Di certo non è una riforma
Il ministro Gemini ha presentato un disegno di legge di “riforma” dell’Università. Non abbiamo ancora letto il testo, ma dalle voci su di esso possiamo anticipare qualche considerazione sulla quale torneremo quando i contenuti saranno più chiari.
Il testo sembra intervenire sulla “Governance” degli atenei, sui concorsi e sul finanziamento degli atenei correlato alla loro qualità. E’ piuttosto poco per chiamarla riforma, semmai si potrebbe parlare di qualche intervento.
Il ministro Gemini è persona assolutamente incompetente e quindi il bene e il male che dovessero essere contenuti nel disegno di legge non sono farina del suo sacco.
Un giudizio certo su questo provvedimento è che esso è una sconfitta dell’Università.
L’Università aveva in mano uno strumento potente come l’autonomia per autoriformarsi e non lo saputo o voluto utilizzare ed ora ne pagherà molto care le conseguenze.
Tag:autonomia, farina, finanziamento, gelmini, governance, sconfitta, università
L’immagine esterna dell’Università
Uno dei motivi che porta l’Università italiana con troppa frequenza all’attenzione dei media riguarda la materia del reclutamento. Vizio antico se ricordiamo che ne fu vittima lo stesso Enrico Fermi.
La questione che potrebbe sembrare ininfluente rispetto al tema della “Governance”, invece non lo è. Il reclutamento nei ruoli universitari è un nodo degli intrecci di pressioni su cui si eleggono rettori, presidi, direttori di dipartimento e altro. Ti sostengo per l’elezione a rettore se … ; idem per le altre cariche accademiche. I puntini dopo il “se” si riempiono spesso di nomi che allungano gli elenchi di omonimi negli annuari accademici.
La questione è delicata perché, se da una parte non può essere teorizzato che il figlio di un professore universitario non possa fare anche lui il professore universitario, d’altra parte è deprimente assistere alla moltiplicazione di casi di genitori e figli o mogli e mariti inquadrati nella stessa Facoltà se non addirittura nello stesso dipartimento. Questo fenomeno che è stato definito con il neologismo “parentopoli” ha raggiunto in alcuni atenei livelli patologici. Questo fenomeno che peraltro si produce nel più ossequioso rispetto della legge, porta all’inquadramento di economisti agrari in una Facoltà di Medicina e chirurgia.
Questo peraltro è l’aspetto più eclatante della questione morale che trova altre declinazioni nel mandare un proprio collaboratore e fare le lezioni per proprio conto o rinviare un appello di esame senza preavviso o imporre agli allievi l’acquisto di un libro di cui si è autori.
L’effetto principale di tutto ciò è stato il discredito proiettato sull’intera comunità accademica e la conseguente caduta di prestigio che ha finito con il rendere poco credibili le azioni e le iniziative tese alla riforma del sistema anche di coloro che a tali comportamenti sono del tutto estranei.
Qualche ateneo ha varato un “codice etico”, qualche altro ha dichiarato di volerlo introdurre. Oggi non sembra che un semplice “codice etico” possa avere qualche chance di apportare cambiamenti significativi.
A noi sembra che la questione etica sia ineludibile. Senza un forte recupero di prestigio l’Università è destinata ad allontanarsi sempre più dalla società che le diventerà sempre di più indifferente.
La “Governance” passa anche da qui. I rettori che sono stati disponibili a qualunque condizionamento pur di acquisire un voto, questo lo sanno bene. Il voto servirà anche domani e quindi anche domani saranno ben felici di chinarsi alle richieste che peggioreranno la gestione dell’ateneo, ma a loro garantiranno l’elezione. Non riusciamo a immaginarli così schizofrenici da farsi condizionare per essere eletti e governare liberamente subito dopo.
Tag:condizionamento, crisi, frequenza, governance, medicina, politica, università, vizio
L’incapacità di decidere
La crisi dell’Università viene ricondotta alla mancanza di due condizioni che, invero ci sembrano entrambe prive di fondamento:
- Rettore forte e libero da condizionamenti
- Organismi snelli con competenze ben definite
La legge 168 del 1989 in ordine ai vincoli posti agli atenei per la redazione dei loro statuti con riguardo ai punti sopra segnalati prescrive soltanto:
- l’elettività del rettore;
- una composizione del senato accademico rappresentativa delle facoltà istituite nell’ateneo;
- una composizione del consiglio di amministrazione che assicuri la rappresentanza delle
diverse componenti previste dalla normativa vigente.
