addirittura superbo. (Peter Camenzind)

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Frasi sull'amore di Platone

Frasi sull’amore di Platone

Platone è stato uno dei maggiori filosofi della storia del pensiero occidentale.
Quella che possiamo chiamare “filosofia platonica” – ovvero l’insieme di idee e di testi che definiscono la tradizione storica del pensiero platonico – è sorta dalla riflessione sulla politica. Come scrive Alexandre Koiré “tutta la vita filosofica di Platone è stata determinata da un avvenimento eminentemente politico, la condanna a morte di Socrate“.
Occorre tuttavia distinguere la “riflessione sulla politica” dall'”attività politica”. Non è certo in quest’ultimo significato che dobbiamo intendere la centralità della politica nel pensiero di Platone. Come egli scrisse, in tarda età, proprio la rinuncia alla politica attiva segna la scelta per la filosofia, intesa però come impegno “civile”. La riflessione sulla politica diventa, in altre parole, riflessione sul concetto di giustizia, e dalla riflessione su questo concetto sorge un’idea di filosofia intesa come processo di crescita dell’Uomo come membro della polis.

Per altro su Platone puoi consultare Wikipedia Cliccando qui

Alcuni pensieri e piccoli componimenti sull’amore attribuiti a Platone.

L’Amore è il desiderio di possedere il Bene per sempre.

L’amore è il primo di tutti gli Dei…

L’amore è il mezzo che ti permette di rimettere le ali e raggiungere la felicità.

L’amore è una grave malattia mentale.

L’amore è la procreazione nel bello secondo il corpo e secondo l’anima.

Al tocco dell’amore, tutti diventano poeti.

Di tutte le bestie selvagge, la più difficile da trattare.

Tu guardi le stelle
stella mia, ed io vorrei
essere il cielo per guardare
te con mille occhi…

Ti mando questa mela. Se mi ami,
prendila, e dammi in cambio la tua verginità.
Ma se non vuoi, prendila ugualmente,
e pensa come è breve la stagione bella.

E infine l’unico che siamo riusciti a trovare attribuito a Socrate.

Il mio consiglio è di sposarti: se trovi una buona moglie sarai felice; altrimenti, diventerai un filosofo.

Per raccolta di aforismi di Platone su Democrazia, Giustizia e ingiustizia, Temi vari

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Frasi sull'amore di Friedrich Nietzsche

Frasi sull’amore di Friedrich Nietzsche

E’ sicuramente tra i maggiori filosofi occidentali di ogni tempo. Nietzsche influenzò in modo articolato e controverso il pensiero filosofico e politico del Novecento. La sua filosofia è considerata da alcuni uno spartiacque della filosofia contemporanea verso un nuovo tipo di pensiero, ed è comunque oggetto di divergenti interpretazioni. In ogni caso si tratta di un pensatore unico nel suo genere, sì da giustificare l’enorme influenza da lui esercitata sul pensiero posteriore.

Ecco alcuni suoi pensieri sull’amore

  • L’amore porta alla luce le qualità elevate e nascoste di un amante, ciò che vi è in lui di raro ed eccezionale. Così trae in inganno su ciò che in lui rappresenta la norma
  • L’amore è lo stato in cui l’uomo vede le cose diverse da come sono.
  • L’enorme aspettativa riguardo l’amore sessuale e la vergogna per questa aspettativa rovinano sin dall’inizio alle donne ogni prospettiva.
  • La donna non è capace di amicizia, conosce solo l’amore.
  • La sensualità affretta spesso la crescita dell’amore, così che la radice rimane debole e facile da strappare.
  • Mi dicono che l’uomo ama se stesso. Ahimè, quanto deve essere grande questo amore, quanto disprezzo deve vincere!
  • Nel vero amore è l’anima che abbraccia il corpo.
  • Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo.
  • Per troppo tempo nella donna si sono nascosti uno schiavo e un tiranno. Perciò la donna non è capace ancora di amicizia, ma conosce solo l’amore.
  • Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male.

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Platone e l'amore. Il delirio dell'amore nel Simposio di Platone

Platone e l’amore

Nel Simposio Platone mette sulla bocca di Diotima la propria concezione di amore-Éros, figlio di Póros e di Penía. Quando nella discussione sull’amore è la volta di Socrate, egli – fedele all’immagine del saggio che non sa – riferisce un discorso che dice di aver sentito dalla saggia Diotima. Come si legge nel Fedro, per Platone amore è “delirio” e follia. Se qualcuno considera l’Amore “bello” – continua Diotima – è perché ha pensato che “Amore fosse l’amato, non l’amante”: l’oggetto dell’amore – l’amato – appare indubbiamente bellissimo, ma Amore è il sentimento che afferra l’amante e lo fa soffrire e delirare, è tormento e dramma nella ricerca dell’amato. Proprio per questo Amore svolge una funzione positiva: esso è desiderio di ciò che non si ha, desiderio del Bello e del Bene.

