Poesie

Federico García Lorca

Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Lucia Martinez

Ombrosa di seta rossa.

Le tue cosce come la sera
cambiano come la luce all’ombra.
I giaietti reconditi
oscurano le tue magnolie.

Eccomi qui, Lucia Martinez.
Vengo a consumarti la bocca
e a trascinarti per la chioma
in un’aurora di conchiglie.

Perché voglio, e perché posso.
Ombrosa di seta rossa.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Tu mai potrai capire quanto ti amo

Tu mai potrai capire quanto ti amo
perché in me dormi e resti addormentato.
Io ti nascondo in lacrime, braccato
da una voce di penetrante acciaio.

Norma che scuote insieme carne e stella
trapassa già il mio petto addolorato
e le fosche parole hanno addentato
le ali della tua anima severa.

Gruppo di gente salta nei giardini
e attende il corpo tuo, la mia agonia
su cavalli di luce e verdi crini.

Ma continua a dormire, vita mia,
Senti il mio sangue rotto nei violini!
Attento, ché c’è ancora chi ci spia!

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Ha irrigato la duna del mio petto

Ha irrigato la duna del mio petto
nella dolce cabina la tua voce.
E’ stata primavera a sud dei piedi
e fior di felce a nord della mia fronte.

Pino di luce nello spazio stretto
ha cantato senz’alba né sementi
e per la prima volta il mio lamento
corone di speranza ha appeso al tetto.

Dolce e lontana voce che hai versata.
Dolce e lontana voce che ho gradita.
Lontana e dolce voce tua smorzata.

Lontna cerva oscura che è ferita.
Dolce singulto nella nevicata.
Lontana e dolce nel midollo infissa!

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Sonetto della lettera

Amore sviscerato, viva morte,
la tua parola scritta invano attendo
e penso, mentre sta appassendo il fiore,
se vivo senza me ti voglio perdere.

Il vento è immortale. Non conosce
la pietra inerte l’ombra e non la sfugge.
Non ha bisogno l’intimo del cuore
del miele freddo sparso dalla luna.

Ma io soffersi. Mi straziai le vene,
tigre e colomba, sulla tua cintura
in un duello di morsi e di asfodeli.

Riempi ora di parole il mio delirio
o fa’ che viva nella mia serena
notte d’anima eternamente oscura.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Sonetto del dolce lamento

Ho paura di perdere il prodigio
dei tuoi occhi di statua, e quella nota
che di notte depone sul mio viso
il tuo respiro, solitaria rosa.

Ho dolore a vedermi in questa sponda
albero senza rami: e più mi angoscia
non possedere fiore, polpa o argilla,
da dare al verme della mia agonia.

Se tu sei il mio nascosto tesoro,
se mi sei croce e spasimo bagnato,
se sono il cane e tu sei il mio signore,

non mi togliere ciò che ho conquistato
e le acque del tuo fiume siano adorne
di foglie del mio autunno stralunato.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Lungo spettro d'argento

Lungo spettro d’argento impietosito,
il vento della notte sospirante
la vecchia piaga aprì con mano grigia
e se ne andò, lasciandomi anelante.

Piaga d’amore, mi darà la vita
versando luce pura e sangue eterno.
Crepa in cui Filomela ammutolita
avrà bosco, dolore e un nido tenero.

Ah, che dolce brusio nella mia testa!
Mi allungherò vicino al fiore semplice;
la tua bellezza ondeggia lì senz’anima.

E gialla diverrà l’acqua raminga,
mentre scorre il mio sangue nella macchia
odorosa e bagnata della riva.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Della rosa

La rosa
non cercava l’aurora:
quasi eterna sul ramo,
cercava un’altra cosa.

La rosa
non cercava scienza né ombra:
confine di carne e sogno,
cercava un’altra cosa.

La rosa
non cercava la rosa:
immobile nel cielo,
cercava un’altra cosa.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Della donna distesa

Vederti nuda rievoca la Terra,
la Terra liscia, sgombra di cavalli.
La Terra senza un giunco, forma pura
chiusa al futuro: limite d’argento.