I margini operativi sono perciò abbastanza estesi. E’ evidente, ad esempio, che l’elettività è prescritta solamente per la carica di rettore che, stando alla lettera della legge potrebbe essere anche un soggetto esterno all’università. (continua…)
Tag:crisi, governance, incapacità, politica, statuto, università
Chi e come deve governare l’Università
Uno dei temi all’ordine del giorno nell’Università italiana è quello della cosiddetta “Governance” cioè delle regole e dei soggetti che la devono amministrare.
Tratteremo questo argomento in una serie di articoli che contrassegneremo tutti con il tag “Governance”.
Per capirne qualcosa è prioritario premettere la composizione dei soggetti che sono coinvolti nella vita universitaria. Questi sono essenzialmente di 4 tipologie:
- i docenti
- il personale tecnico e amministrativo
- gli studenti
- le figure precarie (continua…)
Tag:ascolto, autonomia, crisi, didattica, governance, governo, motivazioni, politica, statuto, università
L’ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) è l’organizzazione dei docenti universitari che negli ultimi anni ha seguito con più costanza e puntualità le vicende dell’Università italiana.
In questa fase mentre è atteso un provvedimento governativo sul tema della “Governance universitaria”, ha diffuso un commento sul ddl presentato dal PD e ha ribadito le sue tesi sulla materia.
Riportiamo il documento nella sua interezza.
Alla vigilia delle elezioni europee il PD ha presentato una bozza di
“Proposta di legge sull’Universita’” (per leggere la “Proposta di legge” v.
nota 1).
Prima di commentare il DDL del PD, ci pare utile la rilettura di una
‘profetica’ proposta di ‘governance’ elaborata dalla Fondazione TreeLLLe
nel 2003:
“Istituzione di un organo collegiale che deterrebbe il potere esecutivo
nell’ateneo: un Consiglio di Ateneo con i compiti e le responsabilita’
tipici di ogni consiglio di amministrazione”.
“Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget revisionali, con la
conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio,
i piani strategici di attivita’, le operazioni patrimoniali, gli impegni
contrattuali dell’ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la
responsabilita’ DIRETTA della selezione del personale docente, ricercatore
e tecnico-ricercatore.”
“La parola finale e dunque la responsabilita’ reale dell’assunzione rimane
in capo al Consiglio di Ateneo.” Ci deve essere l’obbligo “che meta’ dei
componenti, escluso il Rettore, siano scelti all’interno del personale
dell’ateneo e meta’ all’esterno come rappresentanza dei portatori di
interesse esterni nei cui confronti l’istituzione deve essere accountable:
Governo nazionale e regionale, comunita’ territoriali, forze
imprenditoriali e sociali.” “La nomina e la revoca dei componenti del
Consiglio di Ateneo sarebbero una PREROGATIVA del Rettore”, salvo che per
gli ‘esterni’.
Tutto questo e’ scritto nelle pagine 110 e 111 del Quaderno n. 3
“Universita’ italiana, universita’ europea?”, del settembre del 2003, della
Fondazione TreeLLLe, la quale si prefiggeva esplicitamente di svolgere
“attivita’ di LOBBY trasparente al fine di diffondere dati e informazioni,
promuovere le tesi presso i decisori pubblici a livello nazionale e
regionale, i parlamentari, le forze politiche e sociali, le istituzioni
educative affinche’ le proposte di TreeLLLe influenzino le azioni di
governo e si trasformino in sperimentazioni concrete.”
La TreeLLLe era ed e’ presieduta da Attilio Oliva, ex amministratore
delegato della Luiss (l’Universita’ della Confindustria), che ha
recentemente ribadito che negli Atenei “serve un consiglio
d’amministrazione con pochi elementi, una decina in tutto con qualche
rappresentante esterno, che abbia la responsabilita’ diretta della gestione
di tutte le risorse, docenti inclusi.” (dal Corriere della Sera del 24
febbraio 2009).
