Poesie

Natale

Alda Merini : Il mio presepe privato

Alda Merini è conosciuta come poetessa, questo racconto intitolato “Il mio presepe”  è in prosa……. ma  tra le righe si percepisce  l’anima poetica che guida il racconto.

È Natale e sui Navigli, come in centro a Milano; non si riesce più a entrare nei negozi: i magri o i lauti stipendi consentono a tutti una ressa ingenerosa alla ricerca di una felicità che non c?è, o che almeno non si compra.

Io quest?anno ho spento le candele: tutti mi hanno invitato, ma quella notte non farò nulla di diverso, nulla che io non faccia sempre, proprio come quando ero bambina…………… si andava dalla camera al tinello per vedere se era arrivato Gesù  e per mangiare il panettone, che allora si chiamava ?el pan de Toni??

Ma oggi Milano si affanna a cambiare faccia, ad abbattere le nostre vecchie dimore per apparire moderna, così i rifacimenti delle case hanno abbattuto anche noi, gli anziani. C?è una bella poesia dialettale che dice ?fai piano, ogni volta che dai un colpo al muro lo dai al mio cuore??.

Casa: quanto la ami a Natale! Ricordo quando, sempre bambina, persi la mia, abbattuta anche quella: allora c?erano le bombe, ci rifugiammo chi nelle risaie e chi nei paesi limitrofi, dove tutti eravamo un po? degli stranieri. Nei granai la sera recitavamo il rosario su dei pagliericci di fortuna, poi di giorno si andava nelle cascine in cerca di pane, in breve? si mendicava dai contadini abbienti.

Ma ripenso con nostalgia a quei Natali solenni, quando la mamma faceva enormi presepi, metteva le figurine dei pastori e i laghetti di specchio. Ci facevano trovare il carbone, alle volte, ma eravamo contenti lo stesso: poi, dietro il carbone, c?erano sempre tre caramelle. Però era arrivato Gesù, era questo che importava, vedere che sulla paglia del presepe qualcuno aveva deposto il bambino. E si pregava, si pregava insieme davanti a quella statuina, ignorando che il piede lieve della mamma era andato lì di notte per deporlo?

Allora ignoravamo tutto della vita, anche il mistero della nascita, un evento che per noi cadeva dal cielo. La Madonna non appariva sorpresa, neanche San Giuseppe, e noi piccoli eravamo in un regno di favola bello che abbiamo perduto. Ci dimenticavamo dei doni e stavamo piuttosto a guardare quel bambino appena nato domandandoci se aveva freddo, ma la mamma ci diceva che aveva l?amore della Madre?

Sono passati decenni da quei Natali e ancora cerco l?odore dei mandarini o del bollito, che si mangiava solo quel giorno. Erano i nostri doni. Oggi invece si tende a saltare il Natale, si va direttamente all?arrivo dei Magi, ai doni, la nascita quasi non esiste più, forse perché le nostre donne non sanno essere madri. E i bambini, tra televisione e futili regali, sono i più grandi emarginati del nostro tempo: abbiamo rubato loro l?infanzia e la religiosità della vita……………

Tratto da “Il mio presepe privato” di Alda Merini

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Poesie di Natale di Gianni Rodari: Il mago di Natale

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?

Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.

Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.

Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.

Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.

Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

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Poesie di Natale di Guido Gozzano: E? nato! Alleluia!

E? nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill?anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Da quattromill?anni s?attese
a quest?ora su tutte le ore.
E? nato, è nato il Signore!
E? nato nel nostro paese.
Risplende d?un astro divino
la notte che già fu sì buia.
E? nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!

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Poesia di Natale di Umberto Saba: A Gesù Bambino

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell?universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa? ch?io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa? che il tuo dono
s?accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

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Papà, figlia, regali

Tra le poesie di Natale una di queste racconta di un padre povero, triste per non potere fare un regalo alla figlioletta. I primi versi sono questi.

“il babbo è triste, non cantar bambina”
dicea la madre con pietoso accento.

“Digli che sia contento,
è così bello il giorno di Natale”

“E’ la festa dei bimbi, o mia fanciulla”
– la mamma rispondea – “questo l’accora
è povero e t’adora,
ma per quest’anno non ti porta nulla”

La filastrocca si concludeva con la bambina che andava a consolare il padre, abbracciandolo affettuosamente. Ma i versi quali erano? Sul Web non ne ho trovato traccia.

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