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I sacrifici di Denis Verdini
22 Lug 2010

La parola “sacrificio”, ha perso l’originaria accezione religiosa (rinunzia ad un bene materiale a favore di entità sovrumane) per intendere, in generale, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine. L’esempio classico è quello del genitore che rinuncia a qualche ora di riposo per guadagnare i soldi necessari per fare studiare il figlio. Alla parola “sacrificio” si finisce con l’associare, il più delle volte, un qualché di eroico. Una attenta valutazione del fine rispetto alla rinuncia dimostra che l’ipocrisia vince alla grande, poiché quasi sempre il valore del fine supera di molto quello della rinuncia.

Torniamo a Denis Verdini, oggi nell’occhio del ciclone, per qualche milione di euro che sarebbe entrato nelle sue disponibilità secondo percorsi di dubbia legittimità. Si tratta soltanto di ipotesi, e quindi nessuna censura sulla moralità del coordinatore del Pdl.

Ci ha intrigato piuttosto, la spiegazione a caldo, data dallo stesso Verdini, sull’origine di quei soldi. Egli afferma che non sono frutto di malaffare, quanto piuttosto frutto di sacrifici suoi e della sua famiglia.

Noi che il sacrificio lo misuriamo con la rinuncia ad una cena al ristorante o all’acquisto di un paio di scarpe nuove, ci siamo allora chiesti come sia possibile, con semplici sacrifici mettere da parte circa 2,5 milioni di euro.

Quando verrà fuori da questa vicenda e sarà più sereno, l’onorevole Verdini dovrebbe aprire una scuola nella quale insegnare a noi comuni mortali come un sacrificio possa produrre benefici di tale portata.

Egli avrebbe potuto dire che quei soldi erano il frutto di investimenti ingegnosi, oppure che li aveva vinti al superenalotto o alle corse dei cavalli. Sarebbe stato molto più convincente, fino al punto che avremmo anche potuto credergli.

Tag:politica, verdini


La bella lezione di Cannavaro e compagni
11 Giu 2010

Cannavaro e Buffon hanno annunciato che se al mondiale che inizia oggi in Sudafrica l’Italia classificherà tra le prime 3 squadre e a loro sarà assegnato un premio in denaro, devolveranno parte della somma a favore della Fondazione per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Siamo sicuri che se ciò avverrà, la parte di premio che devolveranno sarà il 100% come ha subito proposto Pirlo.

Con questa iniziativa hanno ottenuto almeno 2 cose. La prima è di avere dimostrato di essere fatti di pasta ben diversa dai vari Calderoli che straparlano sempre e non fanno mai nulla di concreto. La seconda è di essersi guadagnati una generale simpatia anche tra i più critici nei loro confronti.

Si potrà dire che il premio non è ancora stato vinto e che quindi si tratta niente più che di una bella intenzione e che se dovesse essere vinto si tratterà pur sempre di spiccioli rispetto alle somme che ciascuno di loro guadagna.

Intanto Berlusconi nella qualità di Presidente del Consiglio i soldi li ha tolti e non risulta che come privato abbia promesso di versare un contributo magari nel caso che gli ricrescessero spontaneamente i capelli, mentre i calciatori, che rispetto a lui sono pur sempre degli accattoni, si sono ripromessi di farlo. Lo stesso vale per il petroliere Moratti e per tanti altri multimiliardari che ruotano attorno al pallone.

E allora forza azzurri, classificatevi tra i primi 3, devolvete il premio a favore delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e mettete alla berlina questi saccentuoli da quattro soldi che ogni giorno ci ammorbano l’aria che respiriamo. E se non doveste guadagnare alcun premio, fate ugualmente quel gesto nobile che altri non pensano neppure lontanamente di fare.

