Tipi teorici e contemplativi

bioritmiE’ difficile capire gli altri, figuriamoci capire se stessi! Impossibile comprendere l’intima ragione per cui certuni amano passare il tempo pensando, magari fantasticando su idee e interpretazioni della realtà, nel tentativo di cercare una risposta a mille domande.

Il gusto non sta tanto nel trovare la risposta, ma nel cercarla. Il vero piacere, il vero stimolo sta nella domanda. Perché succedono le cose?

Non credo che chi tende a porsi molte domande sia moralmente superiore a chi, avendo un carattere pratico azzarda risposte di continuo, magari sbagliando, anche grossolanamente. Il mondo ha forse più bisogno di gente che fa, piuttosto che di gente che pensa. In effetti, se si riuscissero a fare entrambe le cose, nel giusto equilibrio, ecco che avremo finalmente una persona degna di ammirazione.

Ho la sensazione però che a questo mondo ci siano persone che tendono verso un eccesso o un altro e che solo alcuni lavorino tutti i giorni, e con una certa fatica, a mantenere un equilibrio apprezzabile.  Ed ecco che allentando il controllo su noi stessi ci troviamo con una certa facilità o ad agire d’impulso o a riflettere troppo sulle cose.

Tempo fa una persona più adulta di me mi disse che il nostro destino è nei nostri bioritmi. Da ventenne non potevo accettare una tale banalizzazione, e lo giudicai debole, mentre, ora capisco era semplicemente più consapevole di se stesso, avendo qualche decennio più di me.

La contemplazione, ovvero l’atto prolungato di porre l’attenzione sul “templum”, lo spazio celeste dei latini, in segno di meraviglia davanti a un fatto della realtà è una reazione irrinunciabile, una specie di malattia, legata alla natura di una persona, dalla quale non credo sia possibile e conveniente guarire.

Se quindi vi siete trovati nel bel mezzo di una lite, tra persone che intendevano scannarsi per una briciola di potere, e non avete avuto voglia di schierarvi, ma facendo un passo indietro avete detto educatamente “no grazie, non sono interessato, ho altro a cui pensare”. Ecco, non sentitevi in colpa. E’ tutto a posto, anche se nella realtà di oggi verrete scambiati per deboli.


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