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Catone e il malaffare nell'antica Roma

Marco Porcio Catone (latino: Marcus Porcius Cato, nelle epigrafi M · PORCIVS · M · F · CATO; Tusculum, 234 a.C. circa – 149 a.C.) è stato un politico, generale e scrittore romano, soprannominato “il Censore” (Censor).

Catone è famoso anche perché, saputo di un nuovo periodo di prosperità di Cartagine, si mise a ripetere in Senato: “Ceterum censeo Carthaginem esse delendam.” (Per il resto ritengo che Cartagine debba essere distrutta. – Plutarco, Vita di Catone), completando ogni suo discorso con questa frase.

A proposito del malcostume che c’era nell’amministrazione pubblica di Roma diversi secoli fa egli disse: “I ladri di beni privati passano la vita in carcere ed in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori“.

Come sembra attuale ciò che dissero i nostri antenati della vita sociale di migliaia di anni fa. Sembra che certi vizi appartengano al dna della gente italica, e che l’ipotesi di un cambiamento morale non sia molto fondata. Se dovessimo immaginare gli italiani tra altri 2000 anni, che probabilità ci sarebbe di trovare una nuova società tecnologicamente diversa, ma identica nei costumi a quella odierna?

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IPSE DIXIT: frasi di Silvio Berlusconi su Umberto Bossi

Berlusconi su Bossi: IPSE DIXIT

Oggi insieme stanno governando, o secondo un altro punto di vista, stanno sfasciando l’Italia. Dopo l’uscita di Fini dalla maggioranza hanno rinsaldato la loro alleanza con un patto di ferro. Bossi vuole il federalismo e Silvio glielo darà. La loro presenza sulla scena politica si protrae, per la gioia degli italiani, da diversi anni. In questo post una raccolta di frasi di Silvio Berlusconi su Umberto Bossi. La coerenza non è una virtù dei politici, meno che mai di Berlusconi, e così il cavaliere ha avuto modo in questi anni di cambiare idea sul conto di Bossi nei suoi solenni proclami. Oggi per fortuna c’è internet che ci aiuta a tenere traccia delle idee ballerine dei nostri politici, per saggiarne coerenza e fermezza di pensiero.

Nonostante atteggiamenti volutamente devastanti, il Bossi è un buon italiano: è diverso dai vecchi e nuovi marpioni della politica. E in questo me lo sento fratello. (da Panorama, 4 febbraio 1994)

Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar. (da L’espresso, 26 agosto 1994)

Buttiglione, firmando la mozione di sfiducia al governo Berlusconi insieme con Bossi, si dimostra un mentecatto doppiogiochista. (18 dicembre 1994, la Repubblica)

Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo. (da la Repubblica, 20 gennaio 1995)

Io non mi siederò mai più ad un tavolo dove ci sia il signor Bossi. Non sosterrò mai più un governo che conti su Bossi come sostegno. È una persona totalmente inaffidabile. Mi meraviglio come anche i mezzi di comunicazione, senza nessun senso critico, diano ospitalità a tutte le sue esternazioni che non hanno né capo né coda. (da ANSA, 2 febbraio 1995)

Bossi è un uomo coriaceo, come sanno tutti, ma è sempre stato un realista: senza il suo realismo il Polo delle libertà non sarebbe mai nato. (da la Repubblica, 5 novembre 1995)

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La coerenza e la politica – frasi

Riteniamo quantomeno fastidioso il comportamento di coloro i quali dicono di volere fare una cosa e poi subito dopo ne fanno una diametralmente opposta oppure affermano un principio ritenendo che vada applicato a tutti meno che a loro stessi.  Questa contradditorietà del comportamento lo definiamo incoerenza e di norma lo condanniamo. Ma la coerenza è un valore ci sarebbe da chiedersi? Coerenza non significa non cambiare mai idea, ma piuttosto non cambiarla troppo spesso e troppo rapidamente. Oscar Wilde ad esempio sosteneva che La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione e Winston Churchill non si preoccupava a dichiarare Il rimangiarmi le mie parole non mi ha mai dato l’indigestione.
Di segno diametralmente opposto il pensiero di Giuseppe Mazzini del quale si diceva che “in lui pensiero e azione erano coincidenti”.
Un esempio di coerenza portata all’estremo viene raccontata con il noto aneddoto del Lord inglese il quale, vittima di un naufragio, vedendo avvicinarsi a lui uno squalo, pur essendo armato di un pugnale si lasciò divorare senza opporre alcuna resistenza in ossequio alla norma del galateo la quale prescrive che “il pesce non si taglia con il coltello”.