Tag:calderoli, politica, sport

Francesca Schiavone e la differenza tra sport e politica
6 Giu 2010

Nel gioire per la vittoria della milanese Francesca Schiavone al torneo del Roland Garros, tra le competizioni tennistiche più prestigiose al mondo, abbiamo provato una punta di amarezza nel pensare a cosa avviene in altri settori, per esempio la politica.
Francesca Schiavone ha vinto perché è stata la più brava, conquistandosi la vittoria punto dopo punto senza che l’avversaria o altri le regalassero qualcosa. Oggi sugli scudi c’è Francesca Schiavone, come prima di lei c’erano state Valentina Vezzali, Margherita Granbassi, Federica Pellegrini, Alessia Filippi, le ragazze della squadra di pallavolo e tantissime altre. I loro successi sono senza ombre, frutto soltanto di un talento naturale e di tanto, tantissimo duro lavoro ed altrettanti sacrifici e rinunce.
E così il pensiero ci è corso ad altre donne del nostro tempo che gli allori li hanno conquistati galleggiando nella mediocrità. Mariastella Gelmini ad esempio è stata nominata nientemeno che Ministro dell’Istruzione, lei che per sostenere l’esame di abilitazione alla professione di Procuratore Legale, preferì non affrontare la commissione della sua città e si trasferì a Reggio Calabria dove avrebbe incontrato commissari meno esigenti. Oppure Mara Carfagna che di certo ha faticato non poco a correre da un casting all’altro e da apprezzata velina è stata elevata al ruolo di MInistro per le Pari Opportunità. Il discorso vale anche per gli uomini: cos’ha fatto Capezzone di talmente degno da essere ogni giorno in TV a vomitare acriticamente veleno contro i suoi avversari?
Lo sport, con tutte le distorsioni che ha subito negli ultimi decenni, rimane pur sempre un’attività nella quale vince il migliore. E’ vero che ogni tanto si scopre qualche magagna, ma si tratta pur sempre di casi isolati che, se scoperti, vengono sanzionati con severità esemplare.
In altri settori avviene esattamente il contrario. Prevalgono i mediocri e solo occasionalmente qualcuno di valore, il quale se scoperto si cerca subito di farlo fuori!

Tag:capezzone, carfagna, gelmini, monica setta, politica, schiavone, sport, tennis

Abolire la provincia di Enna? Non si può!
28 Mag 2010

Per fortuna i politici non possiedono la virtù della coerenza e quindi si guardano bene di dare corso alle intenzioni che dichiarano. Con molta enfasi avevano annunciato l’abolizione delle province (solo quelle con meno di 220 mila abitanti) allo scopo di alleggerire i costi della politica, ma per fortuna ci hanno ripensato immediatamente e le province resteranno tutte al loro posto. L’intenzione ci aveva spiazzati perché tra le province da eliminare ricadeva anche quella di Enna, una delle nove province siciliane. La provincia di Enna comprende 20 comuni per un totale di 173 mila abitanti.
Enna è una provincia economicamente povera pur se ricca di richiami turistici e naturalistici di grande rilievo. Uno per tutti la Villa del Casale di Piazza Armerina.
Enna di recente è diventata la sede della quarta università siciliana dopo quelle di Palermo, Catania e Messina e la provincia è stata uno degli sponsor principali. Abolire la provincia di Enna avrebbe comportato il rischio di vedere sfumare questo polo universitario che qualche mala lingua dice molto generoso nel conferire titoli di studio.
In aggiunta a questi motivi ne abbiamo trovato uno per il quale l’abolizione di questa provincia sarebbe stata una iattura di carattere nazionale. Oggi coloro che si dilettano a riempire i cruciverba quando incontrano la definizione “il capoluogo più alto d’Italia” sanno che la risposta è Enna.
Se avessero abolito questa provincia, cosa avrebbero dovuto scrivere? Il governo deve essersi convinto che avrebbe mandato in paranoia l’esercito di enigmisti italiani e provvidenzialmente ha fatto marcia indietro. L’opposizione giustamente non ha avuto nulla da obiettare!

