Un mese senza Capezzone. Sopravviveremo?
Viva la par condicio
Monica Setta, la conduttrice del Fatto del giorno che va in onda su Rai2 dal lunedì al venerdì alle 14,00 ha dovuto cambiare temi di discussione e ospiti. La par condcio l’ha obbligata a non parlare di politica e di lasciare a casa per un mese i suoi ospiti preferiti Daniele Capezzone e Daniela Santanché, o Daniele e Daniela come li chiama lei. La vista quotidiana dei 2 ci forzava a cambiare canale. Oggi le cose non vanno meglio. Tra scoop sempre promessi e mai mantenuti, i temi del salotto di Monica sono diventati più leggeri. La qualità dello show è sempre modesto, ma tra Carmen Di Pietro e Daniela Santanché è molto meglio la prima, come Giancarlo Magalli e Raffaele Tonon sono molto più interessanti del Capezzone sempre imbronciato, astioso e, diciamolo pure, insopportabile. Godiamoci questo mese di disintossicazione perché, passate le elezioni, è certo che ci verranno riproposti.
Arrivo in ritardo e il treno è partito? Colpa del capostazione!
Il tramezzino avvelenato
L’onorevole Storace ha dichiarato che l’esclusione della lista del Pdl dalle votazioni per eleggere il Consiglio regionale del Lazio, equivarrebbe ad un golpe. La candidata presidente Renata Polverini alla quale viene a mancare un supporto molto importante, si appella al Presidente della Repubblica. Tra qualche giorno chissà se qualcuno non tuonerà contro le trame tendenti a impedire la libera espressione della volontà popolare. Si potrebbe fare facile ironnia sul fatto che mentre ci si candida a dirigere una Regione nello stesso tempo si inciampi sulla buccia di banana di non presentare la principale lista di sostegno nel rispetto delle procedure stabilite dalla legge. Tenuto conto che la presentazione di una lista è uno degli adempimenti più semplici da ottemperare, e infatti gli errori sono rarissimi, c’è da pensare che il fatto sia da ascrivere alla sciattezza con la quale si tende ormai ad affrontare qualunque cosa nella convinzione che una pezza in un modo o nell’altro sarà possibile mettercela dopo. La stessa Emma Bonino in cuor suo sarà rimasta male dell’incidente incorso alla sua avversaria perché essendo donna di trincea le battaglie preferisce combatterle e vincerle sul campo. E tutto sarebbe avvenuto perché il responsabile della presentazione della lista, a pochi minuti dalla scadenza, si era allontanato per mangiare un tramezzino.
Il caso Di Girolamo e l’intelligenza superiore dei nostri senatori
Lo show va avanti
Ancora una volta i nostri politici dimostrano di essere di intelligenza superiore a quella di noi poveri comuni cittadini. Il senatore Di Girolamo eletto nella quota “Italiani all’estero” in modo diciamo rocambolesco è inchiodato da fotografie e conversazioni compromettenti al punto che i giudici ne chiedono l’arresto. Il Senato e il suo presidente entrano in paranoia. Negare ancora una volta la richiesta dei giudici è difficile perché gli elementi emersi sono troppo plateali; autorizzare l’arresto di un collega sarebbe un brutto precedente visto che cane non morde cane. E allora? Ecco il colpo di genio: Dichiarare non valida la elezione avvenuta ben 2 anni fa del senatore, trasformandolo così in comune cittadino e lavarsene le mani! E l’opposizione? Sembra che stia al gioco.
Annozero senza politici. Che godimento!
Annozero di giovedì 25 febbraio 2010.
Tema la droga, tra gli ospiti nessun politico, risultato eccellente. Un confronto ordinato e comprensibile, niente urla, nessuna frase fatta scontata pur nelle virgole. Se era un esperimento è riuscito benissimo; altro che interrompere la programmazione durante la campagna elettorale. Mandare i politici in qurantena, costringerli ad un’astinenza TV di qualche mese farebbe bene a loro e a noi. Gli italiani saprebbero che tra i loro concittadini non ci sono soltanto i soliti saccenti capaci di parlare per 5 minuti di seguito senza dire nulla, ma che ci sono anche persone capaci di dire moltissimo in meno di 1 minuto. Sappiamo bene che l’attuale classe dirigente non può e non vuole riformare questo sistema politico per il rischio di perdere anche uno solo dei privilegi acqusiti. Proviamo a disinteressarci alle loro beghe per qualche mese. Discutiamo della scuola, della sanità , della giustizia o della pubblica amministrazione senza di loro come nella puntata di ieri si è discusso della droga. Qualcuno può pensare che se a discutere della droga ci fosse stato il ministro competente il dibattito ci avrebbe guadagnato qualcosa? Egli si sarebbe sgolato a sostenere la bontà della sua genialata del test antidroga ai parlamentari, inducendo molti a cambiare canale. E’ antipolitica? E’ qualunquismo? E’ soltanto il desiderio di una ventata di aria fresca!