Il rischio a trattare argomenti come la coerenza è di potere essere presi per bacchettoni e persone fuori dal mondo. Tali riteniamo di non essere e infatti non ci passerebbe mai per la testa di accusare di incoerenza o peggio di scorrettezza il candidato che ci promette qualcosa che mantiene solo in parte o non mantiene affatto; abbiamo chiaro che nessuna carica rende onnipotenti e quindi sta alla nostra intelligenza distinguere tra la promessa che può essere mantenuta e quella che non lo può. Se qualcuno mi promette di mettermi a disposizione per il prossimo mese di agosto la sua casa al mare posso fidarmi o meno che poi lo farà, ma posso ritenerlo possibile perché è qualcosa che appartiene ai suoi poteri. Se al contrario la stessa persona mi promette di ospitarmi nell’appartamento papale del Vaticano nel periodo in cui il Papa è in vacanza a Castelgandolfo, mi sta promettendo qualcosa che non è in grado di mantenere perché non è nei suoi poteri disporre degli appartamenti papali. Devo essere un perfetto idiota per dargli credito!
Ritornando al tema principale e cioè alla coerenza dei politici viene in mente quanto sta succedendo con la finanziaria 2011-2012. Si afferma da tutte le parti che stiamo attraversando un periodo di crisi in parte per colpa nostra in parte per cause esterne. Le crisi impongono sacrifici ed aprono la discussione su chi debba fare questi sacrifici. Un criterio di giustizia e di credibilità imporrebbe che i primi a fare i sacrifici fossero coloro che più di altri sono responsabili della crisi e quindi i governanti. Succede invece che proprio i governanti si tirino fuori dal mucchio. E’ come se un capofamiglia riunisse i suoi per segnalare che gli introiti si sono ridotti e quindi è necessario che ciascuno faccia qualche piccolo sacrificio. Riduce quindi alla moglie il budget per le spese di ogni giorno ed ai figli la paghetta settimanale. Pazienza, si mangerà qualche manicaretto in meno e si starà più attenti nell’uso del telefonino. Nel frattempo il capofamiglia non rinunzia a nulla a cui era abituato e non riduce neppure di un euro le sue spese tradizionali. La moglie e i figli penseranno che la crisi non esiste affatto e che è stata invocata solo come un pretesto per fare loro una sovercheria.
Le previsioni della finanziaria potrebbero lecitamente fare sospettare che la crisi non c’è. Infatti i parlamentari non si stanno privando di fatto di nessun beneficio. Vedremo che alla fine i soldi ricavati serviranno ad aumentare le auto blù, che già oggi sono circa 650 mila a fronte delle 70 mila di tutti gli Stati Uniti. Lo stesso ministro Brunetta il fustigatore degli spreconi nè ha a disposizione ben sette. Non vogliamo assegnargliene qualche altra? Avrebbe detto Totò, Ma mi faccia il piacere!

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Berlusconi più intelligente di Einstein?

La polemica suscitata dalla tesi del sociologo irlandase Richard Lynn, per il quale gli italiani del nord sarebbero più intelligenti di quelli del sud, induce ad una necessaria puntualizzazione. Richard Lynn trae la sua convinzione dal dato che l’Italia del nord dal punto di vista economico è più sviluppata di quella del sud. Egli così sostiene implicitamente che l’intelligenza si misura con la capacità di fare quattrini. E’ certamente una tesi, le cui conseguenze potrebbero però essere aberranti.

I sofisti erano quindi più intelligenti di Socrate e Platone? E Berlusconi è più intelligente di Einstein? Le risposte sarebbero “si” in entrambi i casi. Senza nulla togliere alla intelligenza dei sofisti e di Berlusconi, questa deduzione non ci convince. E ci convince ancora meno che le tesi di Richard Lynn possano avere avuto una tale eco. Il professor Richard Lynn dovrebbe sapere che una qualità della mente umana come l’intelligenza, ha tali e tante sfaccettature che non si presta ad una definizione così semplicistica. E’ come per la bellezza della quale Voltaire diceva “Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo”.

