Frasi

Socrate

Frasi sulla tentazione da Socrate e Montanelli

La prima a cedervi fu Eva

Resistere alle tentazioni è troppo difficile.

Nella preghiera del Padrenostro, si invoca Dio di non sottoporci a tentazioni, perché sappiamo che difficilmente sapremmo resistervi.

A sentire Socrate basta fermarsi a ragionare un momento per scoprire che ciò che ci tenta non è poi così importante da costringerci a cedere. Ma Socrate, era Socrate.

  • Se guardate tutto ciò che viene messo in vendita, scoprirete di quante cose potete fare a meno! Socrate
  • Non c’è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione. Immanuel Kant
  • Tutti gli uomini sono soggetti all’errore e molti uomini ne sono, in molti aspetti, esposti alla tentazione per passione o per interesse. John Locke
  • Infuriarsi ed eccitarsi nel combattere qualche idea è facile, soprattutto quando non siamo del tutto sicuri della nostra posizione e ci sentiamo interiormente tentati di passare dalla parte dell’avversario. Thomas Mann
  • La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. Indro Montanelli
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Frasi su povertà e miseria di Socrate e autori dell'età classica

La povertà è scandalo

Nulla è scandaloso quanto gli stracci e nessun crimine è vergognoso quanto la povertà.

La povertà e la miseria testimoniano il fallimento del progetto sociale dell’uomo di realizzare uno schema di convivenza senza emarginati.

I tentativi non sono mancati, ma si sono scontrati tutti contro i caratteri dominanti della natura umana. Anche ai tempi di Socrate le cose non erano diverse da oggi.

  • L’esser contenti è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale. Socrate
  • Il povero, di solito, coltiva amicizie che non gli rendono nulla. Marziale
  • Molto spesso, col cambiare del governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone. Fedro
  • Quando i potenti litigano ai poveri toccano solo dei guai. Fedro
  • Niente è più misero eppur più superbo dell’uomo. Plinio il Vecchio
  • Alla povertà mancano molte cose, all’avarizia tutte. Publilio Siro
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Frasi sull'ignoranza di Socrate, Confucio e altri

Ignoranza, brutta bestia!

Il sapere è tanto vasto che l’ignoranza è una condizione che riguarda tutti.

Socrate lo proclamò per sè stesso con la famosa frase “So una cosa soltanto, di non sapere nulla”. Altri, meno modesti, respingono questa tesi.

Vista dalla giusta angolazione, l’ignoranza non è un limite, ma uno stato dell’essere umano purché rimanga contenuta entro determinati confini.

Qualcosa vivaddio bisogna pure saperla.

Leggendo quanto scrivono sull’ignoranza uomini vissuti oltre 2000 anni fa induce un bonario sorriso per la constatazione che da allora l’uomo è cambiato davvero poco.

  • C’è un solo bene: il sapere. E un solo male: l’ignoranza. Socrate
  • Solo i grandi sapienti ed i grandi ignoranti sono immutabili. Confucio
  • Parla da saggio ad un ignorante ed egli dirà che hai poco senno. Euripide
  • Molti ammirano, pochi sanno. Ippocrate
  • Gli uomini colti sono superiori agli uomini incolti nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti. Aristotele
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Ricchezza e denaro, beni materiali e morali

Accertarne la provenienza

Da buon pragmatico quale era, Seneca aveva gran rispetto del denaro, ma soltanto di quello che proveniva o dalla fortuna o della propria abilità era cioé di provenienza lecita.

Il denaro di provenienza illecita o soltanto dubbia va tenuto lontano. Può procurare solo guai.

Sul denaro e sulla ricchezza troviamo bellissimi aforismi.