Tag:politica, tremonti

Il taglio ai costi della politica non andrà oltre l’1-2%!
27 Mag 2010

La cartina di tornasole che maggioranza e opposizione viaggiano di buon accordo è la sostanziale convergenza sui cosiddetti tagli al costo alla politica, che alla fine siamo certi che rimarranno simbolici se addirittura non ci saranno del tutto. Ricordiamo a proposito un esempio molto recente, quello della riduzione del numero dei componenti dei consiglieri regionali, provinciali e comunali. La legge fu fatta ed appena si presentò l’occasione per applicarla se ne rinviò di un anno l’applicazione. Questo “un anno” era una pura presa in giro perché per operare la riduzione bisognerà adesso aspettare che i consigli appena eletti vadano a scadenza: cioé 5 anni. Questo provvedimento fu assunto nel pieno della polemica dei costi della politica.
La finanziaria, ma ancora non è del tutto certo, in ordine ai costi della politica, prevede 3 distinti interventi:
1) La decurtazione degli stipendi dei parlamentari, ma non la riduzione del loro numero;
2) L’eliminazione delle Province con meno di 220 mila abitanti;
3) La riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti.
Siamo pronti a scomettere che di questi annunci rimarrà ben poco ed alla fine rimarranno le stangate per i soliti noti.
Sulla decurtazione degli stipendi dei parlamentari c’è stata una prima proposta di Calderoli che prevedeva il 5%, seguita da quella di Tremonti che la portava al 15% nell’assoluta assenza di una proposta da parte dell’opposizione. In questi ultimi giorni abbiamo sentito che la decurtazione andrebbe applicata alla quota di stipendio eccedente gli 80 mila euro. Se teniamo presente che lo stipendio di un parlamentare è solo una parte degli emolumenti che percepisce, questa riduzione vedrete che non supererà lo 0,8-1,0%.
In ordine all’eleminazione delle Province con meno di 220 mila abitanti, si tratta di un numero talmente esiguo (pare che non raggiungano la decina) che alla fine, se pure sarà prevista, è sicuro che non sarà applicata.
Infine i contributi elettorali ai partiti. In un primo momento si parlò di un taglio del 50%, subito dopo corretto al 20%. Anche qui è facile prevedere che strada facendo questo 20% subirà anch’esso qualche correzione.
In un servizio di un programma televisivo molto vicino al governo, sono stati intervistati alcuni cittadini sui tagli agli stipendi dei parlamentari. Nessuno si è dichiarato contrario, e questo non sorprende. Molti hanno risposto che “se la classe politica fosse intelligente”, interverrebbe con tagli che vadano ben oltre il simbolico.
Ci chiediamo: questa classe politica è intelligente?

Tag:calderoli, politica, tremonti

Stipendi deputati. Calderoli dice -5%, Tremonti propone -15%. Sempre troppo poco!
20 Mag 2010

Ci sarebbe da pensare che vogliano fare sul serio, se però guardando bene dentro i numeri, non si scoprisse che è la solita grande bufala. La proposta Calderoli porterebbe lo stipendio dei parlamentari da 144.084 a 136.880 e quella di Tremonti da 114.084 a 122.471 euro mensili. La decurtazione, si badi bene, riguarderebbe soltanto lo stipendio base e non la marea di indennità e benefit che finiscono con il raddoppiarlo e anche più. Le riduzioni proposte non andrebbero quindi oltre il 6-7%.
Noi vogliamo molto bene ai nostri parlamentari per i sacrifici che fanno ogni giorno perché ciascuno di noi possa vivere tranquillo e protetto e non vorremmo che essi domani dovessero trovarsi in difficoltà per acquistare una cravatta nuova o il latte al figlioletto. Purtroppo non siamo tutti Anemoni e per rendere tangibile la nostra riconoscenza non possiamo regalare a ciascuno di loro un appartamento non diciamo con vista Colosseo, ma neppure in un dimenticato borgo dell’Appennino tosco-emiliano.
Facendo quattro conti abbiamo scoperto che i parlamentari italiani con i 144.084 euro annui, indennità e benefit esclusi, sono i più pagati d’Europa.
Pensate che la media europea è di 53.945 euro annui per cui, se volessimo riportare i loro stipendi alla media europea dovremmo proporre una riduzione del 63% da applicare ovviamente anche a indennità e benefit. L’adeguamento ai parametri europei risponde ad un criterio più volte utilizzato in occasioni precedenti quando ad esempio è stata elevata una tassa perché al di sotto della media europea.
L’affetto e la riconoscenza per tutto quello che i parlamentari fanno per noi, ci  inducono a non richiedere di abbattere sui loro stipendi una scure che li riduca del 63%, ma una riduzione del 40-50%, includendo nella riduzione anche le indennità e i benefit ci sembra una ipotesi assolutamente equa. Applicando lo stesso criterio a cascata ai consiglieri regionali, provinciali, comunali e via dicendo si tratterebbe di una vera e propria finanziaria. Bando alle illusioni, sarà la solita presa per i fondelli! Ma un giorno o l’altro gli italiani ci sveglieremo!