Sanremo, il PD e i fischi a Bersani
Bersani, svegliati!
Perché, viene da chiedersi, Pier Luigi Bersani segretario del Partito Democratico, ha voluto essere presente all’ultima serata del Festival di Sanremo? Pensava davvero che la sua presenza sarebbe stata una testimonianza palese della legittimaziione del suo partito agli occhi dei cittadini? Oppure non ha saputo resistere alla tentazione di una così ampia platea offertagli da Maurizio Costanzo?
Quello che è certo è che ha sbagliato i conti. Sanremo, per quanto truccata, è una manifestazione di canzonette ed il tentativo di trasformarla in tribuna politico-sindacale costituiva una forzatura obiettiva. Rappresentava niente più che un tentativo goffo di fare credere che un problema serio, oscurato sistematicamente dai telegiornali, entrasse nella coscienza collettiva perché inserito forzosamente tra 2 canzonette. Questa vicenda ci ha convinto che in Italia non c’è ancora un partito di opposizione maturo per candidarsi a governare. Leggevamo sulla stampa di ieri che in Italia circolano 627 mila auto blù (1 ogni 100 cittadini) a fronte delle 70 mila degli Stati Uniti. Quanto costa questo lusso, i cui beneficiari sono in primo luogo i politici e il sottobosco che vi gravita attorno? Euro più euro meno saranno circa 30 miliardi di euro all’anno. A parte i risvolti etici, siamo così ricchi da potercelo permettere? E questo è solo un esempio! Gli operai di Termini Imerese e tutti gli altri che vivono un’esperienza analoga possono essere aiutati meglio tagliando drasticamente costi di questa natura oppure esponendoli alla pietosa comprensione dei connazionali invitandoli a raccontare le loro storie private da un palcoscenico addobbato per ospitare una manifestazione canora? Il momento in cui Bersani, dimenticando che di questi ed altri analoghi privilegi godono anche tanti, forse troppi suoi elettori, e sarà disposto a correre il rischio di diventare impopolare ai loro occhi, quel giorno da qualunque ribalta vorrà parlare eviterà di apparire retorico e poco credibile e non sarà coperto dai fischi del pubblico del Festival di Sanremo e da quelli che non ha potuto udire del pubblico da casa. E prenderà più voti! Lo dice un elettore di lunghissima data.
Bertrand Russel e la qualità dei governi
I nove decimi delle attività di un governo moderno sono dannose; dunque, peggio son svolte, meglio è. Bertrand Russel
Rassegniamoci – I politici sono più intelligenti di noi
Voglio dire che l’ho sempre sospettato, ma la convinzione definitiva l’ho avuta assistendo ieri sera al programma Porta a Porta del quale era ospite l’onorevole Italo Bocchino. L’onorevole Bocchino sosteneva, in ciò spalleggiato dal direttore di Libero Maurizio Belpietro, che la fotografia di un assegno con relativa lettera di accompagnamento potesse rappresentare una documentazione sufficiente a gettare ombre sul destinatario dell’assegno, anche se l’assegno non era stato incassato da nessuno. La tesi mi sembrava aberrante: era come se io facessi un assegno a Belen Rodriguez o a George Clooney accompagnandolo con un lettera nella quale manifesto interesse nei loro confronti e poi esibissi foto dell’assegno e della lettera a dimostrazione di avere trascorso con loro una giornata indimenticabile.
Fino a qui arriva la mia capacità di mettere insieme cause ed effetti. Ma sicuramente l’onorevole Bocchino non può fermarsi a questo livello di banalità . Le categorie logiche che stanno alla base del suo pensiero politico sono decisamente più raffinate. Quanto sarebbe bello che ce ne facesse parte!