  • Avrai sempre quelle sole ricchezze che avrai donate. Marziale
  • Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo può spendere. Teofrasto
  • La ricchezza somiglia all’acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete. Arthur Schopenhauer
  • Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio
  • Il sapiente non accetterà entro la soglia di casa sua nessun denaro di provenienza sospetta: non rifiuterà, però, né respingerà le grandi ricchezze dono della fortuna e frutto della virtù. Seneca
  • La salute sta tanto al di sopra di tutti i beni esteriori, che in verità un mendico sano è più felice di un re malato. Arthur Schopenhauer
  • Né la ricchezza più grande, né l’ammirazione delle folle, né altra cosa che dipenda da cause indefinite sono in grado di sciogliere il turbamento dell’animo e di procurare vera gioia. Epicuro
  • L’avidità è il pungolo dell’operosità. David Hume
  • La reputazione e il credito dipendono soltanto dai quattrini che uno ha in cassaforte. Giovenale
  • L’esser contenti è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale. Socrate
  • La memoria è tesoro e custode di tutte le cose. Cicerone
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Frasi sui viaggi

Il bello è dentro di noi

Diceva Socrate: Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire.

La fuga per allontanarci dai nostri problemi. Quante volte l’abbiamo pensato senza renderci conto che è assolutamente inutile.

In modi diversi ve ne proponiamo altre formulazioni.

  • Anche se giriamo il mondo in cerca di ciò che è bello, o lo portiamo già in noi, o non lo troveremo. Ralph Waldo Emerson
  • I viaggi sono i viaggiatori. Fernando Pessoa
  • Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina. Sant’Agostino
  • Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Marcel Proust

E infine la poesia “L’occhio di Dio” di Victor Hugo, che racconta di Caino che vuole fuggire dallo sguardo di Dio che non riesce a evitare neppure dopo la sepoltura.

Quando Caino scarmigliato
in mezzo alla bufera
livido, coi suoi figlioli
involti di ferine pelli
fuggì dinanzi da Geova
calava la sera.

Il bieco pellegrino
giunse alle falde di un monte
in un gran piano.

La sua consorte stracca
e i suoi figlioli ansimanti gli dissero
“Posiamo sulla terra e dormiamo”

Il fratricida non potendo dormire
meditava ai pié del monte:
e quando alzò la testa
nel più profondo del funereo cielo
vide un occhio spalancato e grande
che nel silenzio lo mirava fisso.

“Sono troppo vicino”
disse allora con un brivido.
E in fretta ridestati i figlioli dormienti
e la compagna stanca riprese a fuggire
sinistro verso l’ignoto.

Errò per trenta giorni, errò per trenta notti.
Andava muto, pallido, sussultando a ogni brusio
furtivo, senza mai guardarsi addietro
senza riposo, né tregua, nè sonno.

Giunse ai lidi del mare
in quel paese che poi fu Assur.
“Sostiamo – disse – questo è un asilo sicuro.
Omai toccammo i termini del mondo, ora sostiamo”.
Ma come fece per sedere ei vide l’occhio
allo stesso punto nel ciel cupo
e in fondo all’immutabile orizzonte
e trasalì di nero raccapriccio.
“Nascondetemi” urlò, mentre i nepoti
si mettevano un dito sulla bocca
tremar vedendo l’avolo feroce.

A Giabel, padre di color che vanno
sotto tende di pelo nel deserto, disse Caino:
“Spiega la tua tela da questa parte”.
Il fluttuante muro fu svolto e quando
fu fissato al suolo con masselli di piombo
“Ora vedete più nulla?” chiese Tzilla
la figliola dei suoi figlioli,
la bambina bionda più dolce dell’aurora.
E a lei Caino: “Vedo quell’occhio sempre”.

Allora Giuba, padre di quelli
che entrano nei boschi
suonando trombe e battendo tamburi disse:
“Saprò ben io trovare il modo”.
Alzò un muro di bronzo
e dietro a quello trasse Caino.
E quei “L’occhio mi guarda sempre”.

Allora Tubalkain, padre dei fabbri,
costrusse una città smisurata e sovrumana.
Intanto i suoi fratelli davano la caccia
ai figlioli di Enoc e di Set per il pianoro.
E a chi passava crepavano gli occhi e
nell’azzurra sera lanciavan dardi alle virginee stelle.
La tela delle tende diede luogo al granito
i cui massi eran fasciati con catene di ferro.
Essa pareva una città d’inferno
e la grande ombra delle torri oscurava le campagne.
E sulla porta incisero: Vietato l’ingresso a Dio.
Quand’ebbero alla fine chiuso e murato
tutto in una torre di pietra, al centro,
fu serrato l’avo. Egli rimase lugubre e stravolto.
” O padre mio, l’occhio è scomparso?”
chiese tremante Izilla.
“No lo vedo sempre” risponde a lei Caino.
E poi soggiunge “Voglio star sottoterra
come un uomo solo nel suo sepolcro.
Nessuno mai non mi vedrà, nè io vedrò più alcuno”.

