Poesie

amore

Poesie d’amore di Paul Verlaine: Noi saremo

Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,

talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

Nell’amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l’anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Vola, canzone, rapida

Vola, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce
un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell’amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida – la senti?
– l’allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti
vani colei che infine torna.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Le conchiglie

Ogni incrostata conchiglia che sta
In quella grotta in cui ci siamo amati
Ha la sua propria particolarità.

Una dell’anima nostra ha la porpora
Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

Un’altra imita te nei tuoi languori
E nei pallori tuoi di quando, stanca,
Ce l’hai con me perché ho gli occhi beffardi.

Questa fa specchio a come in te s’avvolge
La grazia del tuo orecchio, un’altra invece
Alla tenera e corta nuca rosa;

Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.

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Poesie d’amore di Paul Verlaine: Il mio sogno familiare

Spesso mi viene in sogno bizzarra e penetrante
Una donna mai vista, che amo e che mi ama,
Che con lo stesso nome si chiama e non si chiama
Diversa e uguale m’ama e sempre è confortante.

È per me confortante, e il mio cuore parlante
Per lei soltanto, ahimé! Non è più cosa grama
Per lei soltanto, in fronte del sudore la trama
Lei soltanto rinfresca, con le lacrime piante.
È’ bruna, bionda o rossa? Non mi è dato sapere.
Il suo nome? Ricordo che è dolce e dà piacere.
Come nomi diletti che la vita ha esiliato.

All’occhio delle statue è simile il suo sguardo,
Ed ha la voce calma, lontana, grave, il fiato
Delle voci più care spente senza riguardo.

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Poesie d’amore di Guillaume Apollinaire: 1909

La signora aveva un vestito
In ottomano viola scarlatto
E la sua tunica ricamata d’oro
Era composta di due pannelli
Che s’attaccavano sulle spalle
Gli occhi danzanti come angeli
Rideva rideva
Aveva un viso dai colori di Francia
Gli occhi blu i denti bianchi e le labbra molto rosse
Aveva un viso dai colori di Francia
Era scollata in rotondo
E pettinata alla Recamier
Con belle braccia nude
Non si sentirà mai suonare la mezzanotte
La signora nel vestito di ottomano viola scarlatto
E in tunica ricamata d’oro
Scollata in rotondo
Portava a passeggio i suoi riccioli
La sua fascia d’oro
E trascinava le scarpette con le fibbie
Era così bella
Che non avresti osato amarla
Amavo le donne atroci nei quartieri enormi
Dove nasceva ogni giorno qualche essere nuovo
Il ferro era il loro sangue la fiamma il cervello
Amavo amavo il popolo abile delle macchine
Il lusso e la bellezza sono solamente la sua schiuma
Quella donna era così bella
Che mi faceva paura.

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Poesie d’amore di Guillaume Apollinaire: La partenza

E i loro volti erano pallidi
Spezzati i loro singhiozzi.
Come la neve dai petali puri
O le tue mani sui miei baci
Cadevano le foglie autunnali.

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Poesie d’amore di Guillaume Apollinaire: Fotografia

M’attira il tuo sorriso come
Potrebbe attirarmi un fiore
Fotografia tu sei il fungo bruno
Della foresta
La sua bellezza
I bianchi sono
Un chiaro di luna
In un pacifico giardino
Pieno d’acque vive e d’indiavolati giardinieri
Fotografia sei il profumo dell’ardore
La sua bellezza
E ci sono in te
Fotografia
I toni illanguiditi
Vi si sente
Una melopea
Fotografia tu sei l’ombra
Del sole
Tutta la sua bellezza.