Una della parole più abusate: libertÃ
Libertà è una parola molto usata nel dibattito socio-poitico, una bandiera che viene continuamente agitata da chi si presenta al pubblico come paladino dei buoni valori della comune convivenza. “Il Popolo della Libertà ”, “Leggi ad libertatem”, “La libera informazione”, “Libero” (Il giornale), e altri numerosi esempi.. Come spesso accade chi usa le parole in modo esagerato non ne comprende a fondo il significato o se lo comprende non lo rispetta appieno. E’ chiaro a tutti che la casta politica, priva di una visione del futuro, indipendentemente dal suo verso di orientamento, lavori innazitutto per rafforzare i propri privilegi nei confronti del Paese e degli altri poteri. E’ recente l’annuncio di nuove leggi che tendono a ripristinare l’immunità parlamentare e riposiziare la casta nella propria bolla di intoccabilità . Di fronte a tali iniziative il principale partito di opposizione per bocca di alcuni suoi esponenti di spicco si dichiara d’accordo. La libertà è partecipazione e i blogs e i social networks sono un’occasione di partecipazione nuova che non dovrebbe essere sprecata con facili manifestazioni di violenza contro qualcuno, ma per aggregare le persone intorno a nuove proposte e per esprimere il consenso o il dissenso di fronte a decisioni della classe dirigente. Una prova inconfutabile dell’importanza di internet come strumento di democrazia sta nel fatto che alcuni politici, i sedicenti custodi della libertà appunto, cercano di limitarne l’uso, con tentativi grotteschi e anacronistici.
Di Pietro a Repubblica Tv sul legittimo impedimento, o illegittimo impedimento
Di Pietro ai microfoni di Repubblica racconta il suo punto di vista sul legittimo impedimento, che a giudizio dei nostri governanti rappresenta un giusto provvedimento che viene incontro alla volontà dei cittadini italiani.
Le polveri bagnate della Polverini
La moltiplicazione dei pani e dei pesci
In una recente intervista televisiva Renata Polverini, candidata del centro destra a governatore della regione Lazio, osservava tra il serio e il faceto come mai per delegittimare una donna si scavava nella sua vita coniugale e non si diceva mai che rubava. Con questa battuta marcava un ulteriore punto a suo favore nel consenso che generalmente ispirava. Una donna dall’apparenza più che normale che era riuscita ad emergere in un mondo da sempre dominio quasi esclusivo degli uomini non poteva che ispirare ammirazione e simpatia. (continua…)
10 diviso 2 fa sempre 10 – La casta non si tocca
Coi numeri faccio miracoli
Allo scopo di dare una sforbiciata ai costi della politica, la Finanziaria aveva previsto che fosse ridotto il numero dei componenti dei vari consigli regionali, provinciali e comunali i cui componenti sono tra i più numerosi e meglio pagati al mondo. La notizia era stata data con “squilli di trombe e batter di tamburi”. Berlusconi a spiegare ancora una volta che il suo governa “fa” e non “chiacchera”, Tremonti e Brunetta orgogliosi e felici. (continua…)
Dopo gli orrori di Rosarno chiediamoci chi siamo
E’ certo che si possano distinguere i buoni e dai cattivi?
Cosa sia successo a Rosarno lo abbiamo visto tutti. Essere umani che vivono in condizioni disumane usati come bersagli per misurare l’abilità nello sparare con un fucile a piombini. Qualche anno addietro in altra regione vicina abbiamo letto che era in voga il macabro gioco di investire deliberatamente gli extracomunitari con le automobili lasciandoli feriti e con le ossa rotte nelle cunette che costeggiavano la carreggiata stradale. (continua…)
Berlusconi e la politica tra sogno e realtÃ
Una professoressa di liceo del secolo scorso, raccontava che la sera quando andava a letto, sopra il comodino altre ad un bicchiere d’acqua posava anche un piccolo block notes ed una matita. Se durante la notte faceva un sogno, appena sveglia, ne riassumeva subito il contenuto sul block notes. Sappiamo bene infatti che mentre si ricorda di avere sognato, difficilmente si ricorda cosa si è sognato.
La professoressa successivamente trasformava i sogni in numeri da giocare al lotto.
