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Riempite il mio bicchiere
che sono giù di corda!
Ma l’anima gemella
continua ad esser sorda!
13- Riempite il mio bicchiere
In collegio le ragazze si dividevano in due gruppi fondamentali: Le libere e le fidanzate.
Le prime erano più o meno dichiaratamente alla ricerca di un ragazzo da amare, le seconde erano, in minor parte,”fidanzate in casa” ed in maggior numero “fidanzate fuori casa”.
Le fidanzate in casa erano quasi sempre ragazze tranquille sia nel modo di fare che nell’aspetto, e a me sembravano un pò scialbette e statiche. Forse erano così serene perchè questo rapporto stabile e già ufficialmente dichiarato in famiglia, fin dai tempi del liceo, le rendeva più tranquille? In effetti le “clandestine” non avevano vita facile! Rischiavano costantemente di essere scoperte dai familiari (che qualche volta venivano a trovarle senza preavviso) o di essere tradite da qualche conterraneo che avendole viste in compagnia di un ragazzo potevano riferire il fatto ai genitori lontani, con conseguenze a volte drammatiche. In questi casi quindi la prudenza non era mai troppa. Se un ragazzo interessava prima di decidere se era il caso di rischiare l’ira dei genitori si cercava di uscire in comitiva dove le relazioni si potevano mascherare meglio. Solo in caso di dichiarato amore si iniziava un rapporto clandestino con la complicitdi tutte quelle che erano nelle stesse condizioni.
Le signorine che gestivano il collegio erano attentissime a queste novità, e spesso inopportune, entravano in campo. Cercavano con ogni mezzo di carpire conversazioni in codice o di stimolare confidenze dirette ed indirette. Spesso riuscivano nel loro intento perchè le interessate, magari felici della novità, non facevano mistero dell’intrigo in atto. Anzi qualche volta, queste, se ne vantavano decantando pubblicamente le virtù ed i pregi del fidanzatino. La direttrice, quando capiva che c’era un nuovo “indrizzo” con un tempismo eccezionale, ben mascherato da un certo fare disinvolto, si materializzava improvvisamente davanti ai due colombi che stanchi di passeggiare nei dintorni del collegio rincasavano ed andavano a sedersi nelle comode poltroncine di vimini del salotto. Come per caso lei, sorridente e matronale, si fermava a conversare con i due giovani innamorati per saggiare un pò il campo ed in certo senso a chiedere garanzie. Si parlava del più e del meno con enorme imbarazzo del malcapitato che se non era ben intenzionato in generale si dileguava nello spazio di niente. Questi interventi non richiesti urtavano lo spirito di indipendenza di alcune ragazze e proprio queste si guardavano bene dal ricevere i pretendenti in salotto. (continua..)
Amore ,amore, amore:
aspetto, e ci ritorno
però non c’è speranza!
Domani? un’altro giorno!
-Tina
Ormai i gruppetti erano belli e fatti. Mi ero creata, in collegio, una piccola banda di amiche fidate; a parte Ester, sempre sognante e vaga, le mie amiche del cuore erano Tina e Rosa. Provenivano da una cittadina vicino alla mia, quindi per tornare a casa il sabato prendevamo lo stesso mezzo: la littorina delle quattordici e trenta. Chiamavamo una carrozzella dalla vicina piazza Bellini e lo “gnuri” ci scarrozzava velocemente e traballanti per la centrale, ed a quell’ora libera, via Maqueda, giù fino alla Stazione Centrale, in Piazza Giulio Cesare. Dopo un’ora circa di viaggio con le amiche, cambiavo littorina e proseguivo per la mia città. Tra le due amiche, la più simpatica era Tina; erano state compagne di liceo e sembravano molto affiatate. Occupavano la stanza numero nove, molto vicina alla mia. Non erano fidanzate, ma aspiravano ad esserlo.
Tina studiava all”Isef”; Prevedeva senza ombra di dubbio che in tre anni si sarebbe diplomata e sarebbe ritornata a casa ad insegnare. Era determinata ed allegra allo stesso tempo, i suoi progetti erano chiari: laurea, lavoro, matrimonio e figli. Tutte le mattine alle sette e un quarto usciva per andare agli allenamenti; questa circostanza la rendeva ai miei occhie “eroica”. Era sicuramente una ragazza attraente anche se non bella; Quando camminava impettita e dritta, con passo marziale, i capelli lunghi e lisci ondeggiavano lanciando bagliori ramati. Alta ed atletica, vestiva sempre o quasi in tuta da ginnastica, sola nota vezzosa un nastro o un cerchietto a trattenere i capelli che lasciava sempre sciolti sulle spalle. La caratteristica più seducente:due incisivi a coniglietto che sfoggiava con naturalezza e senza complessi. Ancora non era venuta di moda “l’ortodonzia a tutti i costi”; a meno di difetti impresentabili si usava tenere i propri denti nella foggia in cui la natura li aveva voluti.Tina quasi era fiera di quegli incisivi bianchissimi ed un pò sporgenti; erano la sua attrattiva principale unitamente ad un fondoschiena apprezzabile.