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Poesie d’amore di Guillaume Apollinaire: Caposezione

La mia bocca avrà ardori di geenna
La mia bocca sarà per te un inferno di dolcezza e seduzione
Gli angeli della mia bocca troneggeranno sul tuo cuore
I soldati della mia bocca ti prenderanno d’assalto
I preti della mia bocca incenseranno la tua bellezza
La tua anima si agiterà come una regione durante il terremoto I tuoi occhi saranno carichi allora di tutto l’amore che si
è accumulato negli sguardi dell’umanità da quando esiste
La mia bocca sarà un esercito contro di te un esercito pieno di contrasti
Vario come un incantatore che sa variare le sue metamorfosi
L’orchestra e i cori della mia bocca ti diranno il mio amore
Te lo sussurra di lontano
Mentre gli occhi fissi sull’orologio attendo il minuto stabilito per l’assalto.

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Poesie d’amore di Francesco Petrarca: Chiare fresche e dolci acque

Chiare fresche e dolci acque
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque,
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse con l’angelico seno;
aere sacro sereno
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.

S’egli è pur mio destino,
e ‘l cielo in ciò s’adopra,
ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l’alma al proprio albergo ignuda;
la morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo,
ché lo spirito lasso
non poria mai più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l’ossa.

Tempo verrà ancor forse
ch’a l’usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
e là ‘v’ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disiosa e lieta,
cercandomi; ed o pietà!
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l’inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m’impetre,
e faccia forza al cielo
asciugandosi gli occhi col bel velo.

Da’ be’ rami scendea,
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
ed ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo;
qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’oro forbito e perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra e qual su l’onde,
qual con un vago errore
girando perea dir: “Qui regna Amore”.

Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
“Costei per fermo nacque in paradiso!”.
Così carco d’oblio
il divin portamento
e ‘l volto e le parole e’l dolce riso
m’aveano, e sì diviso
da l’imagine vera,
ch’i’ dicea sospirando:
“Qui come venn’io o quando?”
credendo esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
quest’erba sì ch’altrove non ò pace.

Se tu avessi ornamenti quant’ai voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir infra la gente.

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Poesie d’amore di Francesco Petrarca: Zefiro torna, e 'l bel tempo rimena

Zefiro torna, e ‘l bel tempo rimena,
e i fiori e l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Filomena,
e primavera candida e vermiglia.

Ridono i prati, e ‘l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria e l’acqua e la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i più gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

e cantar augelletti, e fiorir piagge,
e ‘n belle donne oneste atti soavi
sono un deserto, e fere aspre e selvagge.

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Poesie d’amore di Francesco Petrarca: Io amai sempre et amo forte ancora

Io amai sempre et amo forte ancora
e son per amar più di giorno i n giorno
quel dolce loco ove piangendo torno
spesse fiate quando Amor m ‘ accora ,

e son fermo d’amare il tempo e l ‘ora
ch ‘ogni vil cura mi levar dintorno ,
e più colei lo cui bel viso adorno
di ben far co ‘ suoi esempli m’ innamora .

Ma chi pensò veder mai tutti insieme ,
per assalirmi il core or quindi or quinci ,
questi dolci nemici ch ‘ i ‘ tant ‘ amo ?

Amor , con quanto sforzo oggi mi vinci !
E se non ch ‘al desio cresce la speme ,
i ‘ cadrei morto , ove più viver bramo .

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Poesie d’amore di Francesco Petrarca: Benedetto sia il giorno …

Benedetto sia ‘ l giorno e ‘ l mese e l ‘ anno
e la stagione e ‘ l tempo e l ‘ ora e ‘ l punto
e ‘ l bel paese e ‘ l loco ov’ io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m ‘ ànno ;

e benedetto il primo dolce affanno
ch ‘ i’ ebbe ad essere con amor congiunto ,
e l ‘ arco e le saette ond ‘ io fui punto ,
e le piaghe che ‘infin al cor mi vanno .

Benedette le voci tante ch ‘ io
chiamando il nome di mia Donna ò sparte ,
e i sospiri e le lagrime e ‘ l desio ;

e benedette sian tutte le carte
ov ‘ io fama l’acquisto , e ‘ l pensier mio ,
ch ‘ è sol di lei , sì ch ‘altra non v’à parte .