Simposio, 201 d-204 c, 206 a-e

1 [201 d] Dirò invece il discorso su Amore che ho ascoltato una volta da una donna di Mantinea, di nome Diotima, la quale era dotta su questa e molte altre questioni. Facendo fare dei sacrifici agli Ateniesi prima della peste, ritardò l’epidemia di dieci anni; e fu proprio lei che mi istruí nelle cose d’amore … Mi proverò dunque a riportarvi cosí da me solo, per quanto mi riuscirà, il discorso che mi tenne lei, partendo dai punti sui quali già siamo d’accordo io e Agatone. Naturalmente, o Agatone, è bene discutere come tu hai spiegato, in primo luogo [e] chi è Amore nella sua essenza e natura, e in seguito le sue opere. Ora mi par piú facile parlarne nell’ordine che tenne allora la straniera, interrogandomi. Perché anch’io le dicevo quasi le stesse cose che ora Agatone sosteneva con me, che cioè Amore è un gran dio e ama le cose belle. Lei allora mi provava, con gli stessi argomenti che ho tenuto ora contro di lui, che Amore, secondo il mio stesso discorso, non era bello né buono. E io: “Che dici mai, o Diotima? Amore è forse brutto e cattivo?”. E lei: “Non bestemmiare;” rispose “o credi forse che ciò che non sia bello debba essere brutto?”. [202 a] “Sicuramente!”. “E cosí ciò che non è sapiente, ignorante? Ma non t’accorgi che c’è qualcosa di mezzo fra sapienza e ignoranza?”. “Che cosa?”. “Giudicare con giustezza, anche senza essere in grado di darne ragione. Non sai che ciò appunto non è scienza – perché dove non si sa dar ragione come potrebbe esservi scienza? Né ignoranza – giacché ciò che coglie il vero come potrebbe essere ignoranza? Orbene qualcosa di simile è la giusta opinione, qualcosa di mezzo fra l’intendere e l’ignoranza”. “È verissimo” le dissi. “Non conseguirne, dunque, che una cosa non bella sia necessariamente brutta, né una cosa non buona, cattiva. Cosí anche Amore, poiché tu stesso [b] concordi che non è buono né bello, non credere piú in alcun modo che debba essere cattivo e brutto, ma qualcosa di mezzo fra questi due estremi”. “E però, risposi io, tutti pensano d’accordo che sia un grande dio”. “Quali tutti? Quelli che non sanno o anche quelli che sanno?”. “Tutti, tutti, dico”. E lei ridendo: “E come possono mai [c] sostenere concordi, o Socrate, che Amore sia un grande dio, coloro che affermano che egli non è neppure dio?”. “E chi sono questi?” esclamai. “Uno, rispose, sei proprio tu, un’altra, io”. E io: “Come sarebbe a dire?”. “È facile, rispose lei, perché rispondimi: non ritieni tutti gli dèi felici e belli? Oseresti dire che qualche dio non è bello e felice?”. “Per Giove, no di certo” risposi. “E del resto non chiami felici coloro che possiedono bontà e [d] bellezza?”. “Sicuro!”. “Ma Amore, l’hai ammesso, proprio perché è privo di bontà e bellezza, desidera questi beni che non ha”. “Già, l’ho ammesso”. “E come potrebbe essere dio quello a cui mancano bellezza e bontà?”. “Temo che non potrebbe in alcun modo”. “Vedi dunque che anche tu pensi che Amore non sia un dio?”.