Tag:calderoli, politica, tremonti

Calderoli, stipendi dei deputati e comune senso del ridicolo.
15 Mag 2010

Il ministro Calderoli il quale oltre che alla Lega è iscritto al partito che ci considera tutti gonzi, lancia la proposta di ridurre del 5% gli stipendi di ministri e parlamentari. In questo modo, egli dice, faremmo come già hanno già fatto in Inghilterra e Portogallo. Il messaggio avrebbe dovuto essere completato con l’informazione di quanti sono i deputati e i ministri in Inghilterra e Portogallo e qual’è il loro stipendio. Dal momento che è noto universalmente che i parlamentari italiani sono i più numerosi e più pagati d’Europa la decurtazione avrebbe solo un significato simbolico e servirebbe per indorare la pillola a chi dovrà pagare ben più del 5%.
Un ministro dovrebbe fare una proposta più seria.
Tra queste suggeriamo di valutarne una in particolare.
Lo stipendio di parlamentari e ministri dovrebbe essere ricalcolato prendendo a riferimento la stessa Europa che viene invocata ogni volta che si deve aumentare una tassa. Si faccia la media di quanto costano i parlamentari negli altri paesi europei e sia il valore di questa media anche il costo del parlamentare italiano. A titolo di esempio riportiamo gli attuali stipendi netti dei deputati di alcuni paesi europei.

Italia 144.084
Austria 106.583
Olanda 86.125
Germania 84.108
Gran Bretagna 81.600
Francia 62.779
Portogallo 41.387
Spagna 35.051
Rep. Ceca 24.180
Polonia 7.370

Quattro conti è facile farli. Per uniformarsi alla Gran Bretagna la riduzione dovrebbe essere del 43%, per uniformarsi al Portogallo del 71%. . Con una riduzione del 5% il nuovo stipendio (netto) diventerebbe 136.880 euro sempre di gran lunga il più alto di tutti gli altri. Andrebbe bene allora una riduzione del 50% accompagnandola anche ad analoga riduzione del numero di parlamentari?
E quindi andare avanti con gli stessi criteri per tutti gli altri amministratori regionali, provinciali, comunali e di circoscrizione?
Il problema vero è che a questa gente manca il senso del ridicolo.

Tag:amministratori, calderoli, italia, parlamentare, parlamentari, politica

Anemone e la voce del suo computer
13 Mag 2010

Quattrocento nomi sono davvero tanti ed è proprio difficile mandarli giù senza una buona dose di digestivo. Quello che sorprende, a meno che molti di questi siano inventati di sana pianta, è il numero di persone che si sarebbe rivolto a Diego Anemone per piastrellare il bagno o mettere il parquet in salotto. Forse che a Roma non ci sono altre imprese specializzate in queste attività?

Oggi si sostiene da parte di qualcuno che non si tratta di una nuova tangentopoli, ma di fenomeni isolati che saranno individuati e colpiti in modo esemplare. C’è da crederci? Intanto bisognerebbe approfondire il significato della parola “isolato”, perché la vediamo usata con un significato differente da quello che di norma gli attribuiamo.

Il solo computer di Anemone avrebbe elencato ben 400 persone diverse, numero ben maggiore delle dieci persone che fa scattare il reato di adunanza sediziosa. La differenza c’è. Dieci persone che nello stesso luogo e nello stesso tempo sono impegnate nella medesima finalità costituiscono un gruppo che, se animato da brutte intenzioni, si becca tutte le aggravanti possibili. Quattrocento persone che agiscono in tempi diversi e luoghi diversi sono “casi isolati”, quand’anche fossero centinaia, migliaia o anche più.

