Poesie

amore

Poesie d’amore di George Byron: Ella passa radiosa

I.

Ella passa radiosa, come la notte
Di climi tersi e di cieli stellati;
Tutto il meglio del buio e del fulgore
S’incontra nel suo sguardo e nei suoi occhi
Così addolciti a quella luce tenera
Che allo sfarzo del giorno nega il cielo.

II.

Un’ombra in più, un raggio in meno, avrebbero
Guastato in parte la grazia senza nome
Che ondeggia sulla sua treccia corvina
O dolcemente le illumina in volto,
Dove pensieri limpidi e soavi
Pura svelano e preziosa la dimora.

III.

Su quella guancia, sopra quella fronte,
Così dolci, serene ma eloquenti,
I sorrisi avvincenti, i colori accesi
Parlano di giorni volti al bene,
Di un animo che qui con tutto è in pace,
Di un cuore che ama innocente!

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Poesie d’amore di George Byron: Stanze ad Augusta (1)

I

Anche se il giorno del mio destino era finito
E tramontata la stella del mio fato,
Il tuo cuore indulgente non volle trovare
Le colpe che molti scorgevano in me;
Anche se la tua anima sapeva il mio dolore,
Non esitò a dividerlo con me
E quell’amore che si è dipinto
Il mio spirito l’ha trovato solo in te.

II

Così quando intorno mi sorride la natura,
Ultimo sorriso che risponde al mio,
Io non credo che essa m’inganni
Poiché mi ricorda il tuo sorriso;
E quando i venti combatton con l’oceano
Come con me i cuori in cui credevo,
Se i marosi mi danno il turbamento
È perché m’allontano da te.

III

Benché la roccia della mia ultima speranza
Sia in pezzi, e nel fondo dell’onda i suoi frammenti,
Benché senta che la mia anima è votata
Alla pena, essa non sarà sua schiava.
Molti sono i tormenti che mi inseguono:
Possono annientarmi, non spezzarmi,
Possono torturarmi, non domarmi;
È a te che io penso, non a loro.

IV

Benché umana tu non m’ingannasti
Benché donna non m’abbandonasti
Benché amata evitasti di ferirmi
Benché calunniata non tremasti mai
Benché fidata non mi rinnegasti
Benché divisa non fu per fuggire
Benché vigile non fu per diffamarmi
Né fosti muta perché sparlasse il mondo.

V

Pure non biasimo, non disprezzo il mondo
Né la guerra dei molti a uno solo;
Se apprezzarlo non poteva la mia anima,
Fu follia non fuggirlo prima:
E se molto mi è costato quell’errore,
Ben più di quanto prevedessi un tempo,
Ho scoperto, qualunque cosa m’abbia tolto,
Che non poteva privarmi di te.

VI

Dal naufragio del passato, che è già morto,
Questo almeno posso riportare:
Mi ha insegnato che quanto ho più amato
Meritava che mi fosse tanto caro.
Nel deserto sgorga una sorgente,
C’è ancora un albero nel deserto sconfinato,
Canta un uccello nella solitudine
E parla al mio spirito di te.

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Poesie d’amore di Nazim Hikmet: Ti amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

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Poesie d’amore di Nazim Hikmet: I tuoi occhi

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno ha perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscono un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

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Poesie d’amore di Nazim Hikmet: Sei la mia schiavitù

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

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Poesie d’amore di Nazim Hikmet: Anima mia

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

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Poesie d’amore di Nazim Hikmet: Il più bello

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

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Poesie d’amore di Arthur Rimbaud: Sensazione

Nelle azzurre sere d’estate, io andrò per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a pestare l’erba minuta:
Sognatore, io ne sentirò la frescura ai piedi.
Io lascerò che il vento bagni il mio capo nudo.

Io non parlerò, io non penserò a nulla:
Ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
E io andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, – felice come se fossi con una donna.

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Poesie d’amore di Arthur Rimbaud: Sognato per l’inverno

Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli posa
nei cantucci molli. Tu

chiuderai gli occhi, per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di démoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.

Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un bacetto, un ragno matto, ti correrà
sul collo… Intanto

tu mi dirai: “Cerca!”, chinando a me la testa
– prenderemo tempo a scovare quella bestia
– che viaggia così tanto…

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Poesie d’amore di Juan Ramon Jimenez: Sì, stai davanti a me

Sì, stai davanti a me,
che mai dimentico di te,
pensando a te.

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Poesie d’amore di Juan Ramon Jimenez: Incontro di due mani

Incontro di due mani
in cerca di stelle,
nella notte!

Con che pressione immensa
si sentono le purezze immortali!

Dolci, quelle due dimenticano
la loro ricerca senza sosta,
e incontrano, un istante,
nel loro circolo chiuso,
quel che cercavano da sole.

Rassegnazione d’amore,
tanto infinita come l’impossibile!

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Lucia Martinez

Ombrosa di seta rossa.

Le tue cosce come la sera
cambiano come la luce all’ombra.
I giaietti reconditi
oscurano le tue magnolie.

Eccomi qui, Lucia Martinez.
Vengo a consumarti la bocca
e a trascinarti per la chioma
in un’aurora di conchiglie.

Perché voglio, e perché posso.
Ombrosa di seta rossa.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Tu mai potrai capire quanto ti amo

Tu mai potrai capire quanto ti amo
perché in me dormi e resti addormentato.
Io ti nascondo in lacrime, braccato
da una voce di penetrante acciaio.

Norma che scuote insieme carne e stella
trapassa già il mio petto addolorato
e le fosche parole hanno addentato
le ali della tua anima severa.

Gruppo di gente salta nei giardini
e attende il corpo tuo, la mia agonia
su cavalli di luce e verdi crini.

Ma continua a dormire, vita mia,
Senti il mio sangue rotto nei violini!
Attento, ché c’è ancora chi ci spia!

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Ha irrigato la duna del mio petto

Ha irrigato la duna del mio petto
nella dolce cabina la tua voce.
E’ stata primavera a sud dei piedi
e fior di felce a nord della mia fronte.

Pino di luce nello spazio stretto
ha cantato senz’alba né sementi
e per la prima volta il mio lamento
corone di speranza ha appeso al tetto.

Dolce e lontana voce che hai versata.
Dolce e lontana voce che ho gradita.
Lontana e dolce voce tua smorzata.

Lontna cerva oscura che è ferita.
Dolce singulto nella nevicata.
Lontana e dolce nel midollo infissa!

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Sonetto della lettera

Amore sviscerato, viva morte,
la tua parola scritta invano attendo
e penso, mentre sta appassendo il fiore,
se vivo senza me ti voglio perdere.

Il vento è immortale. Non conosce
la pietra inerte l’ombra e non la sfugge.
Non ha bisogno l’intimo del cuore
del miele freddo sparso dalla luna.

Ma io soffersi. Mi straziai le vene,
tigre e colomba, sulla tua cintura
in un duello di morsi e di asfodeli.

Riempi ora di parole il mio delirio
o fa’ che viva nella mia serena
notte d’anima eternamente oscura.

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