Frasi

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Frasi sugli uomini e la vita

“Solo la mano che cancella può scrivere il vero.” Eckhart Meister

“Le antipatie violente sono sospette, e tradiscono una segreta affinità.” William Hazlitt

“La fantasia è la figlia diletta della libertà.” Leo Longanesi

“Quando un pensiero è troppo debole per poter esssere espresso con semplicità, con semplicità accantonalo.” Vauvenargues

“Il miglior modo di insultare qualcuno consiste nel non fare caso ai suoi insulti.” William Hazlitt

“Colui che governa gli altri dovrebbe prima di tutto essere padrone di se stesso.” Philip Massinger

“Le convinzioni sono per la verità nemiche più pericolose che le menzogne.” Friedrich Nietzsche

“Uomo è un mestiere difficile. E soltanto pochi ce la fanno.” Ernest Hemingway

“La vita di ogni uomo è una via verso se stesso.” Hermann Hesse

“Meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui.” Friedrich Nietzsche

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Frasi sugli uomini e la vita

“Innanzitutto dì a te stesso chi vuoi essere; poi fa’ ogni cosa di conseguenza.” Epitteto

“Solo per quegli uomini che non sanno produrre nulla, non esiste nulla.” Wolfgang Goethe

“Per essere veramente un grande uomo, bisogna saper resistere anche al buon senso.” Fjodor Dostoevskij

“L’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio.” Denis Diderot

“Io credo nel Dio che ha fatto gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno fatto.” Alphonse Karr

“Gli apostoli diventano rari, tutti sono padreterni.” Alphonse Karr

“Per prima cosa stai in pace con te stesso, poi potrai pacificare gli altri.” Tommaso da Kempis

“Un uomo di pace fa molto più bene di un uomo colto.” Tommaso da Kempis

“Un uomo che ha piegato se stesso non potrà mai raddrizzare gli altri.” Mencio

“Non credo al proverbio che, per saper comandare, bisogna saper obbedire.” Napoleone

“A cinquant’anni, ognuno ha la faccia che si merita.” George Orwell

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Frasi sugli uomini e le donne di Friedrich Nietzsche

Tra i pensieri di Friedrich Nietzsche ve ne sono molti dedicati alle donne. Alcuni potrebbero sembrare poco gentili se non addirittura offensivi, ma in realtà Nietzsche manifesta più volte un sentimento di meraviglia nell’osservazione della natura umana e in particolar modo del genere femminile.

Nei suoi scritti Nietzsche descrisse la verità come una donna, impossibile da cogliere per un filosofo dogmatico che si accosta a lei con metodo rigoroso e senza conoscere le armi della seduzione.

In questo post una breve raccolta di frasi del filosofo.

  • Alcuni uomini hanno sospirato per il rapimento delle loro mogli, i più perché nessuno ha voluto rapirgliele.
  • Una donna che capisce di ostacolare il volo del marito deve separarsi da lui: perché non si sente parlare di un simile atto d’amore?
  • La donna impara a odiare nella misura in cui disimpara ad affascinare.
  • Le stesse emozioni hanno ritmi diversi nell’uomo e nella donna: perciò l’uomo e la donna non cessano di fraintendersi.
  • Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbara dell’uomo.
  • Ciò che nella donna incute rispetto, e spesso anche paura è la sua natura, che è più naturale di quella dell’uomo, la sua autentica, scaltra flessuosità ferina, i suoi artigli di tigre nascosti nel guanto, la sua ingenuità nell’egoismo, la sua ineducabilità e la sua intima selvatichezza, quel tanto di inafferrabile, di sterminato, di errabondo presente nei suoi appetiti e nelle sue virtù.
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Citazioni di Nietzsche sulla psicologia quotidiana

Varie citazioni di Friedrich Nietzsche

Pigrizia dell’uomo attivo. “Io credo che tutti debbano avere una propria opinione su ogni cosa su cui si può avere un’opinione: ciascuno infatti è qualcosa di particolare e di unico, che rispetto a tutte le altre cose assume una posizione nuova, mai esistita prima. Ma la pigrizia che alberga in fondo al cuore dell’uomo attivo gli impedisce di attingere acqua alla propria sorgente.”
Umano, troppo umano

