Poesie

amore

Poesie d’amore di Vincenzo Cardarelli: Passato

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo,
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.

Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire
che m’appartieni
e qualcosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapido!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

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Poesie d’amore di Vincenzo Cardarelli: Oggi che t'aspettavo

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta
e la tua assenza so quel che mi dice
la tua assenza che tumultuava
nel vuoto che hai lasciato
come una stella
dice che non vuoi amarmi
quale un estivo temporale s’annuncia
e poi s’allontana
così ti sei negata alla mia sete
l’amore sul nascere
ha di questi improvvisi pentimenti
silenziosamente ci siamo intesi
amore, amore
come sempre
vorrei coprirti di fiori
e d’insulti.

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Poesie d’amore di Vincenzo Cardarelli: Adolescente

Su te, vergine adolescente,
sta come un’ombra sacra.
Nulla è più misterioso
e adorabile e proprio
della tua carne spogliata.
Ma ti recludi nell’attenta veste
e abiti lontano
con la tua grazia
dove non sai chi ti raggiungerà.
Certo non io. Se ti veggo passare
a tanta regale distanza,
con la chioma sciolta
e tutta la persona astata,
la vertigine mi si porta via.
Sei l’imporosa e liscia creatura
cui preme nel suo respiro
l’oscuro gaudio della carne che appena
sopporta la sua pienezza.
Nel sangue, che ha diffusioni
di fiamma sulla tua faccia,
il cosmo fa le sue risa
come nell’occhio nero della rondine.
La tua pupilla è bruciata
del sole che dentro vi sta.
La tua bocca è serrata.
Non sanno le mani tue bianche
il sudore umiliante dei contatti.
E penso come il tuo corpo
difficoltoso e vago
fa disperare l’amore
nel cuor dell’uomo!

Pure qualcuno ti disfiorerà,
bocca di sorgiva.
Qualcuno che non lo saprà,
un pescatore di spugne,
avrà questa perla rara.
Gli sarà grazia e fortune
il non averti cercata
e non sapere chi sei
e non poterti godere
con la sottile coscienza
che offende il geloso Iddio.
Oh si, l’animale sarà
abbastanza ignaro
per non morire prima di toccarti.
E tutto è così.
Tu anche non sai chi sei.
E prendere ti lascerai,
ma per vedere come il gioco è fatto,
per ridere un poco insieme.

Come fiamma si perde nella luce,
al tocco della realtà
i misteri che tu prometti
si disciolgono in nulla.
Inconsumata passerà
tanta gioia!
Tu ti dirai, tu ti perderai,
per il capriccio che non indovina
mai, col primo che ti piacerà.
Ama il tempo lo scherzo
che lo seconda,
non il cauto volere che indugia.
Così la fanciullezza
fa ruzzolare il mondo
e il saggio non è che un fanciullo
che si duole di essere cresciuto.

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Poesie d’amore di Charles Baudelaire: I capelli

O bella chioma che ti increspi in onde
fino sul collo, o boccoli, o profumo
acuto e denso d’abbandono, èstasi!
Per popolare stasera l’alcova
oscura di ricordi addormentati
in questa massa di capelli, come
un fazzoletto s’agita nell’aria,
scuoterò la tua chioma. Vive in te,
nel profondo, aromatica foresta,
l’Asia languida e l’Africa cocente,
tutto un mondo lontano, assente, quasi
defunto. Se altri spiriti veleggiano
sulla musica, il mio sul tuo profumo,
o dolce amore, naviga. Laggiù
dove le piante e gli uomini, di linfa
pieni, a lungo gioiscono all’ardore
dei climi, andrò: voi, trecce, siate l’onda
che mi rapisce! Tu contieni, o mare
d’ebano, un sogno abbagliante di vele,
di rematori, di bandiere e antenne:
un porto risonante dove l’anima
a larghi sorsi può bere il profumo,
il suono ed il colore; ove vascelli,
nell’oro e nel marezzo scivolando,
spalancano le loro vaste braccia
per stringere la gloria d’un ciel puro
nel quale freme l’eterno calore.
Io tufferò, d’ebbrezza innamorato,
in questo oceano nero ove si annida
l’altro oceano il mio capo. Ritrovarvi
saprà il sottile spirito sfiorato
dalla carezza del rullio, o feconda
accidia ed infiniti ondeggiamenti
d’ozi odorosi! Dell’immenso e curvo
cielo l’azzurro mi ridate, o chiome
turchine, voi di tenebre distese
padiglione; sugli orli vellutati
dei tuoi ricci ritorti, con ardore
m’inebrio degli odori insieme fusi
d’olio di cocco, di catrame e muschio.
A lungo, sempre, nel tuo folto crine
seminerà la mia mano il rubino
la perla e lo zaffiro, perché sorda
tu mai sia, se ti chiama il desiderio.
Non sei tu la borraccia da cui bevo
a sorsi lunghi il vino del ricordo?