Fu scavata una fossa e il fratricida disse: “Va bene”.
Lui solo discese in quella volta senza fine oscura;
ma quando si sedè sulla sua scranna
e sul suo capo chiusero la tomba
l’occhio era dentro e fisso su Caino.

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L'intelligenza e i filosofi. Frasi e aforismi celebri

Non lo vedo , ma lo so

Qualcuno può dire di avere visto girare la terra attorno al sole?

Se lo affermiamo con certezza significa che si può conoscere anche attraverso una via diversa da quella dell’osservazione diretta.

L’intelligenza è un tema centrale della filosofia fin dalle sue origini.

  • L’apprendere molte cose non insegna l’intelligenza. Eraclito
  • Il vero sapiente è colui che sa di non sapere. Socrate
  • Non esiste grande genio senza una dose di follia. Aristotele
  • Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri. Arthur Schopenhauer
  • La solitudine è il destino di tutte le grandi menti: un destino a volte deplorato, ma sempre scelto come il minore di due mali. Arthur Schopenhauer
  • La logica è l’anatomia del pensiero. John Locke
  • Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. Bertrand Russell
  • Ogni abitudine rende la nostra mano più ingegnosa e meno agile il nostro ingegno. Friedrich Nietzsche
  • La filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare erroneamente. Bertrand Russell
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Frasi sulla ricchezza. La ricchezza secondo antichi scrittori e filosofi

Cos’è la ricchezza?

La ricchezza sta nel denaro o nel benessere dell’animo? E’ dare o ricevere? Questa domanda ha tante risposte. Dirette o per metafora. Vediamone alcune.

  • Avrai sempre quelle sole ricchezze che avrai donate. Marziale
  • Il sapiente non accetterà entro la soglia di casa sua nessun denaro di provenienza sospetta: non rifiuterà, però, né respingerà le grandi ricchezze dono della fortuna e frutto della virtù. Seneca
  • La memoria è tesoro e custode di tutte le cose. Cicerone
  • Né la ricchezza più grande, né l’ammirazione delle folle, né altra cosa che dipenda da cause indefinite sono in grado di sciogliere il turbamento dell’animo e di procurare vera gioia. Epicuro
  • Se non vuoi essere la moglie di tua moglie, non sposare una donna ricca. Marziale
  • La reputazione e il credito dipendono soltanto dai quattrini che uno ha in cassaforte. Giovenale
  • L’esser contenti è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale. Socrate
  • Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo può spendere. Teofrasto
  • Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio
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"La filosofia" secondo i filosofi da Socrate in poi

Povera e nuda vai filosofia (F. Petrarca)

“A te ti ha rovinato la filosofia!” si sente dire spesso a coloro che si appassionano poco alle cose pratiche e amano interrogarsi sul significato e il perché delle cose. In molti, anzi in moltissimi ritengono che occuparsi di filosofia sia soltanto un modo per perdere tempo. Lo stesso Cicerone affermò: “Non c’è niente di così ridicolo che non sia stato detto da qualche filosofo”. Ma i filosofi cosa ne pensano?

  • La filosofia insegna ad agire, non a parlare. Seneca
  • Non fare filosofia per scherzo, ma sul serio; perché non abbiamo bisogno di apparire sani ma piuttosto di esserlo veramente. Epicuro
  • Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa è filosofia. Voltaire
  • Spòsati: se trovi una buona moglie sarai felice; se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo. Socrate
  • La filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare erroneamente. Bertrand Russell
  • Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie. Georg Hegel
  • Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne. Gandhi
  • Chi pensa è immortale, chi non pensa muore. Averroè
  • E’ proprio del filosofo essere pieno di meraviglia. Platone
  • La filosofia è una fatica di Sisifo. E’ sempre un disperato cercare di rispondere a quelle cinque-sei domande fondamentali […].Ma è inutile la fatica di Sisifo? Potrebbe servire a rafforzare i muscoli. Salvatore Veca
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Il "bene" secondo Socrate e altri poeti e filosofi dell'antichità

Alla perenne ricerca del bene

Il bene e il male sono valori assoluti? L’essere umano cerca e vuole il bene? E’ una domanda antica e irrisolta. Socrate ed altri filosofi e poeti dell’antica Grecia e Roma si esprimevano così.

