Frasi

Nobel

Il piacere tra uomo e donna in un pensiero di Anatole France

All’anagrafe François-Anatole Thibault, nasce a Parigi a metà del 1800 in un quartiere parigino di editori, librai e antiquari dove il padre François Thibault, si faceva chiamare France Libraire e aveva il proprio negozio di libri. Da lui Anatole prese lo pseudonimo di France con il quale è soprattutto noto.

Ebbe il successo da vivo tanto da ricevere il premio Nobel per la letteratura nel 1921, tre anni prima di morire, ma fu contestato dopo la morte.

Per approfondire la vita e l’opera di Anatole France clicca su questo link.
Ricordiamo un suo famoso aforisma Solo gli uomini che non sono interessati alle donne sono interessati ai loro vestiti. Gli uomini a cui piacciono le donne non notano mai quello che loro indossano.

E’ una ovvietà si potrà osservare. Sarà una ovvietà per tanti, ma non certo per tutti considerato quello che vediamo succederci intorno giorno dopo giorno. Ci sembra un modo molto incisivo di distinguere tra sostanza e apparenza.

Altre frasi di Anatole France.

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Amore e desiderio nel pensiero di Hermann Hesse

La parola “amore” appartiene al gruppo di parole delle quali esistono tante definizioni quanti sono gli esseri umani. Altre parole di questo gruppo sono tra le altre, giusto per capirci, libertà, amicizia, saggezza.

L’amore viene definito per le sensazioni che produce (L’amore porta molta felicità, molto più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore – Albert Einstein) o come analogia o contrapposizione ad altro sentimento (L’amicizia fra due persone di sesso diverso o non è nulla o è amore – Alphonse Karr) o in forma di negazione (Non ama colui al quale i difetti della persona amata non appaiono virtù – Johann Wolfgang Goethe) ed in tanti altri modi che possono richiamare anche figure retoriche come la metafora o la sineddoche.

Hermann Hesse, lo scrittore, poeta e pittore tedesco Nobel per la letteratura nel 1946, definisce l’amore con la frase L’amore è il desiderio fattosi saggio, conferendo così all’amore la caratteristica di un sentimento tranquillo e duraturo, in contrapposizione alle passioni dominate dall’irruenza e dalla fugacità.

Altre frasi di Hermann Hesse.

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Hermann Hesse, frasi celebri

Hermann Hesse, frasi celebri

Hermann Hesse nasce a Calw il 2 luglio del 1877 e muore quasi novantenne a Montagnola il 9 agosto del 1962. E’ stato uno scrittore, poeta e pittore tedesco. E’ stao premio Nobel per la letteratura nel 1946. La sua produzione, in versi ed in prosa, è vastissima e conta quindici raccolte di poesie e trentadue tra romanzi e raccolte di racconti. I suoi romanzi più famosi sono Peter Camenzind (1904), Il lupo della steppa (1927), Il gioco delle perle di vetro, (1943), Siddharta (1922), Narciso e Boccadoro (1930). I suoi lavori rispecchiano il suo interesse per l’esistenzialismo, lo spiritualismo, il misticismo, non meno della filosofia indù e buddhista. Per altro su Hermann Hesse clicca qui.

Alcune frasi tratte dalle sue opere più famose.

E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita. (Siddharta)

La nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro,
ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere e a rispettare nell’altro
ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento. (Narciso e Boccadoro)

Se tracci col gesso una riga sul pavimento,
è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.
Se fai finta che la fune non è altro che un disegno
fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi.
Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
Non essere in guerra con te stesso: così… tutto diventa
possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare. (
Imagination)

La malinconia ha questo di diabolico, che non solo ti fa ammalare,
ma ti monta la testa e ti rende miope o addirittura superbo. (Peter Camenzind)

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L'amore e il tormento di Salvatore Quasimodo