Rosa studiava medicina; la facoltà era lontana e mal servita da autobus. La mattina usciva più presto di altre ed andava a piedi alle lezioni; per il ritorno trovava sempre qualcuno che la riaccompagnava in macchina. Tina ben presto conquistò il cuore di Michele,un giovanotto che, con una cinquecento blu fiammante, riaccompagnava ogni giorno Rosa in collegio. Michele non era molto alto ed era anche un pò fuori peso, si era fatto crescere un paio di folti baffi che lo invecchiavano un pò e per completare l’opera si ostinava a portare sempre degli occhiali scuri a goccia, molto alla moda. (continua..)
La lezione di tedesco….
davvero interessante!
si può leggere e…….. trovare
un strano spasimante ?
10-La lezione di Tedesco
Le materie facoltative per il primo anno erano l’inglese o il tedesco. Il professore di inglese era un tipo alto,dinoccolato e snob che incontrava molto il favore degli studenti. Quasi tutti i miei colleghi l’avevano preferito anche perchè avevano già studiato l’inglese a scuola e quindi sarebbe stato molto facile superare l’esame. Io invece mi lasciai trascinare, come sempre, dal cuore. Scelsi il tedesco che aveva come titolare un’insegnate di madre lingua . Questa era una distinta signora bionda, dall’aria triste e gentile che rischiava di perdere l’incarico annuale per mancanza di studenti. Era stato un collega a convincermi; mi aveva parlato con calore di questa insegnante non più giovanissima, che dopo la morte del marito era rimasta con due figli ancora piccoli da crescere.
L’insegnante aveva un blando accento teutonico che le conferiva un fascino particolare. Era efficiente e puntuale come sono i tedeschi per tradizione. Le lezioni erano un interminabile coniugare di verbi e desinenze e per la verità si rivelarono subito noiose; la grammatica e la sintassi erano troppo impegnative per una materia che tuttosommato era facoltativa! Fu un vero disastro, non riuscivo a seguire bene le lezioni ma non potevo più cambiare perchè erano scaduti i termini. Ad aggravare la situazione c’era il fatto che in aula eravamo solamente sei allievi, tre ragazzi e tre ragazze, tutti seduti in prima fila e quindi costretti alla più assoluta attenzione. Eravamo tutti studenti di primo anno e ci conoscevamo già;un ragazzo solamente era fuori corso: un certo Paolo, dal viso e modi di fare di “timido bel tenebroso”. Aveva un ciuffo di capelli lisci e abbastanza lunghi che gli scivolavano sempre sul viso magro ombreggiato da quell’alone azzurrino che hanno sempre gli uomini dai capelli corvini. Gli occhi verdi e cupi ricordavano i colori di un bosco al tramonto. Si sedeva spesso accanto a me, e questo mi faceva piacere perchè era simpatico e allo stesso tempo serio ed attento. Confrontavamo spesso gli appunti, dato che l’eccessiva velocità con cui l’insegnante spiegava non consentiva di essere precisi nella scrittura e quindi nel rileggerli, questi benedetti appunti, risultavano spesso incompleti. Questo confronto avveniva sempre a fine lezione in attesa che arrivasse il professore di Arte. Niente di più. Un giorno, l’insegnante di Tedesco annunziò che era arrivato il tempo di passare alla lettura ed alla traduzione.
Aveva portato delle fotocopie di un brano tratto da un testo di Architettura e le aveva distribuite per farle leggere a turno ai ragazzi. (continua..)
Lucio Dalla è morto di infarto mentre era in tour in svizzera.Una grande perdita! Tutto il mondo degli estimatori dell’artista è a lutto per questa improvvisa e prematura scomparsa.Tante parole si diranno per commentare questo evento doloroso….non ne voglio aggiungere altre……,desidero invece ringraziare Lucio per le emozioni bellissime che ha saputo trasmetterci con la sua opera dal pregio indiscutibile. Le sue canzoni hanno accompagnato la nostra vita e avremmo preferito che avesse continuato ad emozionarci ancora per un lungo tempo.La vita è strana …… Lucio ……addio
Per chi è innamorato ricambiato, la ricorrenza di San Valentino è l’ocasione per celebrare l’amore condiviso…….per chi non è ricambiato o non ha nessuno nel cuore invece è un giorno molto duro. Ma in questo secondo caso non perdiamoci d’animo: trasformiamo il giorno di San Valentino in un momento di riflessione per capire perchè siamo soli.Forse non sappiamo bene cosa è l’amore e cosa significa amare? Per questo motivo desidero citare il poeta libanese Kahlil Gibran che sull’amore ha scritto dei bellissimi pensieri.
Quando l’amore vi chiama seguitelo,
sebbene le sue vie siano difficili ed erte…
e quando vi avvolge con le sue ali, cedetegli,
anche se la lama nascosta tra le piume potrà ferirvi!
Quando vi parla,credetegli,
sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni
come il vento del nord arreca scompiglio al giardino,
poichè mentre l’amore vi incorona vi crocifigge.
Ma se, timorosi, nell’amore cercate solo la tranquillità
e il suo piacere, allora meglio per voi che ricopriate
le vostre nudità allontanandovi dall’aia del dell’amore
L’amore non da nulla se non se stesso
e non prende nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede nè vuole essere posseduto
poichè l’amore basta all’amore.
Ma se amando dovete avere dei desideri ……che siano questi:
Risvegliarvi all’alba con un cuore alato e ringraziare per un nuovo giorno d’amore.
Rincasare la sera colmi di gratitudine e poi assopirsi con una preghiera per l’amato in cuore….ed un cantico sulle labbra.
