“La cosa più vulnerabile e pur più invincibile è la vanità umana, a ogni ferita la sua forza cresce, e alla fine può diventare enorme.”
Umano, troppo umano

“Spesso un istinto viene frainteso, male interpretato, per esempio l’istinto sessuale, la fame, l’avidità e la gloria. Forse tutta la morale non è che un’interpretazione di istinti fisici.”
Frammenti Postumi

Criterio di vita quotidiana. “Ci si sbaglierà raramente se si ricondurranno le azioni astreme alla vanità, quelle mediocri alla consuetudine e quelle meschine alla paura.”
Umano, troppo umano

Raffinatezza nella vergogna.“Gli uomini non si vergognano di pensare cose sporche: ma si vergognano al pensiero che si possano loro attribuire simili pensieri sporchi.”
Umano, troppo umano

Altri aforismi di Nietzsche su Amore, Donne, Temi vari

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Frasi e aforismi di Agatha Christie

Frasi e aforismi di Agatha Christie

Agatha Mary Clarissa Miller, in arte Agatha Christie, è stata una giallista di fama mondiale. Essa curò sempre i suoi romanzi con grande abilità, creando un’atmosfere intriganti attraverso personaggi ed ambienti di facile riconoscibilità: descrizioni accurate, senso della suspense, personaggi mai privi di spessore o di caratterizzazione. I suoi personaggi maggiori sono famosi in tutto il mondo: tra questi i più celebri, protagonisti di buona parte della sua produzione letteraria, sono l’investigatore belga Hercule Poirot e la simpatica vecchietta, nonché intrigante indagatrice, Miss Marple.

I suoi aforismi forti come i suoi personaggi

  • Avevo sedici anni, allora, e giudicavo la frase stupidissima, ma in seguito l’ho trovata così esatta che ne ho fatto quasi il mio motto:  “Le femmine credono che gli uomini siano sciocchi, ma gli uomini sanno che le femmine sono sciocche”.
  • L’invenzione, secondo me, deriva direttamente da un certo ozio, forse addirittura da una certa pigrizia.
  • Se si ama qualcuno si soffre, e se non ami, non puoi conoscere il significato di una vita cristiana.
  • I giovani credono che i vecchi siano sciocchi, ma i vecchi sanno che i giovani sono sciocchi.
  • Un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più lei invecchia, più lui ne è attratto.
  • La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi.

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Platone e l'amore. Il delirio dell'amore nel Simposio di Platone

Platone e l’amore

Nel Simposio Platone mette sulla bocca di Diotima la propria concezione di amore-Éros, figlio di Póros e di Penía. Quando nella discussione sull’amore è la volta di Socrate, egli – fedele all’immagine del saggio che non sa – riferisce un discorso che dice di aver sentito dalla saggia Diotima. Come si legge nel Fedro, per Platone amore è “delirio” e follia. Se qualcuno considera l’Amore “bello” – continua Diotima – è perché ha pensato che “Amore fosse l’amato, non l’amante”: l’oggetto dell’amore – l’amato – appare indubbiamente bellissimo, ma Amore è il sentimento che afferra l’amante e lo fa soffrire e delirare, è tormento e dramma nella ricerca dell’amato. Proprio per questo Amore svolge una funzione positiva: esso è desiderio di ciò che non si ha, desiderio del Bello e del Bene.