Speriamo si tratti soltanto di Gossip politico e di una trama ben orchestrata dal discusso imprenditore romano per creare polveroni dai quali alla fine non si cava un ragno dal buco.

Tag:pianta, politica, salotto, scajola

L’Africa di Walter Veltroni è in Italia
12 Mag 2010

Nel corso del secondo mandato a sindaco di Roma, Walter Veltroni non perdeva occasione per dire che non appena concluso il mandato si sarebbe trasferito in Africa. Il progetto si arenò perché fu chiamato a furor di popolo a guidare il il Partito Democratico che nasceva dalla fusione di Democratici di Sinistra e Margherita. L’avventura durò poco e non fu, a dire il vero, gloriosa. Non appena insediato segò definitivamente le gambe della scrivania dalla quale Prodi guidava faticosamente la coalizione di governo, con l’improvvida dichiarazione che non si sarebbe mai alleato con i piccoli partiti. Il Governo Prodi, che si sosteneva sull’appoggio degli stessi piccoli partiti che Veltroni voleva fare fuori, ovviamente cadde con lo sciogliemnto anticipato delle Camere e lo stesso Veltroni fu il candidato premier della sua parte politica per le elezioni successive.

Tramonto africano

Il centrodestra che in quel momento malgrado le difficoltà del Governo Prodi era in disfacimento, si ricompattò e vinse le elezioni con ampio margine. Molti elettori di centrosinistra rinunziarono ad andare a votare consapevoli che si trattava di un voto inutile.
La Segreteria Veltroni durò poco e fu travolta definitivamente dal sconfitta nelle elezioni regionali sarde.
Veltroni a questo punto avrebbe potuto dare corpo al suo progetto personale e recarsi in Africa, ma ai tramonti africani ha preferito ancora una volta la vista del Colosseo, dei Fori Imperiali e di Castel Sant’Angelo. (continua…)

Tag:africa, centrodestra, centrosinistra, coerenza, governo, italia, pd, politica, sconfitta, veltroni

Sindaci leghisti anche nel meridione?
13 Apr 2010

In questi ultimi tempi, non è chiaro se per gioco o dicendo sul serio si ipotizza di fare amministrare le città del Sud da sindaci del Nord, in particolare da sindaci provenienti dal partito della Lega Nord. Se ciò bastasse per cambiare la qualità economico-sociale di città come Napoli o Palermo, io uomo del Sud direi immediatamente “che siano i benvenuti”! Sol che le cose non sono purtroppo così semplici. Nel maggio del 1982 il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dopo l’omicidio del segretario regionale del PCI Pio La Torre, fu nominato Prefetto di Palermo con l’incarico di combattere lo strapotere mafioso. Dopo appena quattro mesi fu vittima di un attentato in cui perse la vita insieme alla moglie. Dalla Chiesa, che aveva sconfitto le Brigate Rosse, contro la mafia resistette solo il tempo necessario che questa gli “prendesse le misure”.
Questo richiamo alla storia recente non serve a teorizzare che il Sud è irredimibile, ma che il suo precesso di redenzione è molto ma molto più complicato di quanto non si pensi. Il patto scellerato per il quale il Sud viene assistito e il Nord evade le tasse coprendo il tutto con la stampa di cartamoneta e l’esplosione del debito pubblico, non ha retto alla prova dell’euro che ha impedito al Tesoro di proseguire nella libera e allegra stampa di denaro.
Il problema meridionale è di portata così grande che la prima condizione per affrontarlo con un minimo di serietà sarebbe il recupero di una classe politica minimamente decente. Cosa che oggi non è e non sembra neppure profilarsi all’orizzonte. Possiamo confidare nel Federalismo fiscale, se si farà. L’introduzione del principio di responsabilità postulato dal Federalismo fiscale non è cosa da poco, ma dobbiamo rassegnarci all’idea che il processo non potrà essere breve. Se va bene richiederà almeno un decennio, ma se saremo bravi e severi, anche meno.

