Socrate incontra Alfano e parlano di Giustizia

Socrate è seduto davanti all’uscio di casa dopo una furibonda lite con la moglie Santippe. Gli sono vicini 5 fanciulli intenti ad ascoltarlo su ciò che è giusto e su ciò che è ingiusto, quando si avvicina al gruppo visibilmente affaticato il ministro della giustizia Angelino Alfano. Socrate lo riconosce e lo invita ad unirsi a loro.
– Socrate: Dimmi Angelino, perché ti vedo così affaticato?
– Angelino: Maestro vengo da fatiche che quelle di Sisifo al confronto sono divertimenti.
– Socrate: Dimmi orsù in cosa sono consistite queste fatiche?
– Angelino: Ho dovuto scrivere una legge sulla riforma della giustizia che salvasse il mio capo dalla galera senza che nessuno se ne accorgesse.
– Socrate: E ci sei riuscito?
– Angelino: Le critiche sono state più delle lodi.
– Socrate: Questo è buon segno! Spesso ciò che è criticato da molti contiene molto di buono. Sono davvero curioso e interessato. Parlami di questa tua impresa. Cosa ti proponevi di ottenere con questa riforma che fosse di vantaggio per tutti i cittadini?
– Angelino: Mi proponevo, o Socrate, di rendere i processi più rapidi in modo che i cittadini che dovevano avere riconosciuto un diritto non dovessero attendere per tempi troppo lunghi.
– Socrate: Ottimo proponimento, e dimmi come hai fatto?
– Angelino: Ora ti spiego. In primo luogo ho legiferato che i magistrati fossero divisi in due categorie: quelli che fanno le indagini e quelli che giudicano e che quelli che fanno le indagini agiscano dietro istruzione del potere politico.
– Socrate: Mi dici cioé che se i politici decidono di non perseguire un reato, il magistrato non può indagare? Approfondiremo dopo, ma perché questo provvedimento accorcia i tempi dei processi?
Angelino comincia a sudare freddo, diventa nervoso e impaziente di fronte a questa domanda all’apparenza innocua. Si rende conto ben presto che le due cose non hanno alcuna relazione tra loro; ma come fa a dirlo a Socrate che è tosto e non si lascia volare la mosca sul naso?
– Angelino: Maestro, forse una relazione stretta non c’è, ma devi avere fiducia in me.
– Socrate: Io ho fiducia in te; mi sembra che sia tu ad averne poca.
– Angelino: Ho capito, ho toppato, sono stato un pirla.
– Socrate: Non so che significa pirla, ma da come lo dici dev’essere proprio così. Andiamo avanti, dimmi cosa altro hai previsto con la tua legge.
– Angelino: Una cosa rivoluzionaria, direi epocale. Ho introdotto la regola che “chi sbaglia paga”, regola totalmente assente nel nostro ordinamento giudiziario. Il magistrato che sbaglierà dovrà pagare.
– Socrate: Principio giustissimo, direi sacrosanto sul quale parleremo tutta la mattina di domani se passerai a trovarmi. Ma dimmi in che modo questo provvedimento accorcia il tempo dei processi?
Angelino è sempre più agitato. Perché queste domande non gli sono state poste da nessuno? Nè dai suoi compagni di partito, nè dai suoi avversari. I primi a incoraggiarlo ad andare avanti senza fermarsi dinanzi a nulla, gli altri a criticarlo senza spiegare con chiarezza il perché delle critiche. Ed ora deve capitolare dinanzi a questo vecchio scorbutico vissuto 2500 anni fa. E l’angoscia cresce pensando che è soltanto all’inizio della sua esposizione.
– Angelino: Oh Socrate, vuoi che dica ancora una volta che sono un pirla?
– Socrate: Io non voglio nulla, caro Angelino. Devi essere tu a spiegare, a farmi capire la relazione che c’è tra le due cose.
Angelino non ne può più e sbotta in un vaffa… che gli viene dal cuore e dalle viscere. Questo Socrate è davvero un rompipalle come si è scritto per secoli. Non capisce la modernità, crede ancora che la giustizia debba essere un valore assoluto, che le leggi vadano rispettate perché altrimenti la società si sgretola. Si alza furibondo e si allontana per non fare tardi all’appuntamento con Nicolò.

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