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Politica e libertà nel pensiero di Luigi Einaudi

Luigi Einaudi è stato il primo Presidente della Repubblica italiana (Enrico De Nicola lo aveva preceduto come Presidente provvisorio). Piemontese, fu docente di Scienza delle finanze presso l’Università Bocconi di Milano. Senza scivolare in facili demagogie egli sosteneva che la libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.

In altre parole il bisogno asservisce e costringe l’uomo alla subordinazione. La si potrebbe dire una ovvietà. Sul piano etico tutto sta nello stabilire cosa sia il bisogno. Einaudi pensava che andasse misurato dalla disponibilità o meno del minimo necessario alla sopravvivenza.

La libertà doveva iniziare con un tetto sulla testa ed un pezzo di pane con cui sfamarsi. Nè al tempo di Einaudi nè oggi ciò è universalmente condiviso. Il soddisfacimento del bisogno si fa iniziare molto oltre con pregiudizio per la morale pubblica e privata.

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La politica secondo Italo Calvino

Quanto scriveva Italo Calvino “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda“, può essere inteso anche come una metafora della politica. Le meraviglie di una città possono essere il retaggio di civiltà antiche delle quali i contemporanei non hanno alcun merito; la capacità di dare risposta ad una domanda del cittadino dipende dai suoi amministratori di far sì che vi si possa vivere a misura d’uomo.

La velocità con la quale corre il progresso tecnologico ha creato una dissintonia tra le opportunità offerte alla vita di ogni giorno e la capacità di adattamento dell’uomo alle realtà emergenti. L’automobile in molti casi rappresenta un mezzo per muoversi più lentamente che a piedi.

Altre frasi di Italo Calvino.

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La politica e l’arte delle promesse – Il pensiero di don Sturzo

Don Luigi Sturzo, il prete politico di Caltagirone diceva che E’ primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire dall’infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso.

Don Sturzo era uomo di altri tempi e di altri principi. Egli concepiva la politica come servizio a vantaggio del cittadino e non come strumento per conquistare benefici privati. Oggi l’arte della promessa è diventata raffinatissima; il politico di successo non pone limiti alla sua creatività nel prospettare vantaggi a chi lo voterà che sa bene che poi non potrà mantenere.

La promessa di un politico funziona perché chi la riceve entra nello stato d’animo di chi acquista un Gratta e vinci. Ma dopo avere grattato, nel nostro caso dopo le elezioni, prevale la delusione.

Altre frasi sulla politica.

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Politica ed amore per la verità – Hitler la pensava così

Gli uomini politici sanno bene che dire la verità è controproducente. “La verità fa male” come ricorda una vecchia canzone, e l’uomo non vuole provare dolore. Meglio una menzogna che lo lascia sognare piuttosto che una verità che lo richiama alle sue responsabilità.
E quindi, più si sparano grosse e maggiore è il successo si riscuote. Lo stesso Adolf Hitler che era riuscito a trascinarsi dietro un intero popolo su un progetto folle concluso in una guerra che procurò milioni di vittime, diceva che Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola.
Da allora sono passati oltre 50 anni, ma sotto questo profilo nulla sembra essere cambiato. I tribuni della plebe, come li chiamavano i latini, hanno sempre successo. Succede perché l’uomo è stupido o piuttosto perchè è un inguaribile sognatore?

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L’etica e la politica secondo Totò e Woody Allen

Se non c’è luogo della terra nel quale i politici godano di buona reputazione, una ragione ci deve pure essere. L’idea di uomo politico, meno di donna, si associa a persone capaci di tutto, di vendere anche i loro figli, pur di raggiungere l’obiettivo prefisso. Ad onor del vero la questione non è molto dissimile da quanto avviene in altri settori, primo tra tutti quello degli affari.
In politica brucia di più perché la politica dovrebbe avere come fine l’interesse collettivo. E’ sempre stato così, potrebbe esclamare qualcuno. E’ una giustificazione?
Diceva Totò A proposito di politica… ci sarebbe qualcosa da mangiare? identificando la politica come l’arte di arricchirsi a discapito degli altri. Ancora più sferzante Woody Allen con l’affermazione I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.

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