La scuola felice di Maria Stella Gelmini

Non possiamo dire di avere perso occasioni per esprimere giudizi poco lusingheri sull’operato di Maria Stella Gelmini (chiamarla ministro ci viene proprio duro). La signora in effetti ha una sola responsabilità, quella di avere accettato un ministero così importante come quello dell’Istruzione senza avere alcun requisito per potere onorare l’incarico con un minimo di decenza. Ciò evidentemente non la giustifica, perché tra le responsabiltà di ciascuno di noi c’è anche quella di sapere valutare se siamo o meno all’altezza di un determinato compito, in particolar modo se gli effetti delle nostre azioni possono avere effetti sugli altri. Semprechè ovviamente possediamo un minimo di intelligena e di onestà intellettuale.
E’ fuori dicussione che il sistema formativo italiano vada riformato profondamente: nessuno lo mette in dubbio. E’ semmai da approfondire secondo quali linee avviare questa riforma per razionalizzare il sistema accrescendone l’efficienza.
La ricetta dellla Gelmini, tanto cinica quanto inutile, si limita a prevedere l’espulsione degli insegnanti, 20 mila per il 2011, che si aggiungono a quelli espulsi nel biennio precedente. “La scuola non ne risentirà” sentenzia la signora. Così le famiglie, come leggiamo nelle cronache locali di tutti i quotidiani della penisola, forniscono agli istituti frequentati dai loro figlioli carta igienica, stufe e quant’altro può servire a rendere la frequenza meno disagiata.
Abbiamo già detto e ribadiamo che la peggiore nefandezza commessa da Berlusconi è stata nominare questa signora ministro dell’Istruzione. E’ stato forse ancor più grave di avere nominato la Brambilla ministro del Turismo per continuare ad occuparsi dei team della libertà. La qualità degli interventi della signora Gelmini non è da meno. Intanto non si parli di scuola, ma piuttosto nella munificienza del capo che stessa ha visto durante qualche trasferimento aereo tra Roma e Milano firmare assegni da consegnare a gente bisognosa.

One thought on “La scuola felice di Maria Stella Gelmini

  1. PIù dei CARABBINIERI senza offesa per’i CARABBINIERI.
    ANTONIO BONARIO.

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