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Poesie d’amore di George Byron: Versi alla notizia che lady Byron era ammalata

E tu eri triste – ma non ero con te;
E tu eri ammalata – ma non ti ero accanto;
Credevo che gioia e salute fossero soltanto
Dove io non ero – e qui con me pena e dolore!
È vero dunque? È come presagivo, e lo sarà
Ancora più, perché lo spirito si volge
Contro se stesso, e giace freddo il cuore naufragato
E il tedio aduna le spoglie disperse.
Non è nella bufera o nella lotta
Che ci sentiamo inebetiti e vorremmo
Non esistere più; ma è poi nel silenzio, sulla riva
Quando tutto, tranne un poco di vita, è perduto.
Troppa vendetta! Ma era mio diritto;
Tu non eri inviata come Nemesi a punire
Le mie colpe pur gravi, né il Cielo aveva scelto
Uno strumento a me così vicino.
Ai pietosi è accordata la pietà!
Se tu lo fossi stata ora l’avresti.
Sono chiuse le tue notti ai reami del sonno!
Ti aduleranno forse, ma proverai un’angoscia
Cupa che non si sanerà: hai per guanciale
Una maledizione troppo grave; hai seminato
Nel mio dolore ed è tempo che tu mieta
La messe amara di una pena uguale!
Molti nemici ho avuto, ma come te nessuno,
Perché dagli altri avrei dovuto guardarmi
E vendicarmi, o rendermeli amici;
Ma tu, implacabile e sicura, nulla avevi
Da temere, difesa dalla tua stessa debolezza
E dal mio amore, che solo troppo ha dato e ha risparmiato,
Per amor tuo, chi non avrebbe dovuto risparmiare.
Così su ciò che dice il mondo – credi alla tua verità
E alla burrascosa fama dei miei anni di ribelle -,
Su cose non vere e su altre che lo sono,
Anche su tali basi ha costruito
Un monumento cementato con la colpa!
Del tuo signore virtuosa Clitemnestra,
Hai abbattuto con spada insospettata
Fama pace speranza e quella vita migliore
Che senza il freddo tradimento del tuo cuore
Dalla tomba della lite avrebbe potuto risorgere
E, non che lasciarsi, trovare compito più nobile.
Mi hai fatto un vizio delle tue virtù
Commerciando con esse freddamente
Per la rabbia d’oggi e l’oro di domani
E comprando il dolore altrui a ogni costo.
Così, una volta entrata in vie tortuose,
La nuda verità, ch’era tuo vanto,
Non ti camminò più accanto, ma talora
(E il cuore ignorava i suoi delitti)
Gli inganni, le asserzioni contrastanti,
Gli equivoci, i pensieri che dimorano
In spiriti doppi come Giano, l’occhio eloquente
Che sa mentire col silenzio, la scusa
Della prudenza e i vantaggi annessi,
L’acquiescenza a tutto ciò che mira
(Non conta come) al fine che si brama,
Tutto trovò posto nella tua filosofia.
Validi i mezzi, lo scopo è conquistato:
Non vorrei farti quel che hai fatto a me!

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Poesie d’amore di George Byron: Stanze ad Augusta (2)

I
Quando tutto era triste e buio intorno
E la ragione celava quasi il suo raggio
E la speranza non dava che una scintilla morente
Che ancor più mi sviava nella mia strada solitaria;

II
In quella notte profonda dello spirito,
In quella lotta segreta del cuore
Quando per non sembrare troppo teneri,
I deboli disperarono, i freddi s’allontanarono;

III
Quando mutò fortuna e fuggì lontano amore
E fitte e rapide volarono le frecce dell’odio,
Tu fosti la stella solitaria
Che sorse e più non tramontò.

IV
Oh sia benedetta la tua luce continua
Che mi vegliò come l’occhio d’un serafino
E, tra la notte e me, mi stette accanto
Dolcemente brillando per sempre.