Per conoscere l’”organigramma” della TreeLLLe cliccare:
http://www.treellle.org/?p=organigramma
Le ‘indicazioni’ della TreeLLLe ora sono state sostanzialmente ‘riscritte’
nella bozza di DDL del PD (e in quelle ministeriali).
Infatti nel DDL del PD si legge che “il consiglio di amministrazione
(composto al massimo da una dozzina di elementi, ndr) assume TUTTE le
decisioni riguardanti l’ateneo nel suo complesso, ad eccezione di quelle di
competenza di altri organi di governo” e “in particolare approva il
bilancio preventivo, il conto consuntivo e TUTTI i provvedimenti che
riguardano la realizzazione di infrastrutture, l’ORGANICO e il RECLUTAMENTO
del personale, l’ATTIVAZIONE dei corsi di studio e l’allocazione di risorse
alle strutture interne.”(comma 6 dell’articolo 5).
Inoltre “il consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le
strutture interne interessate, DELIBERA il reclutamento (dei professori)
sulla base della graduatoria di merito e di una eventuale intervista (sic!)
con i candidati.” (comma 6 dell’art. 9).
E anche “la promozione (dei professori) e’ DELIBERATA dal consiglio di
amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interessate.”
(lettera d del comma 8 dell’art. 9).
Meta’ dei componenti del Consiglio di Amministrazione sono nominati dal
Rettore e almeno un terzo dei componenti e’formato da persone esterne
(comma 7 dell’art. 5).
Insomma il PD, come prevedono anche le bozze ministeriali, affida al
Rettore e al suo CdA poteri assoluti, rafforzando e consacrando cosi’ quel
sistema di potere oligarchico che ha gia’ portato al disastro degli Atenei
e che si basa proprio sugli immensi poteri dei Rettori. Tali poteri sono
derivati soprattutto da Senati Accademici incapaci di una gestione
complessiva degli Atenei perche’ egemonizzati dalla presenza dei Presidi,
esprimendo cosi’ una sorta di federalismo condominiale. Un sistema di
potere che ha anche prodotto quella ‘poco elegante’ scelta di tanti Rettori
che si sono fatti prorogare il mandato dai ‘propri’ Senati Accademici. Una
scelta che e’ anche un’autodenuncia della natura oligarchica dell’attuale
gestione degli Atenei, gestione che diventerebbe ancor piu’ devastante se
dovesse essere realizzato quanto voluto dalla lobby
accademico-confindustriale che ‘ispira’ il PD e il Ministero.
Che la vera finalita’ dei progetti del PD e del Ministero sia quella di
imporre per legge il commissariamento degli Atenei e dei docenti (nota 2) -
tra i quali si accentua la gerarchizzazione introducendo gli organici di
Ateneo separati per fascia (nota 3) – lo dimostra il fatto che gli unici
importanti punti ‘prescrittivi’ dei DDL sono quello dei pieni poteri
conferiti ai Rettori e ai loro Consigli e quello del connesso svuotamento
dei compiti del Senato Accademico, mentre il resto lo si demanda alla
famigerata autonomia degli Atenei, affidata a quegli stessi Organismi che
hanno ovunque dimostrato di essere capaci solo di conservare al massimo
l’assetto di potere preesistente. Ne’ il PD, ne’ il Ministero, infatti,
prevedono la formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto
da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati,
ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti).
‘Naturalmente’ il PD, come il Ministero, non prevede la costituzione di un
nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini
le Universita’ e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti
accademico-politici. Un Organo composto da rappresentati di tutte le
componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti),
eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentata.
D’altronde la TreeLLLe, a pag. 95 del suo citato Quaderno, ‘dettava’: “E’
percio’ necessario, per la chiarezza dei ruoli, che l’autorita’ centrale
abbia come interlocutore la CRUI come espressione autonoma e indipendente
degli atenei”, ritenendo (a pag. 94). “incongrua la configurazione del Cun
come ‘organo di rappresentanza delle istituzioni autonome universitarie’”
Bisogna riconoscere che la CRUI effettivamente ha giocato e sta giocando
un ruolo non secondario di “interlocutore” dei vari Ministri e dei vari
Parlamenti per agevolarne l’opera di demolizione dell’Universita’ statale,
democratica, di massa e di qualita’; ruolo svolto dai Rettori in piena
autonomia e indipendenza dagli Atenei.