Tag:elezioni, mafia, moglie, omicidio, politica

Lo zio Mommino e le riforme istituzionali
9 Apr 2010

Lo zio Mommino, diminuitivo di Mommo, abbreviativo di Girolamo, vissuto tra la fine dell’800 e la prima metà del ’900, era uno zio paterno di mia madre. Uomo cortese e generoso, sempre affettuoso con i numerosi nipoti, di professione medico, amava trascorrere il tempo libero conversando con gli amici o giocando a tresette. Le conversazioni a cui partecipava lo zio Mommino in effetti erano monologhi, nel senso che ciascuno esponeva e difendeva tenacemente la propria tesi non tenendo in nessun conto quanto sostenuto dagli altri interlocutori.

Scavando scavando, si scopriva che molte volte sostenevano le stesse cose e che la contestazione delle altrui tesi nasceva soltanto dalla impellente pulsione di apparire diversi. Nella cerchia familiare lo zio Mommino era ricordato per una performance oratoria che lo vide protagonista in occasione della festa di compleanno di uno dei suoi nipoti. Radunò i nipoti attorno a se e volle spiegare loro come con l’avanzare dell’età che annualmente viene consacrata con il festeggiamento del compleanno, crescessero anche le responsabilità. Per poco meno di un ora, senza essere mai interrotto, parlò del dovere, dell’onestà, dell’etica, esclamando alla fine “Ecco, così è bello discutere”.
Questo episodio, che mi fu raccontato da mia madre, mi è tornato alla mente mentre sfogliavo i giornali e legiucchiavo qualcosa sulle annunciate riforme istituzionali. Mi è sembrato di vedere tanti zii Mommino, via via con la faccia di Bossi, di Gasparri, di Bonaiuti, di Bersani, di Casini e tanti altri, ciascuno disposto a parole ad interloquire, ma arroccato fermamente sulle proprie posizioni. (continua…)

Tag:bersani, bossi, casini, compleanno, condizionamento, disperazione, gasparri, madre, medicina, parlamentari, politica, prudenza, reputazione, sofferenza

Politica e libertà nel pensiero di Luigi Einaudi
8 Apr 2010

Luigi Einaudi è stato il primo Presidente della Repubblica italiana (Enrico De Nicola lo aveva preceduto come Presidente provvisorio). Piemontese, fu docente di Scienza delle finanze presso l’Università Bocconi di Milano. Senza scivolare in facili demagogie egli sosteneva che La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica. In altre parole il bisogno asservisce e costringe l’uomo alla subordinazione. La si potrebbe dire una ovvietà. Sul piano etico tutto sta nello stabilire cosa sia il bisogno. Einaudi pensava che andasse misurato dalla disponibilità o meno del minimo necessario alla sopravvivenza. La libertà doveva iniziare con un tetto sulla testa ed un pezzo di pane con cui sfamarsi. Nè al tempo di Einaudi nè oggi ciò è universalmente condiviso. Il soddisfacimento del bisogno si fa iniziare molto oltre con pregiudizio per la morale pubblica e privata.

Tag:frasi, libertà, luigi einaudi, politica, repubblica, sopravvivenza

Debora Serracchiani, una speranza per domani
7 Apr 2010

Saremmo ipocriti se dichiarassimo che i talk-show di approfondimento politico non sono venuti a noia. Questi programmi sono ormai piatti e prevedibili a meno che tra gli ospiti non vi sia qualcuno che invece di recitare le consuete litanie, getti il cuore oltre la siepe e parli con schiettezza. Di questi personaggi purtroppo in giro ce ne sono pochi. Tra questi includiamo Debora Serracchiani, la giovane avvocatessa esperta in diritto del lavoro, eletta nel 2009 al Parlamento europeo nelle liste del PD.
La Serracchiani dice quel che pensa fuori dagli schemi dentro i quali si muovono i suoi colleghi. Quella semplice affermazione fatta in una recente apparizione televisiva nella quale dice che “destra e sinistra su alcune questioni la pensano in modo simile”, scopre il velo di falsità che copre i dibattiti televisivi.
La dichiarazione svela una verità da tutti purtroppo conosciuta. Sul piano delle grandi opzioni politiche le differenze spesso non si vedono perché non ci sono. Pensiamo solo all’Università il cui progetto di riforma governativo viene dichiarato, ma a bassa voce, del tutto sottoscrivibile da autorevoli rappresentanti dell’opposizione. E non è il solo caso.

