La meraviglia come principio della conoscenza per Aristotele

AristoteleAristotele scrisse così, nella sua Metafisica. “Ogni uomo per natura desidera di conoscere.
Gli uomini, da sempre, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché da principio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono di fronte a maggiori difficoltà, quali le affezioni della luna e del sole e delle stelle e l’origine dell’universo”.

Il desiderio di capire è la qualità che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. La curiosità è la qualità che lo porta sempre avanti, secondo un istinto di libertà. Conoscere ci permette di gettare luce dove prima c’era il buio, dove indovini e cialtroni potevano vaticinare disgrazie irragionevoli, facendo leva sulle nostre paure. Questo vale per ogni fenomeno che accade dentro e fuori di noi. Grazie alla scienza, ad esempio, sappiamo che le apocalissi profetizzate finora, dovute a imminenti scontri tra pianeti, sono delle grandi bufale. Nessuno scienziato, al contrario di ciò che molti pensano, pretende di raggiungere la conoscenza assoluta, ma più umilmente cerca di portare un pò di chiarezza e contrastare l’assoluta ignoranza.

Capire certi fenomeni senza un’adeguata preparazione non è facile. A questo servono i divulgatori. Ad esempio il libro di fisica di Isaac Asimov è un testo molto bello e comprensibile che descrive in una forma romanzata la storia delle principali scoperte di fisica. E’ un libro al quale sono affezionato, perché me l’ha regalato mio padre quando ero ragazzo. L’ho letto con più attenzione qualche anno dopo ed è una lettura che consiglio, perché stimola all’approfondimento ed esercita quel sentimento di meraviglia di cui parla Aristotele. Inoltre fa capire quanto lavoro e passione di uomini e donne ci sia dietro ogni scoperta e invenzione. Non tutti avremo il privilegio di fare grandi scoperte, ma almeno tutti abbiamo la possibilità di porci delle domande.

L’origine dell’universo, domanda posta da Aristotele, nel brano appena citato, rimane ai giorni nostri un mistero, ma oggi sappiamo molto di più di quanto sapesse il filosofo greco. Ai giorni nostri il mondo è una fitta rete interconnessa da diversi punti di vista: comunicazione, trasporti, commercio, energia, finanza, etc.. Viviamo immersi in un progresso tecnologico, che cambia continuamente le regole del nostro mondo, ma non ce ne rendiamo bene conto, perché ci siamo disabituati a vedere le cose in modo critico. Viviamo il progresso in modo superficiale, come utenti o consumatori, senza capire che dentro ad un qualsiasi oggetto tecnologico di consumo c’è dentro la storia della scienza e della tecnologia.

Immagino che Aristotele rimarrebbe a bocca aperta davanti al semplice mistero dell’accensione della luce di una lampada. Un’assoluta banalità per noi, perché è un’esperienza che ripetiamo molte volte al giorno, sebbene per i più rimanga ancora un mistero. Quant’è lunga la lista di piccole meraviglie ignorate che ci accompagnano nella nostra quotidianità.

Basterebbe che la nostra curiosità ci portasse a delle domande, che impegnino la mente, e perchè no, anche il cuore alla ricerca di qualche risposta, per riempire di meraviglia i tanti vuoti della nostra esistenza.Se ricordiamo il famoso film “non ci resta che piangere” con Troisi e Benigni, anche il funzionamento di un gabinetto rappresenta un mistero per la maggioranza delle persone.

La conoscenza tuttavia, richiede il superamento di barriere e questo slancio può darcelo solo la volontà di superare i nostri limiti, che nasce dalla meraviglia di fronte ai tanti misteri. Prendiamo ad esempio i bambini che indicano ogni cosa che vedono con stupore. Proviamo ad esercitare e riscoprire questa meraviglia che è dentro di noi.


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