L’amore e il tormento di Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo è nato a Modica in Sicilia il 20 agosto del 1901 ed è morto a Napoli il 14 giugno del 1968. Infanzia e adolescenza difficili, studi tecnici non proprio in sintonia con la sua forte sensibilità umanistica e un impiego presso il Ministero dei Lavori Pubblici fino al trasferimento nel 1934 a Milano che segna una svolta nella sua vita. L’esperienza tragica e sconvolgente della seconda guerra mondiale, il profondo convincimento che l’imperativo categorico fosse quello di “rifare l’uomo” e che ai poeti spettasse un ruolo importante in questa ricostruzione, fecero sì che Quasimodo sentisse inadeguata ai tempi una poesia troppo soggettiva e si aprisse a un dialogo più aperto e cordiale, soffuso di umana pietà, rimanendo però fedele al suo rigore, al suo stile. Nel 1959 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

Il Sud, dov’era nato e cresciuto, rimane sempre nel cuore del poeta. Questo Lamento per il sud ne è una testimonianza straordinaria.

Lamento per il sud

La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.

Il web è ricco di informazioni su Salvatore Quasimodo. Oltre alla presenza in Facebook e Youtube vogliamo segnalare e raccomandare di visitare la pagina su Myspace realizzata nell’ambito del Progetto Q – Cantare la poesia da Francesco Sicari e Alessandro Quasimodo, il primo musicista e compositore, il secondo figlio del poeta: l’idea che anima il progetto è quello di mettere in musica le liriche di Salvatore Quasimodo.

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Frasi sull'amore di Pablo Neruda

Frasi sull’amore di Pablo Neruda

Figlio di un impiegato delle ferrovie e di una insegnante rimase orfano a soli due mesi dalla nascita. Si trasferì con il padre a Temuco dove, dalle nuove nozze del genitore, nove anni dopo nacque il fratellastro Rodolfo. Il giovane Neruda, soprannominato Neftalì dal secondo nome della madre, dimostrò un interesse per la scrittura e la letteratura. Fu avversato dal padre ma incoraggiato dalla futura vincitrice del Premio Nobel Gabriela Mistral  che fu sua insegnante durante il periodo di formazione scolastica. Il suo primo lavoro ufficiale come scrittore fu l’articolo “Entusiasmo y perseverancia”, pubblicato ad appena 13 anni sul giornale locale “La Mañana”. Nel 1920 iniziò ad utilizzare per le sue pubblicazioni lo pseudonimo di Pablo Neruda, con cui è tutt’oggi pressoché esclusivamente conosciuto.

Per altre notizie su Pablo Neruda http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Neruda

Frasi d’amore tratte dalle sue opere

Amare è così breve, e dimenticare così lungo.

Perchè tu mi oda le mie parole a volte si assottigliano come le orme dei gabbiani sulle spiagge.

Ridere è il linguaggio dell’anima.

Solo chi ama senza speranza conosce il vero amore.

Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l’aria, ma non togliermi il tuo sorriso. Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani, l’acqua che d’improvviso scoppia nella tua gioia, la repentina onda d’argento che ti nasce. Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d’aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita … (da Il tuo sorriso)

L’età ci copre come una pioggerella, interminabile e arido è il tempo, una penna di sale tocca il tuo volto, una gocciolatura rose il mio vestito: il tempo non distingue tra le mie mani o un volo d’arance tra le tue: punge con neve e con zappa la vita: la vita tua ch’è la vita mia. La vita mia che ti diedi s’empie d’anni, come il volume d’un grappolo… (da L’età ci copre come una pioggerella)

Poveri poeti che la vita e la morte perseguitaron con la stessa cupa tenacia, poi son coperti d’impassibil pompa, abbandonati al rito e al dente funerario…(da Poveri poeti)

…Maledetto : solo l’umano ti perseguiti e dentro l’assoluto fuoco delle cose tu non possa consumarti, tu non possa perderti… (da Il generale Franco all’inferno)