  • Nulla può far danno a un uomo buono, né in vita né dopo la morte. Socrate
  • C’è un solo bene: il sapere. E un solo male: l’ignoranza. Socrate
  • Nessuno, vedendo il male, lo preferisce, ma ne rimane ingannato, parendogli un bene rispetto al male peggiore. Epicuro
  • E’ bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi. Aristotele
  • E’ tutt’altro che facile determinare se la natura si è dimostrata per l’uomo una tenera madre o una spietata matrigna. Plinio il Vecchio
  • Chi vi vuole bene, vi fa paura. Aristofane
  • Amare significa volere per una persona le cose che si ritengono buone, a motivo di lei e non per sé stessi, ed essere pronti a compiere queste cose, secondo le proprie possibilità. Aristotele
  • A ragione definirono il bene: ciò a cui ogni cosa tende. Aristotele
  • In realtà non c’è nessun male che non abbia qualcosa di buono. Plinio il Vecchio
  • Nessuno deve pensare che, nel corso della vita, tutto debba sempre andargli bene, perché la sorte è volubile e dopo un lungo periodo di sereno è inevitabile che venga il brutto tempo. Esopo
  • Vedo ciò che è meglio e lo lodo, ma faccio ciò che è peggio. Ovidio
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Frasi e aforismi famosi - Giustizia e ingiustizia secondo Platone

Giustizia e ingiustizia secondo Platone

Qualche frase tratta dalle opere del grande filosofo dell’antica Grecia dove affronta il tema della giustizia. Questo tema già approfondito da colui che egli considera suo maestro, Socrate, trova in Platone una ulteriore sistematizzazione.

  • Davanti al giusto, io non mi arrenderei a nessuno per paura della morte e che, per non cedere, sono disposto anche a morire.
  • Tu preferiresti subire ingiustizia piuttosto che commetterla? Io non preferirei nè l’uno nè l’altro; ma, se fosse necessario o commettere ingiustizia o subirla, sceglierei il subire ingiustizia piuttosto che il commetterla.
  • Il commettere ingiustizia dovrebbe essere peggiore che subirla, per il fatto di essergli superiore in male.
  • Io sostengo che chi è giusto e buono, sia uomo o donna, è felice, e che, invece, chi è ingiusto e malvagio è infelice.
  • il più grande dei mali è commettere ingiustizia.
  • Colui che uccide ingiustamente, mi pare degno di compassione. Invece, colui che uccide con giusta ragione l’ho definito ‘non invidiabile’.

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Socrate e l'amicizia

Socrate e l’amicizia

Socrate era uomo che godeva di grande stima presso gli ateniesi perché considerato un saggio. Ed era saggio davvero come si può rilevare leggendo il brano nel quale gli vogliono riferire qualcosa di negativo sul suo più caro amico. Socrate sa bene quanta distanza c’è spesso tra la realtà e il modo come viene raccontata e allora sottopone il suo interlocutore ad un interrogatorio che definisce del triplo filtraggio. Seguiamolo attentamente e scopriremo quanto potrà esserci utile in tanti momenti della vita. Le frasi che pronunciamo siano sempre conseguenti a certezze e mai a sentito dire ed abbiano una effettiva utilità.