Simposio, 201 d-204 c, 206 a-e

1 [201 d] Dirò invece il discorso su Amore che ho ascoltato una volta da una donna di Mantinea, di nome Diotima, la quale era dotta su questa e molte altre questioni. Facendo fare dei sacrifici agli Ateniesi prima della peste, ritardò l’epidemia di dieci anni; e fu proprio lei che mi istruí nelle cose d’amore … Mi proverò dunque a riportarvi cosí da me solo, per quanto mi riuscirà, il discorso che mi tenne lei, partendo dai punti sui quali già siamo d’accordo io e Agatone. Naturalmente, o Agatone, è bene discutere come tu hai spiegato, in primo luogo [e] chi è Amore nella sua essenza e natura, e in seguito le sue opere. Ora mi par piú facile parlarne nell’ordine che tenne allora la straniera, interrogandomi. Perché anch’io le dicevo quasi le stesse cose che ora Agatone sosteneva con me, che cioè Amore è un gran dio e ama le cose belle. Lei allora mi provava, con gli stessi argomenti che ho tenuto ora contro di lui, che Amore, secondo il mio stesso discorso, non era bello né buono. E io: “Che dici mai, o Diotima? Amore è forse brutto e cattivo?”. E lei: “Non bestemmiare;” rispose “o credi forse che ciò che non sia bello debba essere brutto?”. [202 a] “Sicuramente!”. “E cosí ciò che non è sapiente, ignorante? Ma non t’accorgi che c’è qualcosa di mezzo fra sapienza e ignoranza?”. “Che cosa?”. “Giudicare con giustezza, anche senza essere in grado di darne ragione. Non sai che ciò appunto non è scienza – perché dove non si sa dar ragione come potrebbe esservi scienza? Né ignoranza – giacché ciò che coglie il vero come potrebbe essere ignoranza? Orbene qualcosa di simile è la giusta opinione, qualcosa di mezzo fra l’intendere e l’ignoranza”. “È verissimo” le dissi. “Non conseguirne, dunque, che una cosa non bella sia necessariamente brutta, né una cosa non buona, cattiva. Cosí anche Amore, poiché tu stesso [b] concordi che non è buono né bello, non credere piú in alcun modo che debba essere cattivo e brutto, ma qualcosa di mezzo fra questi due estremi”. “E però, risposi io, tutti pensano d’accordo che sia un grande dio”. “Quali tutti? Quelli che non sanno o anche quelli che sanno?”. “Tutti, tutti, dico”. E lei ridendo: “E come possono mai [c] sostenere concordi, o Socrate, che Amore sia un grande dio, coloro che affermano che egli non è neppure dio?”. “E chi sono questi?” esclamai. “Uno, rispose, sei proprio tu, un’altra, io”. E io: “Come sarebbe a dire?”. “È facile, rispose lei, perché rispondimi: non ritieni tutti gli dèi felici e belli? Oseresti dire che qualche dio non è bello e felice?”. “Per Giove, no di certo” risposi. “E del resto non chiami felici coloro che possiedono bontà e [d] bellezza?”. “Sicuro!”. “Ma Amore, l’hai ammesso, proprio perché è privo di bontà e bellezza, desidera questi beni che non ha”. “Già, l’ho ammesso”. “E come potrebbe essere dio quello a cui mancano bellezza e bontà?”. “Temo che non potrebbe in alcun modo”. “Vedi dunque che anche tu pensi che Amore non sia un dio?”.