Negli ultimi anni si è diffusa nella comunicazione politica il ricorso alla parola sogno per indicare ciò che si vorrebbe fare, ma che, trattandosi di sogno non si farà mai. C’è stato chi, da sindaco di una città invivibile, ha sognato la sua città che diventava un giardino e c’è stato chi da candidato a premier ha sognato un’Italia paese “normale”. Berlusconi, che è uomo più concreto, ha sognato un IRPEF con 2 sole aliquote ed ha sollecitato il ministro Tremonti a darsi da fare. (continua…)
La vocazione al suicidio della sinistra italiana
Si avvicinano le elezioni per il rinnovo dei consigli regionali e la sinistra, o il centrosinistra se si preferisce, è in pieno stato confusionale. Alla ricerca dei tatticismi necessari per vincere in qualche regione stringendo un’allenza con l’UDC che tutti i connotati potrà avere meno che quelli di un’alleanza strategica, sta accartocciandosi in sè stesso come dimostrano più di altri i casi di Puglia e Lazio. (continua…)
Alessandra Mussolini come Capezzone al “Fatto del giorno” di Monica Setta
Avanti così e non ti guarderà più nessuno
C’è da chiedersi se Monica Setta nello scegliere i suoi invitati è sfortunata, non ci sa fare oppure deve subire quelli che le impongono. Oggi ha avuto ospite, non per la prima volta, Alessandra Mussolini, la quale secondo il copione che le è solito ha trascorso l’intera durata della puntata interrompendo, facendo smorfie, in buona sostanza surrogando il ruolo del guastatore di norma interpretato magistralmente da Daniele Capezzone. Oggi per fortuna Capezzone non c’era e sembrava che il programma avrebbe potuto filare meno concitato del solito. Anche oggi però, a causa della esuberante Alesandra, siamo stati costretti a cambiare canale. E’ così difficile capire che la rissa dà proprio fastidio?
Continua la telenovela della riforma della giustizia
Un modo certo per disaffezionare una persona ad un tema è quello di riproporlo giorno dopo giorno sempre nella stessa salsa e presentarlo come una questione di interesse generale, mentre invece interessa soltanto pochi. Il tormentone sulla Giustizia sta davvero stufando. La maggioranza ha la necessità di sottrare Berlusconi dai processi che lo vedrebbero quasi certamente condannato, l’opposizione è contraria ad ogni ipotesi che si configuri come “legge ad personam”. Una maggioranza non identificata con il suo capo, dove non fosse così forte il culto della personalità , avrebbe trovato una via d’uscita magari non del tutto digeribile, ma tuttavia inghiottibile. Questa maggioranza non può perché essa è il suo capo. La riforma della giustizia che viene aggiornata nella forma giorno dopo giorno alla fine non sarà una riforma della giustizia di cui i cittadini e l’economia hanno assoluto bisogno; sarà soltanto, se ci sarà , un provvedimento ad personam.
In altre occasioni abbiamo espresso la nostra idea in merito, sostenendo che un baratto ci può essere se accanto alle esigenze del premier si risolvono in parallelo tanti problemi dei cittadini comuni. La riforma della giustizia che riduca drasticamente l’incoraggiamento a ricorrere ai giudici riducendo il numero dei processi e rendendone più celere il corso, è una baratto che potrebbe essere accettabile. Il guaio è che ci trasferiamo nel mondo di utopia. I processi interessano gli avvocati, gli avvocati sono troppo numerosi in Parlamento ed i pariti non sono capaci di legiferare solo a vantaggio dei cittadini.
Il Caligola di ieri e i Caligola di oggi
Caligola ha fatto scuola
Si racconta che l’imperatore Caligola avesse nominato senatore il proprio cavallo Incitatus. In realtà sembra piuttosto che Caligola fece solo una battuta dicendo che avrebbe potuto nominare il proprio cavallo come senatore, essendo questo più capace dei senatori stessi.
Cose da 2000 anni fa, si potrebbe dire, quando anche un folle poteva essere nominato imperatore ed i limiti alla decenza erano talmente sfumati che tutto poteva ritenersi lecito. Rimanendo nella metafora e interpretando il gesto di Caligola come la generica azione per la quale “si mette l’uomo sbagliato al posto sbagliato”, possiamo affermare senza paura di essere smentiti che anche in tempi più recenti le regole di Caligola sono state ugualmente seguite. (continua…)

Casini non è Pierferdinando