“Socrate, lo sai cosa ho appena saputo riguardo il tuo più caro amico?”
“Aspetta un attimo!”  Gli rispose Socrate
“prima che tu mi dica qualcosa, voglio fare il test del triplo filtraggio”
“Il test del triplo filtraggio?” chiese il conoscente, “esatto!” replicò Socrate.
“Prima che tu dica qualcosa sul mio miglior amico, ecco il primo test del filtraggio: la verità!”
“Sei sicuro che quello che mi vuoi raccontare è vero?”
“Beh no” rispose il conoscente “in effetti l’ho solo sentito dire…”
“Bene… quindi non sai se è vero oppure no. Quindi passiamo al secondo filtraggio: la bontà.  Quello che mi vuoi raccontare è una cosa buona?”
“No, anzi!” rispose il conoscente.
“Bene, quindi mi vuoi raccontare qualcosa di negativo sul suo conto. Ed ora l’ultimo filtraggio: l’utilità!  Quello che mi vuoi dire sul mio miglior amico, avrà una qualche utilità per me?”
“No penso proprio di no”
” E allora” continuò Socrate “quello che mi vuoi raccontare non è vero, non è niente di buono e non mi è di utilità! E allora perché raccontarmelo?”

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Socrate e l'amore

Socrate e l’amore

Socrate diceva ai suoi allievi: Sposatevi, se troverete una buona moglie sarete felici, in caso contrario diventerete filosofi. In entrambi casi sarete state fortunati. Socrate è stato un tipo d’uomo al quale molti vorrebbero somigliare. Coerente nelle sue certezze tanto da preferire la morte alla trasgressione delle leggi alla cui osservanza invece educava i suoi allievi. La letteratura non ci riporta espressioni e pensieri di Socrate riferibili all’amore. E’ pur vero tuttavia che la sua stessa vita fu amore. Amore per la conoscenza, amore per la giustizia, amore per la coerenza, amore per i giovani ai quali dedicò la sua vita per educarli al pensiero e alla virtù. A suo modo avrà amato anche la moglie Santippe della quale si tramanda che dicesse tutto il male possibile. Perché Socrate era certamente incapace di non amare. Fu accusato di corrompere i giovani e questa circostanza ci riporta ai nostri tempi nei quali si guarda sempre con sospetto chi agisce senza un interesse immediato e tangibile. Che gran fortuna sarebbe avere tra di noi qualche Socrate anche oggi!

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Altre frasi di Socrate

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Platone e l'amore. Il delirio dell'amore nel Simposio di Platone

Platone e l’amore

Nel Simposio Platone mette sulla bocca di Diotima la propria concezione di amore-Éros, figlio di Póros e di Penía. Quando nella discussione sull’amore è la volta di Socrate, egli – fedele all’immagine del saggio che non sa – riferisce un discorso che dice di aver sentito dalla saggia Diotima. Come si legge nel Fedro, per Platone amore è “delirio” e follia. Se qualcuno considera l’Amore “bello” – continua Diotima – è perché ha pensato che “Amore fosse l’amato, non l’amante”: l’oggetto dell’amore – l’amato – appare indubbiamente bellissimo, ma Amore è il sentimento che afferra l’amante e lo fa soffrire e delirare, è tormento e dramma nella ricerca dell’amato. Proprio per questo Amore svolge una funzione positiva: esso è desiderio di ciò che non si ha, desiderio del Bello e del Bene.