2 “Ma cosa sarebbe allora, esclamai, questo Amore? un mortale?”. “Niente affatto”. “Ma allora cos’altro è?”. “Come nel caso di prima, qualcosa di mezzo fra mortale e immortale”. “Che è dunque, o Diotima?”. “Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere [e] demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale”. “E qual è la sua funzione?” domandai. “Di interpretare e di trasmettere agli dèi qualunque cosa degli uomini, e agli uomini qualunque cosa degli dèi; e di quelli cioè reca le preghiere e i sacrifici, di questi invece i voleri e i premi per i sacrifici. In mezzo fra i due, colma l’intervallo sicché il tutto risulti seco stesso unito. Attraverso di lui passa tutta la mantica, e l’arte sacerdotale concernente i sacrifici, le [203 a] iniziazioni e gli incantesimi e ogni specie di divinazione e di magia. Gli dèi non si mischiano con l’uomo, ma per mezzo di Amore è loro possibile ogni comunione e colloquio con gli uomini, in veglia o in sonno. E chi è dotto di queste arti, è un uomo demonico, ma chi è conoscitore di altre tecniche o mestieri non è che un generico. Ora, questi demoni sono molti e vari: uno di questi è anche Amore”. “E suo padre e sua madre, domandai, chi sono?”. “È cosa un po’ lunga da raccontare, rispose, ma a te la dirò. [b] Quando nacque Afrodite gli dèi tennero un banchetto, e fra gli altri anche Poro (Espediente) figlio di Metidea (Sagacia). Ora, quando ebbero finito, arrivò Penia (Povertà), siccome era stata gran festa, per mendicare qualcosa; e si teneva vicino alla porta. Poro intanto, ubriaco di nettare (il vino non esisteva ancora), inoltratosi nel giardino di Giove, schiantato dal bere si addormentò. Allora Penia, meditando se, contro le sue miserie, le riuscisse d’avere un figlio da Poro, gli si sdraiò accanto e rimase incinta di [c] Amore. Proprio cosí Amore divenne compagno e seguace di Afrodite, perché fu concepito il giorno della sua nascita, ed ecco perché di natura è amante del bello, in quanto anche Afrodite è bella. Dunque, come figlio di Poro e di Penia, ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, ed è molto lontano dall’essere [d] delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio; perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre è insidiatore dei belli e dei nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitar machiavelli d’ogni tipo e curiosissimo di intendere, ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista. E sortí una natura né immortale né mortale, ma a [e] volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla natura del padre; ciò che acquista sempre gli scorre via dalle mani, cosí che Amore non è mai né povero né ricco. Anche fra [204 a] sapienza e ignoranza si trova a mezza strada, e per questa ragione nessuno degli dèi è filosofo, o desidera diventare sapiente (ché lo è già), né chi è già sapiente s’applica alla filosofia. D’altra parte, neppure gli ignoranti si danno a filosofare né aspirano a diventare saggi, ché proprio per questo l’ignoranza è terribile, che chi non è né nobile né saggio crede d’aver tutto a sufficienza; e naturalmente chi non avverte d’essere in difetto non aspira a ciò di cui non crede d’aver bisogno”. “Chi sono allora, o Diotima” replicai “quelli che s’applicano alla filosofia, se escludi i sapienti e gli ignoranti?”. “Ma lo vedrebbe anche un [b] bambino, rispose, che sono quelli a mezza strada fra i due, e che Amore è uno di questi. Poiché appunto la sapienza lo è delle cose piú belle ed Amore è amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l’ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: è di padre sapiente e ingegnoso, ma la madre è incolta e sprovveduta. E questa è proprio, o Socrate, la natura di quel demone. [c] Quanto alla tua rappresentazione di Amore, non c’è da meravigliarsi; perché tu credevi, per quanto posso dedurre dalle tue parole, che Amore fosse l’amato, non l’amante; e per questo, penso, Amore ti appariva bellissimo. E in realtà ciò che ispira amore è bello, delicato, perfetto e beato; ma l’amante ha un’altra natura, come t’ho spiegato”.

[…]

3 [206 a] […] – Riassumendo quindi, l’amore è desiderio di possedere il bene per sempre. – Verissimo, dissi io.

4 [b] – Poiché dunque l’amore è sempre questo, riprese lei, in quale modo e in quali azioni lo zelo e la tensione di coloro che lo perseguono possono essere chiamati amore? Quale sarà mai questa azione? Lo sai? – Certo non sarei sempre ammirato della tua sapienza, o Diotima, né verrei a scuola da te per imparare proprio queste cose, se le sapessi. – Te lo dirò io, allora: è la procreazione nel bello, secondo il corpo e secondo l’anima. – Un indovino ci vuole, per capirti. Io non intendo. – No, ma [c] te lo dirò io con piú chiarezza, riprese. Tutti gli uomini, o Socrate, sono pregni nel corpo e nell’anima, e quando giungono ad una certa età, la nostra natura fa sentire il desiderio di procreare. Non si può partorire nel brutto, ma nel bello, sí. L’unione dell’uomo e della donna è procreazione; questo è il fatto divino, e nel vivente destinato a morire questo è immortale: la gravidanza e la riproduzione. [d] Ma è impossibile che queste avvengano in ciò che è disarmonico. E il brutto è disarmonico a tutto ciò che è divino; il bello invece gli si accorda; cosí che Bellezza fa da Sorte (Moira) e da Levatrice (Ilitia) nella procreazione. Per questo quando la creatura gravida si accosta al bello diventa gaia e tutta lieta si espande, partorisce e procrea, ma quando si accosta al brutto, cupa e dolente si contrae, si attorciglia in se stessa e si ritorce senza procreare, ma trattiene dentro il suo feto soffrendo. Di qui s’ingenera l’impetuosa [e] passione per il bello nell’essere gravido e già turgido, perché il bello libera dalle atroci doglie chi lo possiede. E, a ben vedere, o Socrate, l’amore non è amore del bello, come pensi tu! – Ma di che cosa, allora? – Di procreare e partorire nel bello. – E sia, dissi. […]

(Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 696-700, 701-702)

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