Perché stupisce l’onnipresenza di Emanuele Filiberto?

Re nella monarchia dell’audience

Dobbiamo partire dalla consapevolezza di vivere in un mondo, almeno quello italiano, assolutamente telecentrico. In nome e per le esigenze dei buoni affari della TV è stato avviato un processo di snaturazione che ha investito numerosi settori. Ciascuna giornata del campionato di calcio è stata divisa in 4 tronconi, alcune decisioni politiche importanti vengono comunicate a ridosso dell’inizio dei telegiornali, una kermesse canora come il Festival di Sanremo è diventato un evento televisivo prima che musicale. Parafrasando l’avvocato Giovanni Agnelli il quale diceva che “ciò che va bene per la Fiat, va bene per l’Italia”, oggi vale la regola che “ciò che va bene per la televisione deve andare bene per gli italiani.” La polemica sulle qualità canore o danzanti di Emanuele Filiberto va filtrata attraverso queste nuove regole. Se egli o altri sappiano cantare è questione irrilevante. Va bene se fanno audience. Ed Emanuele fa audience perché è “principe”, ha modi educati e ciò piace a molti, sa presentarsi ed apparire con semplicità come uno di noi. E’ ipocrisia pura affermare che il suo successo sia indipendente dal nome che porta, considerato che tanti ragazzi con qualità artistiche e comportamentali pari alle sue, conservano l’anonimato per tutta la vita. La polemica tuttavia ci sembra fuori luogo, soprattutto in Italia, dove il merito rappresenta quasi una colpa e dove possiamo contare una marea di casi nei quali posizione occupata e competenza sono in un contrasto stridente. Pensate, per fare un solo esempio, che sia lecito che possa assumere la titolarità di un ministero chi non è in grado di superare l’esame per diventare procuratore legale nella propria città e per questo va a sostenerlo ad oltre 1000 chilometri di distanza? Eppure succede ed il danno è ben maggiore di quello che può produrre Emanuele Filiberto esibendosi come ballerino o cantante. Con una precisazione che è doveroso fare. Emanuele Filiberto non si qualifica nè ballerino, nè cantante, mentre quel ministro lascia intendere di ricoprire la sua carica avendone tutti i titoli.
Il vero pericolo è che si finisca con il considerare come unico valore l’apparire, rischiando di perdere la sensibilità che fa distinguere il bello dal brutto ,che fa confondere lo scienziato con il divulgatore o che non distingue un discorso politico da un’arringa da tribuno della plebe.

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