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Tutta grazia e tutta sfumature

Tutta grazia e tutta sfumature,
nello splendore dei suoi sedici anni,
ha candore e civetterie innocenti
propri di una bambina.

I suoi occhi, che sono occhi d’un angelo,
sanno tuttavia, senza pensarvi,
risvegliare lo strano desiderio
di un bacio immateriale.

E la sua mano, piccola a tal punto
da non poter tenere un colibrì,
imprigiona il cuore che lei ha preso
di nascosto, e non fa sperare fuga.

L’intelligenza, in lei, giunge in soccorso
alla nobile anima; lei è pura
e spirituale: quello che ha detto
doveva proprio dirlo!

Se pure la stoltezza la diverte
e la fa ridere senza pietà,
ella sarebbe, se fosse una musa,
clemente fino a diventare amica,

fino all’amore – chi lo sa? può darsi,
nei confronti di un poeta innamorato
che mendicasse sotto la finestra,
audace, un degno premio

per la sua canzone, bella o brutta,
ma testimoniando onestamente,
senza note false né sciocchezze,
il dolce male che si soffre amando.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: La buona canzone

Alla mia adorata Mathilde Mauté de Fleurville

Bisogna dunque che questo libretto
dove l’Amore canta speranzoso,
ti trovi sofferente in questo giorno,
te, per cui soltanto voglio vivere?

Bisogna che al momento benedetto
questo male terribile ti abbia
sottratta al mio amore spaventato,
tenendomi lontano dal tuo letto?

– Ma infine, poiché sorride ancora,
dopo che la tempesta è terminata,
l’avvenire, con la fronte incoronata
di fiori che un gioioso sole indora,

speriamo, amica mia, sì, speriamo!
Già! E coloro i quali son felici
in questa vita, presto invidieranno
noi che infinitamente ci ameremo.

P.V.
5 luglio 1870

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: In sordina

Calmi nella penombra
sotto questi alti rami,
colmiamo il nostro amore
di profondo silenzio.

Fondiamo anime, cuori,
i nostri sensi in estasi,
qui tra i vaghi languori
dei pini e dei corbezzoli.

Socchiudi gli occhi, incrocia
le braccia sopra il seno,
allontana il domani
dal tuo cuore assopito.

Lasciamoci convincere
al soffio carezzevole
che viene ad increspare
l’erba fulva ai tuoi piedi.

E quando dalle querce
grave cadrà la sera,
cantando un usignolo
ci dirà disperato.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Lettera

Signora, io, costretto a starmene lontano
dai vostri occhi (chiamo gli dèi a testimoni),
languisco e muoio come è mio costume in casi
simili, e intanto ho il cuore pieno di amarezza
e vivo tra gli affanni, con l’ombra vostra appresso,
di giorno nei pensieri, di notte dentro i sogni,
di giorno e di notte, signora mia adorabile!
E così alla fine, facendo il corpo spazio
all’anima, un fantasma diventerò a mia volta,
e allora la mia ombra si fonderà alla vostra
per sempre, nello spasmo lamentoso dei vani
abbracci, dei molteplici, infiniti desideri.

Nell’attesa, mia cara, sono il tuo servitore.

Laggiù va tutto bene, va come piace a te?
Il pappagallo, il gatto, il cane? E’ sempre bella
la compagnia laggiù? Quella certa Silvana
di cui avrei amato l’occhio scuro se il tuo
non fosse blu, e che a volte mi faceva dei segni
(perbacco!), ti fa ancora da dolce confidente?

Ora un’idea impaziente, signora, mi tormenta:
riuscire a conquistare il mondo e i suoi tesori
per deporli davanti ai vostri piedi come
pegno – indegno – d’amore, di un amore uguale
alle fiamme più celebri che hanno fatto risplendere
le tenebre profonde dei grandi cuori.
Fu meno amata Cleopatra, in fede mia, davvero,
da Marcantonio e Cesare, che voi da me, signora,
e non abbiate dubbi, perché saprò combattere
come l’antico Cesare, per un sorriso, o mia
Cleopatra, e come Antonio fuggire per un bacio.
E adesso, cara, addio. Ho già parlato troppo.
E il tempo che si perde per leggere una lettera
non varrà mai la pena che ci si metta a scriverla.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: A Climene

Mistiche barcarole,
romanze senza parole,
cara, poiché i tuoi occhi
color del cielo,

poiché questa tua voce,
insolita visione che mi scuote
e mi turba l’orizzonte
della ragione,

poiché l’aroma insigne
del tuo pallore di cigno,
e poiché il candore
del tuo odore,

poiché tutto il tuo essere,
musica penetrante,
nimbi d’angeli morti,
toni e profumi,

ha condotto il mio cuore
sottile in sua corrispondenza
con alme cadenze,
così sia!

