Nuovi interpreti della dottrina sulla povertà

san francesco“Desidero poco e quel poco che desidero, lo desidero poco.” (San Francesco, Patrono d’Italia)

beppe grilloStessa cosa avrà pensato il leader del movimento, recatosi in un umile (a detta dell’amico Briatore) resort per godere dei piccoli piaceri natalizi dell’emisfero australe: sole, mare tiepido, aria pulita, quattro amici al bar (ivi incluso Gino Paoli) e prezzi modesti. Piaceri oggettivamente alla portata di molti, con l’eccezione dei suoi adepti aventi diritto al reddito di cittadinanza.

Il programma per portarci all’agognata povertà procede a gonfie vele. Programma già avviato da decenni del quale non si può attribuire la completa paternità al movimento. Tuttavia l’enfasi con cui il leader pentastellato propone la povertà come soluzione definitiva ai mali morali e materiali della nostra contemporaneità, abbracciando nientedimeno che la teoria della “decrescita felice”, ne fa di lui un teorico, un filosofo, un interprete nuovo della dottrina salvifica già professata dal Patrono d’Italia. Bisogna fare attenzione, il paese è molto cagionevole, e la soluzione proposta suona più come un “colpo di grazia” al malato terminale.

Siamo sicuri che sia davvero ciò che vogliamo? I segnali del declino sono all’ordine del giorno. Sentiamo davvero la necessità di accelerarne il processo?

Le agenzie di rating declassano i titoli sul debito sovrano Italiano, rendendo così più oneroso il finanziamento delle banche, e quindi dell’intera collettività.

l’Europa guarda i nostri conti e le prospettive di un paese reazionario a qualsiasi cambiamento, che non si assume le sue responsabilità ma cerca finte scorciatoie, e comincia a chiederci di valutare di uscire dall’euro, perché nonostante le “minacce elettorali” così andrà a finire.

I populismi impazzano con teorie fantasiose (per la verità non solo in Italia) che parlano di economie autarchiche, di accordi con regimi antidemocratici, di una nuova libertà di stampa giudicata da una giuria popolare (nominata da chi?), di alleanze fatte per convenienza economica e non sulla base di un’idea sostenibile di società e delle conseguenti politiche, di redditi di cittadinanza distribuiti a pioggia (con quali criteri, a detrimento di quali parti dello stato sociale?), di drastica riduzione delle tasse, di una lotta al sistema bancario (e ai “poteri forti”), che con tutti i suoi difetti, da che mondo è mondo gestisce le finanze di ogni paese evoluto e dove, cosa da non trascurare, le famiglie tengono i loro risparmi.

Italiani, ma c’avete pensato bene? Vi conviene? Non conviene invece rimboccarsi le maniche, alzare la china, riscoprirsi parte di una collettività, rinnovarsi, rilanciarsi nella competizione globale all’interno dell’unione europea, senza lasciarsi trascinare dalle lusinghe nichilistiche di chi vuole buttare tutto giù per terra? Perché poi? A che pro?

Speriamo che si comprenda prima che sia troppo tardi che il programma sulla povertà, che riguarda noi stessi e le future generazioni, rischia di essere il primo programma elettorale a venire realizzato compiutamente nella storia d’Italia.

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