2 “Ma cosa sarebbe allora, esclamai, questo Amore? un mortale?”. “Niente affatto”. “Ma allora cos’altro è?”. “Come nel caso di prima, qualcosa di mezzo fra mortale e immortale”. “Che è dunque, o Diotima?”. “Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere [e] demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale”. “E qual è la sua funzione?” domandai. “Di interpretare e di trasmettere agli dèi qualunque cosa degli uomini, e agli uomini qualunque cosa degli dèi; e di quelli cioè reca le preghiere e i sacrifici, di questi invece i voleri e i premi per i sacrifici. In mezzo fra i due, colma l’intervallo sicché il tutto risulti seco stesso unito. Attraverso di lui passa tutta la mantica, e l’arte sacerdotale concernente i sacrifici, le [203 a] iniziazioni e gli incantesimi e ogni specie di divinazione e di magia. Gli dèi non si mischiano con l’uomo, ma per mezzo di Amore è loro possibile ogni comunione e colloquio con gli uomini, in veglia o in sonno. E chi è dotto di queste arti, è un uomo demonico, ma chi è conoscitore di altre tecniche o mestieri non è che un generico. Ora, questi demoni sono molti e vari: uno di questi è anche Amore”. “E suo padre e sua madre, domandai, chi sono?”. “È cosa un po’ lunga da raccontare, rispose, ma a te la dirò. [b] Quando nacque Afrodite gli dèi tennero un banchetto, e fra gli altri anche Poro (Espediente) figlio di Metidea (Sagacia). Ora, quando ebbero finito, arrivò Penia (Povertà), siccome era stata gran festa, per mendicare qualcosa; e si teneva vicino alla porta. Poro intanto, ubriaco di nettare (il vino non esisteva ancora), inoltratosi nel giardino di Giove, schiantato dal bere si addormentò. Allora Penia, meditando se, contro le sue miserie, le riuscisse d’avere un figlio da Poro, gli si sdraiò accanto e rimase incinta di [c] Amore. Proprio cosí Amore divenne compagno e seguace di Afrodite, perché fu concepito il giorno della sua nascita, ed ecco perché di natura è amante del bello, in quanto anche Afrodite è bella. Dunque, come figlio di Poro e di Penia, ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, ed è molto lontano dall’essere [d] delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio; perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre è insidiatore dei belli e dei nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitar machiavelli d’ogni tipo e curiosissimo di intendere, ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista. E sortí una natura né immortale né mortale, ma a [e] volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla natura del padre; ciò che acquista sempre gli scorre via dalle mani, cosí che Amore non è mai né povero né ricco. Anche fra [204 a] sapienza e ignoranza si trova a mezza strada, e per questa ragione nessuno degli dèi è filosofo, o desidera diventare sapiente (ché lo è già), né chi è già sapiente s’applica alla filosofia. D’altra parte, neppure gli ignoranti si danno a filosofare né aspirano a diventare saggi, ché proprio per questo l’ignoranza è terribile, che chi non è né nobile né saggio crede d’aver tutto a sufficienza; e naturalmente chi non avverte d’essere in difetto non aspira a ciò di cui non crede d’aver bisogno”. “Chi sono allora, o Diotima” replicai “quelli che s’applicano alla filosofia, se escludi i sapienti e gli ignoranti?”. “Ma lo vedrebbe anche un [b] bambino, rispose, che sono quelli a mezza strada fra i due, e che Amore è uno di questi. Poiché appunto la sapienza lo è delle cose piú belle ed Amore è amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l’ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: è di padre sapiente e ingegnoso, ma la madre è incolta e sprovveduta. E questa è proprio, o Socrate, la natura di quel demone. [c] Quanto alla tua rappresentazione di Amore, non c’è da meravigliarsi; perché tu credevi, per quanto posso dedurre dalle tue parole, che Amore fosse l’amato, non l’amante; e per questo, penso, Amore ti appariva bellissimo. E in realtà ciò che ispira amore è bello, delicato, perfetto e beato; ma l’amante ha un’altra natura, come t’ho spiegato”.

[…]

3 [206 a] […] – Riassumendo quindi, l’amore è desiderio di possedere il bene per sempre. – Verissimo, dissi io.

4 [b] – Poiché dunque l’amore è sempre questo, riprese lei, in quale modo e in quali azioni lo zelo e la tensione di coloro che lo perseguono possono essere chiamati amore? Quale sarà mai questa azione? Lo sai? – Certo non sarei sempre ammirato della tua sapienza, o Diotima, né verrei a scuola da te per imparare proprio queste cose, se le sapessi. – Te lo dirò io, allora: è la procreazione nel bello, secondo il corpo e secondo l’anima. – Un indovino ci vuole, per capirti. Io non intendo. – No, ma [c] te lo dirò io con piú chiarezza, riprese. Tutti gli uomini, o Socrate, sono pregni nel corpo e nell’anima, e quando giungono ad una certa età, la nostra natura fa sentire il desiderio di procreare. Non si può partorire nel brutto, ma nel bello, sí. L’unione dell’uomo e della donna è procreazione; questo è il fatto divino, e nel vivente destinato a morire questo è immortale: la gravidanza e la riproduzione. [d] Ma è impossibile che queste avvengano in ciò che è disarmonico. E il brutto è disarmonico a tutto ciò che è divino; il bello invece gli si accorda; cosí che Bellezza fa da Sorte (Moira) e da Levatrice (Ilitia) nella procreazione. Per questo quando la creatura gravida si accosta al bello diventa gaia e tutta lieta si espande, partorisce e procrea, ma quando si accosta al brutto, cupa e dolente si contrae, si attorciglia in se stessa e si ritorce senza procreare, ma trattiene dentro il suo feto soffrendo. Di qui s’ingenera l’impetuosa [e] passione per il bello nell’essere gravido e già turgido, perché il bello libera dalle atroci doglie chi lo possiede. E, a ben vedere, o Socrate, l’amore non è amore del bello, come pensi tu! – Ma di che cosa, allora? – Di procreare e partorire nel bello. – E sia, dissi. […]

(Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 696-700, 701-702)

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Aforismi di Oscar Wilde

Un articolo con alcuni aforismi dello scrittore irlandese

Oscar Fingal O?Flaherty Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 ? Parigi, 30 novembre 1900) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Scrittore impudente dalle parole semplici, ma espresse nell?intento di suscitare una riflessione nel suo lettore, prediligeva la scrittura aforistica con l?espressione dei paradossi, al punto da essere citato ad esempio nei moderni dizionari.

Oscar Wilde su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde

Aforismi di Oscar Wilde

  • È meglio essere belli che essere buoni, ma è meglio essere buoni che essere brutti.
  • Credo che nella vita pratica si possa ottenere un vero successo, purché sia senza scrupoli; l’ambizione è sempre priva di scrupoli.
  • È la confessione e non il sacerdote che ci dà l’assoluzione.
  • È una fatica da cani l’oziare. Ma non protesto contro la fatica purché non miri a uno scopo preciso.
  • Ho il culto delle gioie semplici. Esse sono l’ultimo rifugio di uno spirito complesso.
  • L’uomo colto è colui che sa trovare un significato bello alle cose belle. Per lui la speranza è un fatto reale.
  • La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità.
  • La verità è cosa molto complessa, e la politica è un affare molto complicato. Vi sono giri e rigiri. Si può essere legati ad alcune persone da certi obblighi che bisogna soddisfare: presto o tardi nella vita politica è obbligatorio il compromesso. Tutti ci si piegano.
  • Le buone intenzioni sono state la rovina del mondo. I soli che hanno compiuto qualche cosa nel mondo sono stati coloro che non avevano nessuna intenzione.
  • Lo scopo della vita è l’autosviluppo. Sviluppare pienamente la nostra individualità, ecco la missione che ciascuno di noi deve compiere.
  • Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare di tutto.
  • Non si può dire che un’atmosfera di alta moralità sia molto propizia alla salute o alla felicità.
  • Non vi è nulla di più bello che dimenticare, se non forse l’essere dimenticato.
  • Per entrare nell’alta società oggi bisogna saper pascere la gente, o saperla divertire, o scandalizzarla; non occorre altro.
  • Tutte le persone affascinanti sono viziate. Ecco il segreto del loro fascino.
  • Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va, non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. È divenuta una vera peste.
  • Non vi è che una sola cosa orrida al mondo, il tedio. Ecco il peccato che non trova perdono.
  • È sempre sciocco dar consigli: ma dare buoni consigli è fatale.
  • Il cinismo è semplicemente l’arte di vedere le cose come sono, non quali dovrebbero essere.
  • Il mistero dell’amore è più grande che il mistero della morte.
  • Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e la più intellettuale.
  • Il sentimentale è uno che annette un valore assurdo a tutto e ignora il prezzo assegnato a qualsiasi singolo oggetto.
  • L’uomo può credere all’impossibile, non crederà mai all’improbabile.
  • Tutti gli uomini sono dei mostri. Non c’è altro da fare che cibarli bene. Un buon cuoco fa miracoli.
  • Siamo tutti nel rigagnolo; ma alcuni di noi fissano le stelle.
  • Un uomo che non ha pensieri individuali è un uomo che non pensa.
  • L’uomo ha abbastanza memoria per ricordare centinaia di aneddoti, ma non ha abbastanza memoria per ricordare a chi li ha già raccontati.
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Il pianto fa bene anche agli uomini

La convinzione che il pianto esprime debolezza e la debolezza la prevaricazione degli altri è vera solo a metà. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha dimostrato che molte volte è proprio il contrario. Il pianto genera anche solidarietà e la sua manifestazione può indurre gli altri a venirci incontro per risolvere i nostri problemi.

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