Simposio, 201 d-204 c, 206 a-e

1 [201 d] Dirò invece il discorso su Amore che ho ascoltato una volta da una donna di Mantinea, di nome Diotima, la quale era dotta su questa e molte altre questioni. Facendo fare dei sacrifici agli Ateniesi prima della peste, ritardò l’epidemia di dieci anni; e fu proprio lei che mi istruí nelle cose d’amore … Mi proverò dunque a riportarvi cosí da me solo, per quanto mi riuscirà, il discorso che mi tenne lei, partendo dai punti sui quali già siamo d’accordo io e Agatone. Naturalmente, o Agatone, è bene discutere come tu hai spiegato, in primo luogo [e] chi è Amore nella sua essenza e natura, e in seguito le sue opere. Ora mi par piú facile parlarne nell’ordine che tenne allora la straniera, interrogandomi. Perché anch’io le dicevo quasi le stesse cose che ora Agatone sosteneva con me, che cioè Amore è un gran dio e ama le cose belle. Lei allora mi provava, con gli stessi argomenti che ho tenuto ora contro di lui, che Amore, secondo il mio stesso discorso, non era bello né buono. E io: “Che dici mai, o Diotima? Amore è forse brutto e cattivo?”. E lei: “Non bestemmiare;” rispose “o credi forse che ciò che non sia bello debba essere brutto?”. [202 a] “Sicuramente!”. “E cosí ciò che non è sapiente, ignorante? Ma non t’accorgi che c’è qualcosa di mezzo fra sapienza e ignoranza?”. “Che cosa?”. “Giudicare con giustezza, anche senza essere in grado di darne ragione. Non sai che ciò appunto non è scienza – perché dove non si sa dar ragione come potrebbe esservi scienza? Né ignoranza – giacché ciò che coglie il vero come potrebbe essere ignoranza? Orbene qualcosa di simile è la giusta opinione, qualcosa di mezzo fra l’intendere e l’ignoranza”. “È verissimo” le dissi. “Non conseguirne, dunque, che una cosa non bella sia necessariamente brutta, né una cosa non buona, cattiva. Cosí anche Amore, poiché tu stesso [b] concordi che non è buono né bello, non credere piú in alcun modo che debba essere cattivo e brutto, ma qualcosa di mezzo fra questi due estremi”. “E però, risposi io, tutti pensano d’accordo che sia un grande dio”. “Quali tutti? Quelli che non sanno o anche quelli che sanno?”. “Tutti, tutti, dico”. E lei ridendo: “E come possono mai [c] sostenere concordi, o Socrate, che Amore sia un grande dio, coloro che affermano che egli non è neppure dio?”. “E chi sono questi?” esclamai. “Uno, rispose, sei proprio tu, un’altra, io”. E io: “Come sarebbe a dire?”. “È facile, rispose lei, perché rispondimi: non ritieni tutti gli dèi felici e belli? Oseresti dire che qualche dio non è bello e felice?”. “Per Giove, no di certo” risposi. “E del resto non chiami felici coloro che possiedono bontà e [d] bellezza?”. “Sicuro!”. “Ma Amore, l’hai ammesso, proprio perché è privo di bontà e bellezza, desidera questi beni che non ha”. “Già, l’ho ammesso”. “E come potrebbe essere dio quello a cui mancano bellezza e bontà?”. “Temo che non potrebbe in alcun modo”. “Vedi dunque che anche tu pensi che Amore non sia un dio?”.