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Nella grotta

Alle tue ginocchia io mi uccido!
Poiché il mio sconforto è infinito
e la terribile tigre d’Ircania
è un agnello in confronto a te.

Sì, qui, mia crudele Climene,
questa spada che in tante battaglie
ha ucciso Ciri e Scipioni
porrà fine alla mia vita, ai miei tormenti.

Ma davvero ne ho bisogno per discendere
ai Campi Elisi? Non ha colpito Amore
con le frecce il mio cuore, da quando
i tuoi occhi lucenti mi hanno preso?

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Serenata

Come la voce di un morto che canti
dal fondo della fossa
ascolta, amica, la mia voce sale
falsa e aspra al tuo rifugio.

Apri l’orecchio e l’anima al suono
del mio mandolino:
è una canzone tenera e crudele,
per te, solo per te.

Io canterò i tuoi occhi d’oro e d’onice
privi di ogni ombra,
poi il Lete del tuo seno, poi lo Stige
dei tuoi capelli neri.

Come la voce di un morto che canti
dal fondo della fossa
ascolta, amica, la mia voce sale
falsa e aspra al tuo rifugio.

Poi molto loderò, come si deve,
il corpo benedetto
il cui profumo mi giunge opulento
nelle notti d’insonnia.

E per finire loderò il bacio
delle tue labbra rosse,
la tua dolcezza nel martirizzarmi.
– Mio Angelo! – Sgualdrina!

Apri l’orecchio e l’anima al suono
del mio mandolino:
è una canzone tenera e crudele,
per te, solo per te.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: A una donna

A te queste parole, per la consolatrice
grazia dei tuoi grandi occhi, dove un tenero sogno
ride e piange, per l’anima tua pura, così bella,
a te queste parole, dal mio acre tormento!

Ahimè, l’orrido incubo che sempre mi perseguita
non mi dà tregua, infuria follemente, geloso,
si va moltiplicando come un branco di lupi,
si attacca al mio destino sporcandolo di sangue!

Io soffro, è spaventosa la mia sofferenza,
tale che, al suo confronto, è un’egloga il lamento
del primo uomo, espulso dal giardino dell’Eden!

Le preoccupazioni che puoi avere, cara,
sono rondini in volo nel cielo del meriggio
riscaldato dal sole di un giorno di settembre.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Stanchezza

Un poco di dolcezza, dolcezza, sì, dolcezza!
Calma un momento, cara, questi slanci febbrili.
Talvolta, sai, l’amante, nel pieno del piacere,
deve aver l’abbandono quieto di una sorella.

Sii languida, accarezzami fino a farmi assopire,
sono uguali i sospiri e gli sguardi cullanti.
Eh sì, la gelosia e l’ossessivo spasimo
non valgono un bel bacio, anche se menzognero.

Ma tu mi dici, amore, che nel tuo cuore d’oro
la passione selvaggia suona il corno da caccia…
E lasciala suonare, la povera accattona!

Appoggia la tua fronte sulla mia fronte e dammi
la mano, e giura cose che presto scorderai.
Piangiamo fino all’alba, mia piccola focosa!

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Desiderio

Ah, quegli appuntamenti! Ah, quelle prime amanti!
Ed i capelli d’oro, e gli occhi azzurri, e il fiore
delle carni. Ed ancora, tra gli odorosi corpi
giovani e cari, i tocchi spontanei, timorosi!

Sono così lontani tutti questi candori,
tutti questi piaceri! Ahimè, sono fuggiti
verso la primavera dei rimpianti i neri
inverni della mia noia, del mio sconforto.

Adesso eccomi solo, cupo e solitario,
cupo e disperato, più gelido di un vecchio,
un povero orfanello senza sorelle grandi.

Oh, la donna che ama carezzevole e calda,
dolce, pensosa e bruna, che mai si meraviglia,
e a volte come un bimbo vi bacia sulla fronte!

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Nevermore

O ricordo, ricordo, perché mi vai cercando?
L’autunno alzava in volo il tordo nell’aria atona,
e il sole dardeggiava con un raggio monotono
sul bosco ingiallito dove risuona il vento.

Noi eravamo soli, sognanti avanzavamo
io e lei, con i capelli ed i pensieri al vento.
D’un tratto la sua voce d’oro vivo, una voce
dolce e sonora, fresca voce d’angelo, disse:

“Qual’è stato il tuo giorno più bello nella vita?”
Che sguardo commovente! Le diedi per risposta
un sorriso discreto, baciai la bianca mano.

Ah, quale buon profumo spandono i primi fiori!
Come suona incantevole sul labbro dell’amata
il suo primo , come suona incantevole!

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