Il modello aziendalistico (nota 4) dettato dalla lobby
accademico-confindustriale italiana e’ peraltro perfettamente in linea con
le ‘indicazioni’ date a livello europeo dai poteri forti economici. A
questo proposito va sottolineata la perfetta sintonia di intenzioni e di
contenuti tra la legge del Governo francese e le proposte elaborate in
Italia dal Ministero e dal PD. Si tratta di un disegno che punta al
definitivo smantellamento delle Universita’ statali quali istituzioni al
servizio del bene comune; un disegno che e’ anche in aperto contrasto con
la Costituzione italiana che garantisce invece la liberta’ di ricerca e di
insegnamento.
Nel progetto del PD ci sono alcuni punti interessanti (elezione diretta
del SA, terza fascia, unica figura pre-ruolo, maggiori risorse) che
diventano ‘secondarie’ rispetto al principale obiettivo del
commissariamento degli Atenei e dei docenti.
Il PD, nel rendere noto il suo DDL, si e’ augurato “che si apra un
dibattito aperto e costruttivo nel mondo universitario, nel Parlamento e
nel Paese. Osservazioni e critiche saranno quindi benvenute e gradite le
proposte di modifica nella forma di emendamenti.”
L’ANDU, inascoltata, da anni formula “osservazioni e critiche”, avanzando
puntuali proposte alternative alle posizioni del PD (prima dei DS) sui nodi
centrali della ‘governance’ e del reclutamento.
Piu’ recentemente l’ANDU ha duramente criticato (v. documento “Governance.
Controriforma PD”, nota 5) la “Proposta n. 5 (Governance universitaria piu’
responsabile, efficace ed efficiente)”. In particolare il PD nella sua
“Proposta” prevedeva che “Il consiglio di amministrazione, presieduto dal
rettore, delibera tutte le scelte gestionali dell’universita’” e che esso
“e’ formato su proposta del rettore (senza meccanismi elettivi dei suoi
componenti) approvata dal senato accademico.”
== LE PROPOSTE DELL’ANDU
Alle ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei e contro il
commissariamento dei docenti, l’ANDU contrappone un modello di
organizzazione degli Atenei democratica, responsabile, efficace ed
efficiente e un sistema di reclutamento e di promozione rispettoso
dell’autonomia dei docenti, ma che impedisca le degenerazioni nepotistiche.
GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI
- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita’ direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.
- Organizzazione degli Atenei
Premessa.
La riforma proposta dall’ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta
nell’Universita’ italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei,
attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da
tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo quelli del
Rettore. Non e’ infatti vero che “il voto di massa (per eleggere il
Rettore) peggiora l’Universita’”, come scrive in un improvvisato e
disinformato intervento Mario Pirani su Repubblica dell’1 giugno 2009 (nota
6), ma e’ invece proprio l’assenza di un Organo collegiale di Ateneo,
democratico e realmente responsabile, che impedisce una gestione rispettosa
degli interessi generali dell’Universita’ e della Societa’.
Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un “Consiglio di Ateneo” i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un “Esecutivo di Ateneo”),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all’Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell’Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
‘incardinare’ i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta’ la ‘gestione’
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.
DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI
Premessa.
Riteniamo che con la riforma proposta dell’ANDU si porrebbe veramente fine
al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la
possibilita’ di svolgere piu’ liberamente, piu’ proficuamente e piu’
serenamente l’attivita’ di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e’ vero (come alcuni continuano a sostenere)
che per i concorsi universitari tutto e’ stato gia’ (inutilmente) provato e
invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo
della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono ‘provati’ i
concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal ‘maestro’ che ha
‘allevato’ il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo
entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei
vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai
vincitori stessi, seguono l’ordine della graduatoria, la sede tra quelle
che hanno bandito i posti.
Proposta.
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni
sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita’ nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l’ulteriore chiamata della Facolta’ dove il docente gia’ lavora e
continuera’ a lavorare.
Per il passaggio di fascia e’ indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un’unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita’,
ferie, contributi pensionistici) e liberta’ di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell’attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta’ e l’accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti
a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.
Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
‘concentrando’, con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a
sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e
prevedendo non piu’ di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita’ didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.
1 giugno 2009

Tutti d’accordo per affossare l’Università?