Tag:noia, politica, università

La politica vista da Italo Calvino
1 Apr 2010

Quanto scriveva Italo Calvino “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda“, può essere inteso anche come una metafora della politica. Le meraviglie di una città possono essere il retaggio di civiltà antiche delle quali i contemporanei non hanno alcun merito; la capacità di dare risposta ad una domanda del cittadino dipende dai suoi amministratori di far sì che vi si possa vivere a misura d’uomo.
La velocità con la quale corre il progresso tecnologico ha creato una dissintonia tra le opportunità offerte alla vita di ogni giorno e la capacità di adattamento dell’uomo alle realtà emergenti. L’automobile in molti casi rappresenta un mezzo per muoversi più lentamente che a piedi.

Tag:amministratori, automobile, calvino, frasi, politica

La politica e l’arte delle promesse – Il pensiero di don Sturzo
30 Mar 2010

Don Luigi Sturzo, il prete politico di Caltagirone diceva che E’ primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire dall’infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso.Don Sturzo era uomo di altri tempi e di altri principi. Egli concepiva la politica come servizio a vantaggio del cittadino e non come strumento per conquistare benefici privati. Oggi l’arte della promessa è diventata raffinatissima; il politico di successo non pone limiti alla sua creatività nel prospettare vantaggi a chi lo voterà che sa bene che poi non potrà mantenere. La promessa di un politico funziona perché chi la riceve entra nello stato d’animo di chi acquista un Gratta e vinci. Ma dopo avere grattato, nel nostro caso dopo le elezioni, prevale la delusione.

Tag:canone, delusione, frasi, politica

Politica ed amore per la verità – Hitler la pensava così
30 Mar 2010

Gli uomini politici sanno bene che dire la verità è controproducente. “La verità fa male” come ricorda una vecchia canzone, e l’uomo non vuole provare dolore. Meglio una menzogna che lo lascia sognare piuttosto che una verità che lo richiama alle sue responsabilità.
E quindi, più si sparano grosse e maggiore è il successo si riscuote. Lo stesso Adolf Hitler che era riuscito a trascinarsi dietro un intero popolo su un progetto folle concluso in una guerra che procurò milioni di vittime, diceva che Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola.
Da allora sono passati oltre 50 anni, ma sotto questo profilo nulla sembra essere cambiato. I tribuni della plebe, come li chiamavano i latini, hanno sempre successo. Succede perché l’uomo è stupido o piuttosto perchè è un inguaribile sognatore?

Tag:amore, frasi, menzogna, politica, verità, vittime

L’etica e la politica secondo Totò e Woody Allen
30 Mar 2010

Se non c’è luogo della terra nel quale i politici godano di buona reputazione, una ragione ci deve pure essere. L’idea di uomo politico, meno di donna, si associa a persone capaci di tutto, di vendere anche i loro figli, pur di raggiungere l’obiettivo prefisso. Ad onor del vero la questione non è molto dissimile da quanto avviene in altri settori, primo tra tutti quello degli affari.
In politica brucia di più perché la politica dovrebbe avere come fine l’interesse collettivo. E’ sempre stato così, potrebbe esclamare qualcuno. E’ una giustificazione?
Diceva Totò A proposito di politica… ci sarebbe qualcosa da mangiare? identificando la politica come l’arte di arricchirsi a discapito degli altri. Ancora più sferzante Woody Allen con l’affermazione I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.