Eppure simile al ricordo della terra, simile al petroso splendore del metallo e del silenzio , popolo, patria e avena, è la tua vittoria. Avanza la tua bandiera sforacchiata, come il tuo petto, sulle cicatrici del tempo e della terra (da La vittoria delle armi del popolo)

… città , città di fuoco resisti finchè un giorno verremo, indios naufraghi, a toccare le tue mura col bacio dei figli che speravano di arrivare. Stalingrado ancora non c’è il secondo Fronte ma tu non cadrai. Anche se dovessi morire non morirai! Poichè gli uomini non hanno più morte e devono continuare a lottare dal punto in cui cadono finchè la vittoria non sia nelle tue mani anche se saranno stanche e onorate, perchè altre mani rosse, se cadranno le vostre, semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi in modo che il tuo seme copra tutta la terra (da Canto a Stalingrado)

Il mondo è mutato, la mia poesia è mutata. Una goccia di sangue caduta tra questi versi rimarrà viva su di essi, indelebile come l’amore ( dalla prefazione a Le furie e le pene )

Maledetti quelli che un giorno non guardarono; maledetti  quelli che alla solenne patria non offrirono il pane ma le lacrime; maledette uniformi macchiate e sottane di odiosi, sudici cani da covo e sepoltura …   o dura Spagna i tuoi feroci padroni ti costringevano a non seminare, a non far produrre le miniere, a concentrarti sulle tombe. Non costruite scuole, non riempite i granai: pregate bestie pregate perchè un dio dal culo immenso come quello del re vi aspetta: Lassù avrete la vostra minestra. (da La Spagna povera per colpa dei ricchi)

… cuori spezzati, abbiate fede nei vostri morti! Essi non soltanto sono radici sotto le pietre macchiate di sangue, ma le loro bocche mordono ancora esplosivo e vanno all’attacco come oceani di ferro e ancora i loro pugni levati smentiscono la morte. (da Canto alle madri dei miliziani caduti)

Capitano, combattente , là dove una bocca grida libertà, dove un orecchio ascolta,  dove un alloro di liberi sboccia, Bolivar, capitano, si riconosce il tuo viso. (da Un canto per Bolivar ,Simon Bolivar (1783-1830) patriota venezuelano)

Salve guerriglieri di tutte le regioni, toccate, toccate il sangue sotto la terra amata: attaccate gli stessi sinistri nemici, innalzate un’unica bandiera illuminata… (da Canto per la morte e la resurrezione di Luis Companys,(1883-1940) leader della sinistra catalana)

Patria tu nascesti dai taglialegna, dai figli imbattezzati, dai falegnami, da quanti diedero una goccia di sangue alato, e oggi rinascerai aspramente da dove il traditore e il carceriere ti credono per sempre sprofondata. Come allora nascerai dal popolo (da  America insorta )

Di nuovo la persecuzione oggi dilaga in Brasile lo insegue una fredda ingordigia dei mercanti di schiavi: da Wall Street hanno ordinato ai satelliti porcini di conficcare i canini nelle ferite del popolo, ed è cominciata la caccia in tutte le nostre Americhe distrutte da mercanti e carnefici (da Ancora i tiranni)

Portarono qui i fucili carichi e ordinarono la strage spietata: trovarono qui un popolo che cantava, un popolo raccolto per dovere e per amore, e l’esile fanciulla cadde con la sua bandiera, e lo stupore del popolo vide cadere i morti con furia e con dolore. (da I nemici)

La nostra lotta sarà in ogni luogo e nel nostro cuore queste bandiere che furono presenti alla vostra morte che si bagnarono del vostro angue si moltiplicheranno come le foglie dell’infinita primavera (da Sono qui)

…il giorno che in tutto il mondo noi aspettiamo in tanti: il giorno finale dei patimenti, un giorno di giustizia conquistata nella lotta… (da Sempre)

Pablo Neruda

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