Lo zio Mommino e le riforme istituzionali

Lo zio Mommino, diminuitivo di Mommo, abbreviativo di Girolamo, vissuto tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, era uno zio paterno di mia madre. Uomo cortese e generoso, sempre affettuoso con i numerosi nipoti, di professione medico, amava trascorrere il tempo libero conversando con gli amici o giocando a tresette. Le conversazioni a cui partecipava lo zio Mommino in effetti erano monologhi, nel senso che ciascuno esponeva e difendeva tenacemente la propria tesi non tenendo in nessun conto quanto sostenuto dagli altri interlocutori.

Scavando scavando, si scopriva che molte volte sostenevano le stesse cose e che la contestazione delle altrui tesi nasceva soltanto dalla impellente pulsione di apparire diversi. Nella cerchia familiare lo zio Mommino era ricordato per una performance oratoria che lo vide protagonista in occasione della festa di compleanno di uno dei suoi nipoti. Radunò i nipoti attorno a se e volle spiegare loro come con l’avanzare dell’età che annualmente viene consacrata con il festeggiamento del compleanno, crescessero anche le responsabilità. Per poco meno di un ora, senza essere mai interrotto, parlò del dovere, dell’onestà, dell’etica, esclamando alla fine “Ecco, così è bello discutere”.
Questo episodio, che mi fu raccontato da mia madre, mi è tornato alla mente mentre sfogliavo i giornali e legiucchiavo qualcosa sulle annunciate riforme istituzionali. Mi è sembrato di vedere tanti zii Mommino, via via con la faccia di Bossi, di Gasparri, di Bonaiuti, di Bersani, di Casini e tanti altri, ciascuno disposto a parole ad interloquire, ma arroccato fermamente sulle proprie posizioni. Vi sono questioni sulle quali magari parrebbe che la pensino allo stesso modo, come nel caso della riduzione del numero dei parlamentari. Tutti daccordo, purché …. . E saranno questi purché, tutti diversi uno dall’altro, che lasceranno le cose così come sono nella soddisfazione di tutti. Riforme come questa vorrebbero in campo “uomini veri”, non quelli che dopo avere approvato la legge per la riduzione dei consiglieri comunali e provinciali, hanno subito dopo fatto un’altra legge per rinviarne l’applicazione e che dopo avere affermato solennemente che andavano eliminate le province, ne hanno subito dopo istituite di nuove.
Lo zio Mommino era molto migliore perché alle intemperanze oratorie univa la disponibilità a trascorrere un’intera notte al capezzale di un suo paziente tenendogli affettuosamente la mano, anche solo per dare conforto alla disperazione dei parenti. Prima di iniziare la professione di medico egli pronunciò il giuramento di Ippocrate e non fu mai spergiuro.

Giuramento di Ippocrate

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

* di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
* di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
* di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;
* di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;* di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
* di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica;
* di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
* di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;
* di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;
* di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
* di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
* di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
* di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente;
* di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
* di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione.

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