Tag:donna, etica, frasi, politica, reputazione, totò

Formigoni-Polverini, buoni solo a far casini
2 Mar 2010

Formigoni_PolveriniCasini non è Pierferdinando

Davvero oltre ogni immaginazione! Chi poteva pensare che nelle 2 più importanti città italiane, Roma e Milano, il Pdl, partito oggi al governo nazionale, commettesse errori tali nella presentazione delle liste, da determinarne addirittura l’esclusione? La presentazione di una lista è una procedura talmente semplice e nota con tale anticipo che sbagliare è pressocché impossibile; tanto è vero che gli errori sono rarissimi e riguardano piccoli partiti creati all’ultimo momento privi di un minimo di struttura organizzativa. Che difficoltà possa comportare comporre una carpetta che contenga il simbolo del partito, l’elenco dei candidati con le rispettive lettere di accettazione e l’elenco delle firme dei sostenitori della lista è un vero mistero. Quindi la causa è politica e non tecnica e la sua vera natura forse la conosceremo esattamente solo tra qualche giorno. Comunque finisca questa storia, con la conferma dell’esclusione o con la riammissione parziale o totale della lista del Pdl a Roma e della lista Formigoni in Lombardia i protagonisti non hanno perso l’occasione per l’ennesimo tentativo di scaricare sugli avversari , accusandoli perfino di violenza privata, una responsabilità essenzialmente loro. Incapaci tecnicamente o politicamente di presentare una lista, possono avere le qualità per governarci? La domanda è retorica, perché la risposta è una sola, NO.

Tag:casini, elezioni, formigoni, governo, immaginazione, mistero, politica, politici, polverini

Un mese senza Capezzone. Sopravviveremo?
1 Mar 2010

ilfattodelgiornorai21Viva la par condicio

Monica Setta, la conduttrice del Fatto del giorno che va in onda su Rai2 dal lunedì al venerdì alle 14,00 ha dovuto cambiare temi di discussione e ospiti. La par condcio l’ha obbligata a non parlare di politica e di lasciare a casa per un mese i suoi ospiti preferiti Daniele Capezzone e Daniela Santanché, o Daniele e Daniela come li chiama lei. La vista quotidiana dei 2 ci forzava a cambiare canale. Oggi le cose non vanno meglio. Tra scoop sempre promessi e mai mantenuti, i temi del salotto di Monica sono diventati più leggeri. La qualità dello show è sempre modesto, ma tra Carmen Di Pietro e Daniela Santanché è molto meglio la prima, come Giancarlo Magalli e Raffaele Tonon sono molto più interessanti del Capezzone sempre imbronciato, astioso e, diciamolo pure, insopportabile. Godiamoci questo mese di disintossicazione perché, passate le elezioni, è certo che ci verranno riproposti.

Tag:capezzone, elezioni, gossip, monica setta, politica, salotto, scoop

Arrivo in ritardo e il treno è partito? Colpa del capostazione!
1 Mar 2010

regione lazio romaIl tramezzino avvelenato

L’onorevole Storace ha dichiarato che l’esclusione della lista del Pdl dalle votazioni per eleggere il Consiglio regionale del Lazio, equivarrebbe ad un golpe. La candidata presidente Renata Polverini alla quale viene a mancare un supporto molto importante, si appella al Presidente della Repubblica. Tra qualche giorno chissà se qualcuno non tuonerà contro le trame tendenti a impedire la libera espressione della volontà popolare. Si potrebbe fare facile ironnia sul fatto che mentre ci si candida a dirigere una Regione nello stesso tempo si inciampi sulla buccia di banana di non presentare la principale lista di sostegno nel rispetto delle procedure stabilite dalla legge. Tenuto conto che la presentazione di una lista è uno degli adempimenti più semplici da ottemperare, e infatti gli errori sono rarissimi, c’è da pensare che il fatto sia da ascrivere alla sciattezza con la quale si tende ormai ad affrontare qualunque cosa nella convinzione che una pezza in un modo o nell’altro sarà possibile mettercela dopo. La stessa Emma Bonino in cuor suo sarà rimasta male dell’incidente incorso alla sua avversaria perché essendo donna di trincea le battaglie preferisce combatterle e vincerle sul campo. E tutto sarebbe avvenuto perché il responsabile della presentazione della lista, a pochi minuti dalla scadenza, si era allontanato per mangiare un tramezzino.

Tag:donna, elezioni, politica, polverini, repubblica, treno

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