Spinoza, Paura e superstizione

SpinozaE’ evidente che l’emozione predominante nella classe media occidentale contemporanea sia la paura. Una paura generalizzata del futuro prossimo che di volta in volta si focalizza in questo o quel pericolo concreto.
Un’invasione di migranti disperati i quali rischierebbero la vita pur di venire a compiere il progetto criminale di una “sostituzione di popolo”.
Un complotto dell’establishment industriale che cinicamente ci droga con farmaci nocivi e irrora di scie chimiche i nostri cieli.
Un futuro tecnocratico che condannerà l’occidente a una mancanza di lavoro endemica e ingovernabile.
Un progetto criminale dei tedeschi (rei di essere un popolo serio) che sta usando gli strumenti della finanza per affamare gli altri popoli europei, spalleggiati da esponenti italiani perseguibili nientemeno che di alto tradimento alla Patria. E chi più ne ha più ne metta.

Questa è l’interpretazione della realtà per una larga fetta della società occidentale. La conseguenza di ciò è tutto un innalzare muri, un digrignare di denti, un rifugiarsi tra le mura di casa. In questo contesto prosperano i politici che surfano sulla paura e si propongono come amuleti scaramantici contro la catastrofe imminente, perché indicano un futuro impossibile simile ai tempi mitici in cui “si stava bene” e vendono promesse che non potranno mai essere mantenute, ma che valgono bene un gruzzolo di voti adesso.

Spinoza descrive così il rapporto tra la paura e la superstizione.

” Se gli uomini fossero in grado di governare secondo un preciso disegno tutte le circostanze della loro vita, o se la fortuna fosse loro sempre favorevole, essi non sarebbero schiavi della superstizione. Ma spesso si trovano di fronte a difficoltà che non sanno in alcun modo risolvere e perlopiú sono miseramente agitati dalla tempesta delle speranze e dei timori, per la precarietà dei beni della sorte che essi smodatamente desiderano. Cosí sono quanto mai disposti, nella generalità dei casi, alla credulità; nel dubbio e, molto piú spesso, nel contrasto del timore e della speranza essi non sanno decidersi e un minimo impulso li spinge all’una o all’altra soluzione, mentre sono pieni di baldanza e di superbia quando nutrono fiducia nel futuro.

Questo è noto a tutti, io credo; penso però che i piú non conoscano se stessi e chiunque abbia una certa esperienza della vita avrà notato che quasi tutti, quando si trovano nella prosperità, anche se completamente incapaci, sono cosí gonfi di sapienza che, se ci si dispone a dar loro un consiglio, lo ritengono offesa personale; se invece si trovano nelle difficoltà, non sanno a chi rivolgersi, chiedono e supplicano il consiglio di chiunque e non ascoltano suggerimento tanto sciocco, tanto assurdo o tanto inutile che non sian pronti a seguire. Poi, per motivi di pochissimo conto, ricominciamo a sperare in meglio, poi di nuovo a temere il peggio.

Se nei momenti del timore si vedon capitare qualcosa che ricorda loro qualche bene o male del passato, credono che ciò annunci il successo o l’insuccesso e lo chiamano favorevole o funesto auspicio, anche se in molte altre occasioni tale presagio si sia rivelato falso. Se poi con grande loro stupore assistono ad un fatto insolito, credono che si tratti di un prodigio che sta a manifestare l’ira degli dèi o della somma divinità e, schiavi della superstizione ed ostili alla vera religiosità come sono, ritengono empietà il non cercare di placarla con vittime e con voti. E cosí s’immaginano un’infinità di cose e danno strane interpretazioni dei fatti naturali come se la Natura nella sua totalità fosse pazza come loro.

In tale prospettiva possiamo osservare che sono quanto mai soggetti a superstizioni di ogni genere soprattutto coloro che bramano senza misura i beni precari; e che tutti, principalmente quando si trovano in mezzo ai pericoli e non sono in grado di aiutare se stessi, implorano con voti e con lacrime da femminuccia l’aiuto di Dio e dicono cieca la ragione (perché essa non sa indicare una via sicura per la soddisfazione dei loro vani desideri) e vana la sapienza umana, mentre scambiano per divini responsi i deliri dell’immaginazione, i sogni e puerili inezie di tal genere. Credono anzi che Dio sia nemico dei sapienti ed abbia impresso i propri decreti non nella mente dell’uomo, ma nelle viscere delle bestie; o ancora che tali decreti ci vengano predetti dagli stolti, dai pazzi e dagli uccelli per ispirazione e per impulso divini. Ecco a quale delirio il timore conduce gli uomini!
È dunque il timore la causa che genera, mantiene ed alimenta la superstizione. ”

B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico

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