V
E quando su di noi scese la nube
Che tentò d’offuscare il tuo raggio,
Più pura si diffuse la sua fiamma
Gentile, e dissipò la tenebra.

VI
Dimori ancora il tuo spirito nel mio
E gli insegni ad affrontare e a sopportare:
Ci sono più cose in una tua dolce parola
Che nel biasimo di un mondo che ho sfidato.

VII
Tu fosti salda come è saldo un albero
Leggiadro, che non si spezza ma si curva
Delicato e ancora, fedele ed amoroso,
fa ondeggiare i suoi rami su una tomba.

VIII
Potevano i venti fare strazio, i cieli
Diluviare, ma là tu eri e sarai sempre
Votata a spargere, quanto più forte è la bufera,
Le tue foglie piangenti su di me.

IX
Ma tu e i tuoi cari non appassirete
Qualunque possa essere il mio fato,
Perché il cielo compenserà col sole
Chi fu cortese, e più d’ogni altro, te.

X
Dunque i legami d’un amore fragile
Si spezzino: i tuoi mai si spezzeranno:
Benché sensibile, il tuo cuore starà saldo;
Benché dolce, la tua anima mai si turberà.

XI
E queste cose, quando tutto era perduto,
Io le ho trovate, e ancora in te son ferme;
E la terra, benché provato sia il mio cuore,
Non è un deserto, neppure per me.

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Poesie d’amore di George Byron: Epistola ad Augusta

I
Sorella mia! Dolce sorella mia! Se vi fosse
Un nome più caro e puro, dovrebbe essere tuo.
Monti e mari ci dividono, ma non chiedo
Lacrime, sì tenerezza che alla mia risponda.
Dovunque io vada, sei per me la stessa,
Rimpianto amato al quale non rinuncio;
Due cose ho ancora nel mio destino:
Un mondo in cui vagare e una casa con te.

II
Se nulla fosse il primo, e avessi l’altra,
Sarei nel porto della mia felicità;
Ma tu hai altri doveri, altri legami,
Ed è mio desiderio rispettarli.
Strano destino ha il figlio di tuo padre,
Irrevocabile, perché senza rimedio;
L’antico fato del nostro avo è opposto al suo:
Egli non ebbe pace in mare, io sulla terra.

III
Se in altri elementi sta la mia
Eredità di tempeste, se sulle rocce
Di pericoli ignorati o imprevedibili ho sopportato
La mia parte di colpi terreni, fu mio
Lo sbaglio, e non cerco di nascondere
I miei errori con difese assurde.
Io fui l’artefice della mia caduta,
Il pilota attento della mia sventura.

IV
Fu mia la colpa, e mio ne sia il compenso.
Tutta la mia esistenza fu una lotta, da che il giorno
Che mi diede la vita mi diede insieme quanto
Sciupava a quel dono – fato o volontà devianti;
E a volte trovai dura la battaglia
E pensai di disfarmi dei miei vincoli di creta:
Ma un poco ora vorrei vivere, almeno
Per vedere cosa la sorte può serbarmi.

V
Di regni e imperi, nei miei brevi giorni,
Ho veduto la fine, pure vecchio non sono;
E quando guardo a ciò, la lieve spuma
Dei miei anni d’affanno, ribollenti
Come marosi selvaggi nella baia, si disperde:
Qualcosa, io non so che, sorregge ancora
Uno spirito tenue di costanza: non invano,
Pur se fine a se stessa, abbiamo pena.

VI
Forse in me s’agita l’effetto del disprezzo,
O forse una disperazione fredda che nasce
Quando consueti ricorrono i mali; forse
Un clima più mite, un’aria più pura (anche così
Può l’anima mutare e noi impariamo
A reggere una corazza più leggera)
Mi hanno insegnato una quiete strana, che non era
La prima compagna di una sorte più tranquilla.

