Gli italiani siamo poi così male?

Giuseppe Mazzini quando pensava all’Italia Una, Indipendente, Libera e Repubblicana, si riferiva all’intera penisola ed alle isole includendo anche la Corsica. Egli scriveva: “La patria è la fede nella patria. Dio che creandola sorrise sovr’essa, le assegnò per confine le due più sublimi cose ch’ei ponesse in Europa, simboli dell’eterna forza e dell’eterno moto, l’Alpi e il mare. Dalla cerchia immensa dell’Alpi, simile alla colonna di vertebre che costituisce l’unità della forma umana, scende una catena mirabile di continue giogaie che si stende sin dove il mare la bagna e più oltre nella divelta Sicilia. E il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia”.
Qualcun altro in tempi più recenti diversamente ispirato ha pensato di spostare la linea di confine meridionale lungo il tracciato del Po. A ben riflettere, se un popolo va identificato con i caratteri che soprattutto lo distinguono, l’idea di Mazzini ci sembra più forte.
Una caratteristica che unisce tutti gli italiani, ovunque nati, è di essere orgogliosi delle proprie origini quando si trovano all’estero e di denigrarsi senza pietà quando si trovano in Italia! Svevo come Pirandello e la vittoria di una medaglia olimpica appartengono a tutti indistintamente. Potremmo dire di essere mazziniani all’estero e leghisti in patria.
E poiché la maggior parte del tempo la trascorriamo in patria sono più le occasioni in cui parliamo male di noi che quelle in cui ne parliamo bene. In patria, ad esempio, ci distinguiamo tra settentrionali e meridionali, all’estero no. Tuttavia, a ben riflettere, dalle Alpi a Capo Passero siamo molto più simili di quanto non vogliamo lasciare intendere. I vizi e le virtù si somigliano abbastanza.
Il giudizio che danno di noi gli stranieri, come Giano, è bifronte. Generosità ed estro da una parte ed individualismo e corruzione dall’altra.
Forse è vero che gli italiani siamo così, ma forse dipende proprio da queste contraddizioni se in Italia sono nati e cresciuti uomini come Leonardo e Michelangelo o come Dante e Sciascia.
Possiamo e dobbiamo migliorare, ma non partiamo da zero.

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