2 “Ma cosa sarebbe allora, esclamai, questo Amore? un mortale?”. “Niente affatto”. “Ma allora cos’altro è?”. “Come nel caso di prima, qualcosa di mezzo fra mortale e immortale”. “Che è dunque, o Diotima?”. “Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere [e] demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale”. “E qual è la sua funzione?” domandai. “Di interpretare e di trasmettere agli dèi qualunque cosa degli uomini, e agli uomini qualunque cosa degli dèi; e di quelli cioè reca le preghiere e i sacrifici, di questi invece i voleri e i premi per i sacrifici. In mezzo fra i due, colma l’intervallo sicché il tutto risulti seco stesso unito. Attraverso di lui passa tutta la mantica, e l’arte sacerdotale concernente i sacrifici, le [203 a] iniziazioni e gli incantesimi e ogni specie di divinazione e di magia. Gli dèi non si mischiano con l’uomo, ma per mezzo di Amore è loro possibile ogni comunione e colloquio con gli uomini, in veglia o in sonno. E chi è dotto di queste arti, è un uomo demonico, ma chi è conoscitore di altre tecniche o mestieri non è che un generico. Ora, questi demoni sono molti e vari: uno di questi è anche Amore”. “E suo padre e sua madre, domandai, chi sono?”. “È cosa un po’ lunga da raccontare, rispose, ma a te la dirò. [b] Quando nacque Afrodite gli dèi tennero un banchetto, e fra gli altri anche Poro (Espediente) figlio di Metidea (Sagacia). Ora, quando ebbero finito, arrivò Penia (Povertà), siccome era stata gran festa, per mendicare qualcosa; e si teneva vicino alla porta. Poro intanto, ubriaco di nettare (il vino non esisteva ancora), inoltratosi nel giardino di Giove, schiantato dal bere si addormentò. Allora Penia, meditando se, contro le sue miserie, le riuscisse d’avere un figlio da Poro, gli si sdraiò accanto e rimase incinta di [c] Amore. Proprio cosí Amore divenne compagno e seguace di Afrodite, perché fu concepito il giorno della sua nascita, ed ecco perché di natura è amante del bello, in quanto anche Afrodite è bella. Dunque, come figlio di Poro e di Penia, ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, ed è molto lontano dall’essere [d] delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio; perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre è insidiatore dei belli e dei nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitar machiavelli d’ogni tipo e curiosissimo di intendere, ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista. E sortí una natura né immortale né mortale, ma a [e] volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla natura del padre; ciò che acquista sempre gli scorre via dalle mani, cosí che Amore non è mai né povero né ricco. Anche fra [204 a] sapienza e ignoranza si trova a mezza strada, e per questa ragione nessuno degli dèi è filosofo, o desidera diventare sapiente (ché lo è già), né chi è già sapiente s’applica alla filosofia. D’altra parte, neppure gli ignoranti si danno a filosofare né aspirano a diventare saggi, ché proprio per questo l’ignoranza è terribile, che chi non è né nobile né saggio crede d’aver tutto a sufficienza; e naturalmente chi non avverte d’essere in difetto non aspira a ciò di cui non crede d’aver bisogno”. “Chi sono allora, o Diotima” replicai “quelli che s’applicano alla filosofia, se escludi i sapienti e gli ignoranti?”. “Ma lo vedrebbe anche un [b] bambino, rispose, che sono quelli a mezza strada fra i due, e che Amore è uno di questi. Poiché appunto la sapienza lo è delle cose piú belle ed Amore è amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l’ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: è di padre sapiente e ingegnoso, ma la madre è incolta e sprovveduta. E questa è proprio, o Socrate, la natura di quel demone. [c] Quanto alla tua rappresentazione di Amore, non c’è da meravigliarsi; perché tu credevi, per quanto posso dedurre dalle tue parole, che Amore fosse l’amato, non l’amante; e per questo, penso, Amore ti appariva bellissimo. E in realtà ciò che ispira amore è bello, delicato, perfetto e beato; ma l’amante ha un’altra natura, come t’ho spiegato”.

[…]

3 [206 a] […] – Riassumendo quindi, l’amore è desiderio di possedere il bene per sempre. – Verissimo, dissi io.

4 [b] – Poiché dunque l’amore è sempre questo, riprese lei, in quale modo e in quali azioni lo zelo e la tensione di coloro che lo perseguono possono essere chiamati amore? Quale sarà mai questa azione? Lo sai? – Certo non sarei sempre ammirato della tua sapienza, o Diotima, né verrei a scuola da te per imparare proprio queste cose, se le sapessi. – Te lo dirò io, allora: è la procreazione nel bello, secondo il corpo e secondo l’anima. – Un indovino ci vuole, per capirti. Io non intendo. – No, ma [c] te lo dirò io con piú chiarezza, riprese. Tutti gli uomini, o Socrate, sono pregni nel corpo e nell’anima, e quando giungono ad una certa età, la nostra natura fa sentire il desiderio di procreare. Non si può partorire nel brutto, ma nel bello, sí. L’unione dell’uomo e della donna è procreazione; questo è il fatto divino, e nel vivente destinato a morire questo è immortale: la gravidanza e la riproduzione. [d] Ma è impossibile che queste avvengano in ciò che è disarmonico. E il brutto è disarmonico a tutto ciò che è divino; il bello invece gli si accorda; cosí che Bellezza fa da Sorte (Moira) e da Levatrice (Ilitia) nella procreazione. Per questo quando la creatura gravida si accosta al bello diventa gaia e tutta lieta si espande, partorisce e procrea, ma quando si accosta al brutto, cupa e dolente si contrae, si attorciglia in se stessa e si ritorce senza procreare, ma trattiene dentro il suo feto soffrendo. Di qui s’ingenera l’impetuosa [e] passione per il bello nell’essere gravido e già turgido, perché il bello libera dalle atroci doglie chi lo possiede. E, a ben vedere, o Socrate, l’amore non è amore del bello, come pensi tu! – Ma di che cosa, allora? – Di procreare e partorire nel bello. – E sia, dissi. […]

(Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 696-700, 701-702)

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