VII
A volte quasi provo le emozioni
Dell’infanzia felice; ruscelli, alberi, fiori
Mi ricordano i luoghi in cui vivevo
Prima che ai libri offrissi in sacrificio
La mia giovane mente, e come un tempo mi assalgono,
E il cuore si commuove a riconoscerli;
Potrei anche pensare a tratti di incontrare
Un essere da amare, vivo, ma nessuno come te.

VIII
Qui i paesaggi alpini offrono
Ricchezza di contemplazione: ammirare
È sentimento breve che non dura.
Ma queste scene ispirano qualcosa
Di più alto: qui essere soli non rattrista,
Perché ho visto molte cose che potrei desiderare
E soprattutto posso scorgere un lago
Più bello – non più caro – del nostro d’un tempo.

IX
Oh se soltanto tu fossi con me! Ma io divengo
Il giullare dei miei stessi desideri e scordo
Che la solitudine tanto celebrata
Per questo solo rimpianto ha già perduto
Il suo pregio; forse altri li so meglio
Dissimulare: non sono d’umore malinconico,
Pure sento che la mia filosofia vien meno
E una marea mi sale nell’occhio che è mutato.

X
Ti ho ricordato il nostro caro lago
Presso il vecchio castello che non sarà più mio.
Il Lemano è bello, ma non pensare che rinunzi
Al dolce ricordo di una sponda più cara:
Della mia memoria triste rovina deve fare il tempo
Prima che esso o tu fuggiate da questi occhi,
Benché siate, come tutto ciò che ho amato,
Da me lontani o divisi per sempre.

XI
Dinanzi a me sta il mondo intero; alla Natura
Io chiedo solo ciò che mi darà:
Riscaldarmi al suo sole d’estate,
Confondermi nella pace del suo cielo,
Vederne il volto gentile senza veli
E non guardarla mai indifferente.
Fu la mia prima amica, ora sarà
La mia sorella, finché non ti rivedrò.

XII
Posso reprimere tutti i sentimenti, ma non questo:
Non lo vorrei, perché qui vedo aperte
Vedute pari a quelle dove iniziai la vita.
Eran le prime, i miei soli sentieri
Se avessi imparato per tempo a fuggire la folla
Sarei migliore di quanto ora non sia, le passioni
Che mi hanno straziato avrebbero dormito;
Io non avrei sofferto, tu non avresti pianto.

XIII
Con la falsa Ambizione, che avevo a che fare?
Con l’Amore poco, con la Fama ancor mano;
Ma non cercati vennero e crebbero con me
Dandomi quel che potevano: un nome.
Pure, non questo era il fine che inseguivo:
Certo un tempo miravo a più nobile scopo.
Ora tutto è finito: mi aggiungo ai milioni
Di vinti scomparsi prima di me.

XIV
Circa il futuro, il futuro di questo mondo
Può richiedere poco del mio impegno;
Mi sono sopravvissuto molti giorni,
Di molte cose ho veduto la fine;
Non c’è stato sonno nei miei anni, ma un bottino
Di vigilie incessanti, perché la vita che ho vissuto
Avrebbe potuto colmare un secolo, prima
Che un quarto fosse trascorso accanto a me.

XV
Per il resto che ancora deve accadere,
Io sono pronto; verso il passato non mi sento
Ingrato, perché nella folla delle lotte
Si è insinuata a volte la felicità;
Quanto al presente, non vorrei oltre soffocare
Quel che sento. E non nasconderò che, pur così,
Posso ancora guardarmi intorno e adorare
Con pensieri profondi la Natura.

XVI
Quanto a te, mia dolce sorella, del tuo cuore
Io mi sento sicuro, come tu del mio;
Noi fummo e siamo – io sono come te –
Esseri che mai potranno rinunciare
L’uno all’altro; uniti o divisi non conta;
Dall’inizio della vita al suo lento declino
Noi siamo avvinti insieme: venga lenta o rapida
La morte, il primo legame sarà eterno!

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