Vederti nuda è capire l’ansia
della pioggia che cerca esile vita,
la febbre del mare dall’immenso volto
che non trova la luce della guancia.

Il sangue, risuonando nelle alcove,
giungerà con le spade sfolgoranti,
tu però non saprai dove si celano
il cuore di rospo o la violetta.

Il tuo ventre una lotta di radici,
alba senza contorno le tue labbra.
Sotto le rose tiepide del letto
i morti gemono aspettando il turno.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Dell’amore disperato

La notte non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi,
e io non possa andare.

Ma io andrò,
anche con tempie rose da un sole di scorpioni.

Ma tu verrai
con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

Il giorno non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi
e io non possa andare.

Ma io andrò
dando in consegna ai rospi il mio morso garofano.

Ma tu verrai
per le fosche cloache dell’oscurità.

Né la notte né il giorno vogliono arrivare
perché per te io muoia
e tu muoia per me.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Piccolo valzer viennese

A Vienna ci sono dieci ragazze,
una spalla dove piange la morte
e un bosco di colombe disseccate.
C’è un frammento del mattino
nel museo della brina.
C’è un alone con mille vetrate.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer con la bocca chiusa.

Questo valzer, questo valzer, questo valzer,
di sì, di morte e di cognac
che si bagna la coda nel mare.

Io ti amo, io ti amo, io ti amo,
con la poltrona e il libro morto,
nel malinconico corridoio,
nell’oscura soffitta del giglio,
nel nostro letto della luna,
nella danza che sogna la tartaruga.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer dalla spezzata cintura.

A Vienna ci sono quattro specchi,
vi giocano la tua bocca e gli echi.
C’è una morte per pianoforte
che tinge d’azzurro i giovanotti.
Ci sono mendichi sui terrazzi.
E fresche ghirlande di pianto.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer che spira fra le mie braccia.

Perché io ti amo, ti amo, amore mio,
nella soffitta dove giocano i bambini,
sognando vecchie luci d’Ungheria
nel mormorio di una sera mite,
vedendo agnelli e gigli di neve
nell’oscuro silenzio delle tue tempie.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer del <>.

A Vienna ballerò con te
con un costume
che abbia la testa di fiume.
Guarda queste mie rive di giacinti!
Lascerò la mia bocca tra le tue gambe,
la mia anima in foto e fiordalisi,
e nelle onde oscure del tuo passo
io voglio, amore mio, amore mio, lasciare,
violino e sepolcro, i nastri del valzer.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Interno

Non voglio essere né poeta,
né galante.
Lenzuola bianche perché tu ci svenga!

Tu non conosci il sonno
né il fulgore del giorno.
Come le seppie,
con inchiostro di effluvi acciechi nuda.
Carmen.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Lungo le rive del fiume

Lungo le rive del fiume
la notte si sta bagnando
e sui seni di Lolita
muoiono d’amore i rami.

Muoiono d’amore i rami.

La notte nuda
canta sui ponti di marzo.
Lolita lava il suo corpo
con acqua salmastra e nardi.

Muoiono d’amore i rami.

Luccica in alto sui tetti
la notte d’argento e d’anice.
Argento di rivi e specchi.
Anice di cosce candide.

Muoiono d’amore i rami.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Vorrei sedermi vicino a te in silenzio

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.

Il mio cuscino mi guarda di notte
con durezza come una pietra tombale;
non avevo mai immaginato che tanto amaro fosse
essere solo
e non essere adagiato nei tuoi capelli.

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Potessero le mie mani

Potessero le mie mani sfogliare
Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.
T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!

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Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca: Giaccio da solo

Giaccio da solo nella casa silenziosa,
la lampada è spenta,
e stendo pian piano le mie mani
per afferrare le tue,
e lentamente spingo la mia fervente bocca
verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi
– e all’improvviso son sveglio,
ed intorno a me la fredda notte tace,
luccica nella finestra una limpida stella –
o tu, dove sono i tuoi capelli biondi,
dov’è la tua dolce bocca?
Ora bevo in ogni piacere la sofferenza
e veleno in ogni vino;
mai avrei immaginato che fosse tanto amaro
essere solo
essere solo e senza di te!

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