La Grecia di Pericle e quella di oggi

Nel 461 a.c., all’età di 34 anni, Pericle, generale ateniese pronunciò il celebre discorso con il quale riassunse i principi sui quali si fondava la convivenza ad Atene. Questi principi sono gli stessi ai quali sono ispirate le moderne democrazie. In questi principi troviamo definita la democrazia, la giustizia, la libertà, perfino l’etica.
Rileggere questo discorso, mentre la Grecia di oggi, a causa anche di una classe dirigente inetta e corrotta, è sull’orlo del fallimento, mette davvero una grande tristezza. Sembra impossibile che la patria della scienza, della filosofia, delle arti possa avere subito nel tempo un così alto degrado della moralità pubblica e privata. La coerenza tra quanto veniva affermato ed il comportamento conseguente ebbe la testimonianza più alta nella scelta di Socrate di bere la cicuta e quindi di morire pur di non trasgredire una legge che egli peraltro giudicava ingiusta. Pericle disse:
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.” Un governo è democratico se le sue azioni sono orientate a favorire l’interesse collettivo.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.” Le leggi vanno rispettate e nel contempo deve esserci rispetto per chi amministra la legge e per la tutela di coloro che subiscono ingiustizia.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.” Il riconoscimento del merito è una condizione per la crescità di una società che deve favorire, come si direbbe oggi, la mobilità sociale. Pericle fece istituire la mistoforia, un’indennità giornaliera riconosciuta a coloro che ricoprivano cariche pubbliche, come compimento del processo di democratizzazione per consentire anche ai cittadini più poveri di partecipare alle sedute di quelle magistrature alle quali si accedeva per sorteggio.

“Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.” La convivenza è un valore talmente alto che nessuno dovrebbe disinteressarsene. E’ vero che non tutti sono capaci di progettare la politica, ma tutti sono in grado di giudicarla.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.” Il rispetto delle leggi non scritte impone quello che è chiamato “comportamento etico”.
I principi su cui si fonda la democrazia di oggi sono gli stessi enunciati da Pericle 2500 anni addietro nel sintetizzare le regole a cui si conformava l’organizzazione della vita ad Atene. La loro attualità è talmente evidente da non richiedere commenti aggiuntivi.
Abbiamo voluto lasciare per ultimo il principio che tratta del pubblico e del privato. “Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.” Solo utopia, si potrebbe liquidare con una battuta. Questo principio tuttavia è stato seguito in tempi abbastanza recenti anche da importanti uomini di governo italiani.

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